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Il naufragio a Torre Melissa e la solidarietà che viene dal basso

Intervista al sindaco Gino Murgi e a Pino De Lucia, fondatore della Cooperativa Agorà Kroton

11 gennaio 2019

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E’ successo tutto alle 4 di mattina di giovedì scorso.

Il rassicurante rumore della risacca marina che si infrange sulla spiaggia di Torre Melissa è stato soverchiato all’improvviso da una esplosione di urla di paura e grida di soccorso.

Gli abitanti del piccolo Comune che sorge ad appena 25 chilometri da Crotone, sono saltati giù dai letti e si sono precipitati sul bagnasciuga per trovarsi di fronte alla scena di una piccola imbarcazione a vela che si era rovesciata in mare, a qualche decina di metri dall’arenile.

Nonostante fosse notte fonda e le temperature di poco sopra lo zero, i cittadini di Torre Melissa non hanno esitato a bagnarsi per prestare soccorso ai naufraghi, utilizzando anche l’imbarcazione di salvataggio messa a disposizione dal vicino hotel Miramare.

Tra i primi a precipitarsi sul luogo del naufragio, c’era anche il sindaco di Torre Melissa, Gino Murgi, che ha immediatamente provveduto ad organizzare i soccorsi (qui la commovente intervista al sindaco di Radio Capital).

Quando sono arrivato ho trovato una situazione drammatica. Gente seminuda, mezzo morta di freddo, che gridava… mamme che si disperavano con urla strazianti che i loro bambini erano rimasti bordo della barca. Così abbiamo provveduto a fare quello che bisognava fare: aiutare chi era in difficoltà. Gli abitanti del villaggio hanno portato stufe, coperte, vestiti, bevande calde… c’è stato un intervento pronto e professionale da parte delle forze dell’ordine che ho immediatamente avvertito ma anche una grande risposta di solidarietà da parte dei miei concittadini. Ho visto persone che si sono tolte i giubbotti e li hanno dati a questi sfortunati”.

Alla fine dell’operazione, sono state tratte in salvo e rifocillate 51 persone che si sono dichiarati curdi. Tra loro 6 donne e 4 bambini. Un elogio al coraggio e alla solidarietà dei cittadini del piccolo paese calabrese, è venuto dalla stessa Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr).

E’ stato un avvenimento drammatico ma che per fortuna si è concluso senza vittime - ha concluso il sindaco Murgi -. Un avvenimento al quale, quantomeno, va dato il merito di aver fatto emergere tutta l’umanità che c’è nelle persone”.

Una umanità tutta dal basso che fa contraltare alla disumanità di un Governo che continua a veicolare razzismo ed a cavalcare fake news. Quando non le crea direttamente. Pensiamo, tanto per fare un esempio, al ministro Matteo Salvini che proprio ieri in tv, senza che nessuno si sognasse di contraddirlo, ha parlato di “soli” 23 morti in mare nel 2018 quando in realtà sono stati 1.313, e senza contare i dispersi.

Quando è accaduto a Torre Melissa dimostra l’ipocrisia di gente come Salvini che orchestra crudeli campagne elettorali su vicende come quella dei 49 profughi della Sea Watch, al solo scopo di diffondere paure e distrarre l’opinione pubblica dai fallimenti del suo Governo - commenta Pino De Lucia, fondatore delle cooperativa calabrese Agorà Kroton ora impegnato ad assistere i 51 profughi curdi -. Il ministro parla di chiudere i porti ma non si rende conto, o finge di non rendersi conto, che il mare non si può chiudere. Anche con i porti chiusi, in Calabria i profughi continuano a sbarcare come prima. Questa cieca politica volta ad innalzare muri, invece di gestire la questione migratoria, può creare sofferenze ai profughi e diffondere paure tra gli italiani, ma non può certo fermare le migrazioni”.

Chiusi o aperti che siano i porti, gli sbarchi continuano. I primi curdi sono sbarcati nelle coste calabresi nel 1998 e tra i volontari che si erano impegnati nell’accoglienza, assieme a Pino De Lucia, c’era un giovane Mimmo Lucano. “E’ proprio dall’esperienza maturata con i curdi in Calabria che, nel 2001, sono nati lo Sprar ed il modello Riace - spiega De Lucia -. La provincia di Crotone è una delle più povere d’Italia ma, forse proprio per questo, la gente si fa in quattro per aiutare chi ha bisogno. Nonostante tutte le parole di odio che escono dalle bocche dei nostri ministri, la notte del naufragio tutta Torre Melissa è corsa sulla spiaggia per aiutare quei poveretti portando tutto ciò che poteva portare: viveri, medicine, biancheria pulita, indumenti dalle scarpe ai giubbotti. Il sindaco Gino Murgi non ve lo confesserà mai, ma lui stesso è andato a casa a prendere i pigiami dei suoi figli per portarli ai bambini curdi che avevano le vesti bagnate. Quando ci troviamo di fronte a persone in difficoltà, tutti agiamo così”.
Tutti tutti?
Beh… tutti tutti magari no. Mi viene in mente un tizio che, conoscendo la sua passione per i giubbotti, si sarebbe fregato una delle giacche dei soccorritori”.