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Balcani - Minori migranti, maggiori rischi. Pericoli e problematiche dei minori non accompagnati che migrano verso l’Unione Europea

Dossier con dati e testimonianze di Caritas Italiana (Numero 42 - Dicembre 2018)

22 gennaio 2019

- Link al dossier (.pdf)

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Mai come in questi tempi il tema dell’accoglienza si contorna di particolare interesse da parte delle Istituzioni, delle organizzazioni e della società civile.

Il flusso di migranti lungo strade pericolose e mari invalicabili, porta con sé non solo numeri statistici, ma infinite storie di vita vissuta. Il viaggio non comincia muovendo i piedi verso la meta, ma focalizzando una meta da raggiungere. L’Europa, con le sue grandi città, è l’obiettivo finale e l’unico ostacolo è il Mediterraneo, che sia via mare o via terra. Dall’altra parte della costa mediterranea ci sono cinquecento milioni di persone, i cittadini dell’Unione Europea.

La maggior parte di essi sono adulti o anziani, i cui governi e politiche comunitarie, di fronte a tale situazione, continuano a ragionare se sia il caso o meno di prestare soccorso, se ci sarà spazio o meno per questo giovane che giunge da lontano. C’è chi viaggia da mesi e lasciato la famiglia, c’è chi viaggia in gruppo e c’è, in alcuni casi, qualcuno che ha poco da raccontare. Qualcuno che non ha lunga memoria di ciò che ha lasciato: sono i bambini.

Seguendo la propria famiglia in un viaggio estenuante e rischioso perfino per la vita, questi minori sono privati del tempo per giocare, imparare, amare e per crescere e realizzarsi come essere umani. Sono minori privati del loro passato, del loro futuro, prigionieri di un presente senza speranza. Il fenomeno è ancora più preoccupante quando si prendono in considerazione i minori non accompagnati, ovvero quei bambini che viaggiano soli, senza essere accompagnati o seguiti da un familiare né da un tutore. Come tanti Mosè affidati alla sorte di mari infiniti e strade intinse di disperazione.


In occasione del Forum internazionale Migrazioni e pace (febbraio 2017) Papa Francesco ha tenuto a Roma un discorso per chi, come noi, ogni giorno si trova impegnato nei temi della cura dell’uomo, del disagio, della solidarietà e della pace. «Migrare - ha detto - è espressione dell’intrinseco anelito alla felicità proprio di ogni essere umano, felicità che va ricercata e perseguita. (...) Purtroppo, all’inizio di questo Terzo millennio si tratta di spostamenti forzati, causati da conflitti, disastri naturali, persecuzioni, cambiamenti climatici, violenze, povertà estrema e condizioni di vita indegne». Ha concluso la sua riflessione richiamando l’attenzione sui più vulnerabili tra migranti, profughi e rifugiati, cioè «bambini e adolescenti che sono forzati a vivere lontani dalla loro terra d’origine e separati dagli affetti familiari».

I minori costituiscono circa il 31% della popolazione mondiale totale e, tra questi, 20 milioni di minori sono stati costretti a trasferirsi fuori dal loro Paese e 11 milioni sono rifugiati e richiedenti asilo.

Questi minori sono tra i più vulnerabili, sia in quanto minori, sia perché colpiti dalla migrazione forzata e non. Il numero dei minorenni rifugiati e migranti che si spostano da soli ha raggiunto livelli senza precedenti, aumentando di circa 5 volte tra il 2010 e il 2015. Almeno 300mila bambini e adolescenti non accompagnati da adulti o separati da essi sono stati registrati in circa 80 Stati tra il 2015 e il 2016, rispetto ai 66 mila del biennio 2010-2011.

I genitori, mirando a dare ai loro figli una maggior sicurezza e un futuro migliore, li mandano in un altro Paese in cui vivono alcuni loro parenti o conoscenti. I flussi migratori si riempiono, così, di minori stranieri non accompagnati

La migrazione forzata mina l’unità della famiglia in innumerevoli modi, incluso il rischio che i minori rifugiati - sia che rimangano all’interno del proprio Paese, sia che siano in altro Paese - possono essere lasciati soli e non protetti. Spesso l’intera famiglia non ha la possibilità di migrare insieme. Come conseguenza, in alcuni casi i genitori che sono costretti a intraprendere il viaggio affidano i propri figli a parenti o vicini nel loro Paese d’origine; in altri casi, i genitori, cercando di dare ai loro figli una maggior sicurezza e un futuro migliore, li mandano in un altro Paese in cui vivono alcuni parenti e/o conoscenti.

I flussi migratori si riempiono, così, di minori stranieri non accompagnati (MSNA). E non sempre il viaggio procede come previsto: il minore, senza la presenza di un genitore, è maggiormente esposto a rischi per la propria vita. Spesso il minore si perde, scappa dalle situazioni di maggior pericolo ed è così facile preda di organizzazioni senza scrupoli, che possono approfittare della sua vulnerabilità.

Alcune di queste organizzazioni si trovano proprio lungo i territori di transito, laddove la disperazione può facilmente portare a scelte senza ritorno. Il flusso di migranti minori non accompagnati è purtroppo evidente lungo le rotte migratorie finora percorse nei Balcani, dove l’accesso in Europa via terra attira ancora ingenti masse di richiedenti asilo del Medio Oriente.


L’UNICEF stima che sono 535 milioni [1] i minori - ossia 1 su 4 nel mondo - che vivono in Paesi colpiti da conflitti o calamità naturali e che spesso sono costretti ad abbandonare le loro case per cercare riparo altrove.
Molti Paesi stanno vivendo condizioni di estrema povertà, guerra, persecuzione, cambiamenti climatici, disastri naturali, violenze e violazioni dei diritti umani che costringono le persone a fuggire in altri Paesi, cercando un futuro più sicuro e giusto per sé e per i propri figli.

In questo contesto, alla fine del 2017, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), erano 68,5 milioni le persone costrette alla fuga a seguito di violenza, conflitti, persecuzioni e violazioni dei diritti umani.

Questa cifra, che ha segnato un record storico, ha inoltre svelato che 16,2 milioni di persone si sono trasformate in nuovi profughi a causa di conflitti e persecuzioni; di questi, 11,8 milioni sono sfollati all’interno delle frontiere dei loro stessi Paesi, mentre 4,4 milioni sono rifugiati e nuovi richiedenti asilo. Ciò significa che, ogni giorno, 44,4 persone sono obbligate a lasciare le proprie case. I minori sotto i 18 anni di età costituiscono circa la metà della popolazione rifugiata del 2016
 [2] - circa 30 milioni. 300 mila di questi sono minori non accompagnati registrati in circa 80 Paesi tra il 2015 e il 2016 (rispetto ai 66.000 nel 2010-2011), ma il dato reale è probabilmente molto più alto.

I bambini non accompagnati e separati sono esposti a un rischio molto più grande di tratta (rappresentano il 28% delle vittime di tratta a livello globale), sfruttamento, violenza e abuso.

I bambini sradicati dalla propria famiglia affrontano gravi rischi per la loro salute e sicurezza, oltre a enormi ostacoli che limitano l’accesso ai servizi di cui hanno bisogno per crescere: cure mediche e istruzione rimangono infatti fortemente compromessi durante il viaggio del minore, anche quando è accompagnato. Solo la metà di tutti i rifugiati, per esempio, è iscritta alla scuola primaria, mentre meno di un quarto dei rifugiati adolescenti frequentano la scuola secondaria.

Questi bambini e adolescenti che prendono la via dell’esilio sono particolarmente vulnerabili: la maggior parte di loro sono fuggiti da situazioni di conflitto e persecuzione nel loro Paese di origine (nel 2016 il 63% proveniva dall’Afghanistan, Siria e Iraq), e continuano ad essere esposti a rischi di violenza, sfruttamento e abuso durante il loro viaggio. T

Troppo spesso, le norme e le prassi nazionali non sono sufficienti per garantire i loro diritti e talvolta anche violare i loro bisogni di protezione. Il viaggio migratorio di un minore non accompagnato aumenta infatti anche il rischio di proliferazione di reti di contrabbando e traffico, cosi come evidenziato nel precedente Dossier di Caritas Italiana su tratta e sfruttamento minorile [3].

Secondo le Nazioni Unite, negli ultimi anni sono state rilevate più di 500 diverse rotte di spostamento e traffico dei minori [4]. Attraverso l’inganno, la coercizione e l’abuso della vulnerabilità dei minori, trafficanti di esseri umani violano i loro diritti umani riducendoli sistematicamente in schiavitù o servitù, nel lavoro forzato, prostituzione, pornografia e accattonaggio. Per molti lungo la strada e in alcuni Paesi anche dopo l’arrivo, le situazioni di sfruttamento lavorativo costringono i minori a rischio e i minori migranti non accompagnati a lavorare tra 10 e 12 ore al giorno, mentre vivono in condizioni estremamente sfavorevoli.

Per quanto riguarda le ragazze, la schiavitù sessuale e il rischio di stupro sono talvolta associati a ulteriori forme di tratta, tra cui, in particolare in alcune regioni, il matrimonio in età infantile e la vendita per matrimoni forzati [5].

Oggi il MSNA rifugiato e richiedente asilo porta su di sé sempre di più gravi dolori e traumi. Molti MSNA sono costretti a fingere di essere adulti per prendere parte ad attività illegali. Troppo spesso, al primo segno di guai o quando iniziano a essere un peso, i criminali abbandonano i minori, ingrandendone drammaticamente la fragilità.

Una volta arrivati in un Paese diverso, i minori stranieri non accompagnati sono comunemente suscettibili ad altre forme di violazione dei diritti. Da un lato, molti devono pagare i loro trafficanti per quello che devono loro per il viaggio; dall’altro, le autorità spesso non riescono a fornire loro protezione e assistenza per soddisfare i bisogni di base, oppure hanno troppa paura di farsi avanti, anche quando sono in stato di necessità estrema. Affrontare il fenomeno dei minori migranti non accompagnati è diventato un imperativo umanitario. La violazione dei diritti di questi bambini rivela tre fonti di vulnerabilità: sono bambini, sono minori migranti non accompagnati e molti sono bambini senza alcuna protezione a cui hanno diritto, in base alle convenzioni internazionali e regionali sui diritti umani ampiamente ratificate da molti Paesi.

Ogni giorno, 44,4 persone sono obbligate a lasciare le proprie case. I minori sotto i 18 anni di età costituiscono circa la metà della popolazione rifugiata - circa 30 milioni. 300 mila di questi sono minori non accompagnati registrati in circa 80 Paesi