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Vulnerabili e abbandonati: un report di Oxfam denuncia le condizioni “disumane” dei campi nelle isole greche

Il sistema di accoglienza greco mostra segni di fallimento nel proteggere i più vulnerabili in cerca di asilo

15 gennaio 2019

Nel report “Vulnerabili e abbandonati” diffuso il 9 gennaio 2019 Oxfam denuncia il dramma di centinaia di donne incinte, minori non accompagnati, sopravvissuti a torture e abusi, costretti nel pieno dell’inverno a vivere in condizioni “disumane” nei campi profughi delle isole greche.
- Scarica il report (ENG)
Melting Pot ha tradotto l’introduzione del report.

La Grecia e i suoi partner europei stanno respingendo donne incinte, bambini non accompagnati, vittime di tortura e stupri, e altre persone vulnerabili, che cercano protezione in Europa.

Queste persone sono a rischio continuo a causa di procedimenti sbagliati e permanenza negli hotspot europei sulle isole greche. Non ricevono sostegno adeguato dalle autorità responsabili per la loro protezione, vengono così abbandonate nei campi affollati e in condizioni poco dignitose. Molte persone vivono in tende senza riscaldamento, non hanno possibilità di accesso ai servizi, mentre l’inverno rende il tutto più difficile.

Introduzione

Quando queste persone arrivano in Grecia in cerca di asilo, dovrebbero affrontare un procedimento di valutazione della situazione, compresa una visita medica specialistica e, se necessario, una visita psicologica.

Si tratta di un passaggio fondamentale per far sì che persone vulnerabili come donne incinte, bambini non accompagnati, persone con disabilità, o vittime di violenze e torture, siano identificate e abbiano accesso alla protezione di cui hanno bisogno.

Queste persone dovrebbero avere una sistemazione adeguata, ricevere assistenza medica e il supporto psicologico di cui hanno bisogno, così come l’accesso ai servizi primari. Dovrebbero iniziare il procedimento per l’asilo in Grecia, invece di affrontare procedure veloci, che finiscono con il rimandare le persone in Turchia, secondo l’accordo tra l’Europa e la Turchia. Inoltre, non dovrebbero essere detenute.

Ciononostante, Oxfam e i suoi collaboratori, sono stati testimoni sull’isola di Lesbo di come ci siano regole e procedure sempre nuove e complicate, della mancanza di personale qualificato, rendendo così il sistema inadeguato nell’identificare e assistere le persone più deboli.

Per esempio, a novembre 2018, il medico del campo sull’isola di Lesbo, che era stato nominato dal governo, ha lasciato l’isola e le valutazioni delle condizioni non sono state fatte per almeno un mese.

Per colpa di questo sistema fallimentare, le persone vulnerabili, comprese le vittime di torture e violenze sessuali, sono ospitate in strutture poco sicure nel campo migranti sull’isola di Lesbo, finanziato dall’UE, “Moria”. Anche le giovani mamme e le donne incinte dormono nelle tende; i minori non accompagnati sono erroneamente registrati come adulti, poi spesso incarcerati. Le condizioni di vita dei migranti rendono la sfida ancora più difficile per le persone più deboli: Moria ospita già il doppio delle persone che potrebbe contenere; nel 2018 ne ha ospitato spesso il triplo.

Ogni anno le condizioni all’interno e esterno del campo peggiorano ulteriormente con l’arrivo dell’inverno: non sono pronti per le temperature basse, le forti piogge e nevicate.

Da un lato, il governo greco è responsabile per gli errori procedurali e per le abominevoli condizioni in cui i richiedenti asilo vivono su quest’isola; dall’altra parte, gli Stati membri dell’Unione Europea sono responsabili per la crisi in corso, dovuta al rifiuto di far fronte agli obblighi comuni di ospitare i richiedenti asilo.

Oxfam lancia un appello all’UE e agli Stati membri affinché sostengano il governo greco, mettendo a disposizione personale medico e esperti per aiutare nel processo di identificazione e protezione dei richiedenti.

Lancia un appello anche al governo greco affinché metta fine alle politiche di restrizioni degli spostamenti dei richiedenti sull’isola, che impediscono l’accesso ai servizi sulla terraferma. Infatti, queste persone dovrebbero essere trasferite sulla terraferma, in strutture sicure e dignitose, subito dopo la prima accoglienza e l’identificazione.

Gli Stati membri dell’UE dovrebbero trovare un accordo sulle responsabilità comuni, come parte della riforma del sistema di asilo politico europeo.