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Reddito di cittadinanza. Nuove norme discriminatorie approvate in commissione lavoro del Senato

21 febbraio 2019

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Con lo stesso stratagemma usato nel caso delle mense scolastiche di Lodi, la Lega impone al governo l’introduzione di nuovi paletti con il chiaro obiettivo di limitare l’accesso al reddito di cittadinanza da parte dei cittadini stranieri extra Ue.

La commissione Lavoro del Senato ha infatti approvato l’emendamento che prevede che gli stranieri debbano farsi rilasciare dallo stato di origine un documento che certifichi la composizione del loro nucleo familiare, il reddito e il patrimonio, tradurlo e farlo validare dal consolato.
Documenti però impossibili da reperire perché non rilasciati dai Paesi stessi.

L’Asgi aveva già contestato gli elementi fondamentali del decreto evidenziandone i caratteri incostituzionali e discriminatori, sottolineando tra i punti critici:

- L’esclusione dalla prestazione degli stranieri titolari del permesso unico lavoro che sono spesso proprio quelli in condizioni economiche più difficili;
- L’esclusione dalla prestazione dei rifugiati politici e dei titolari di protezione sussidiaria;
- L’introduzione del requisito di dieci anni di residenza che contrasta con una consolidata giurisprudenza della Corte di Giustizia europea e della Corte costituzionale, oltre che con l’art. 45 del Trattato sul funzionamento del’Unione.

(Articolo completo)

Del resto, già per altre forme di sostegno economico erano emersi numerosi profili discriminatori che limitavano l’accesso alla prestazione dei cittadini stranieri, rimossi poi in sede di contenzioso.

La Corte Costituzionale ha affermato più volte che le prestazioni “destinate a far fronte al sostentamento della persona” (sent. 187/10) non possono subire limitazioni di alcun genere, né in base alla nazionalità, né in base al titolo di soggiorno, né pretendendo requisiti di lungo-residenza nel territorio sproporzionati (come ad esempio il requisito di cinque anni di residenza nella regione di cui alla sentenza 166/18). Lo stesso ha affermato la Corte di Strasburgo (CEDU) condannando anche l’Italia quando riconosceva l’assegno famiglie numerose ai soli cittadini italiani. [1]

L’aspetto più preoccupante che si rispecchia anche in questa vicenda è la chiara volontà da parte del governo (in continuità col precedente) di creare un vero e proprio regime di apartheid.

Se pur criticabile da diversi punti di vista, per astratto il reddito di cittadinanza è concepito per sostenere le fasce più deboli e vulnerabili soprattutto dal punto di vista economico. Escludere da queste i cittadini stranieri indica la precisa volontà di creare un ceto di poveri senza reddito e senza diritti, a cui sarà facile scaricare addosso i più variegati problemi sociali.
Purtroppo è una storia vecchia come il mondo, da sempre si è voluto creare una differenza tra poveri e ricchi, facendo in modo che i poveri siano ben riconoscibili dall’abito o dal colore delle pelle.