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Padova città aperta

In migliaia per la manifestazione promossa dalla rete cittadina contro il razzismo e per l’inclusione sociale

19 marzo 2019

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La cronaca curata dalla redazione e le fotografie di Carmen Sabello (a fondo pagina).

Altre gallerie fotografiche: Sherwood Foto - Polisportiva SanPrecario - Centro sociale Pedro

"Questa città ne aveva bisogno, noi ne avevamo bisogno" si è detto dal microfono della piazza finale.

Domenica 17 marzo la Padova solidale e antirazzista si è presa le strade della città, dalla stazione al centro storico.

In migliaia per il corteo promosso dalla Rete cittadina contro il razzismo e per l’inclusione sociale hanno sfilato per affermare che "Padova è una città aperta".

Photo credit: Carmen Sabello (Melting Pot)


Una manifestazione organizzata in sole due settimane da una rete nata a fine gennaio, sulla scia della manifestazione del 10 novembre di #indivisibili contro il razzismo e il decreto Salvini: una prima occasione, riuscita, di visibilità pubblica e di lancio di questo processo.

"Questo è l’inizio di un percorso nuovo, inedito per questa città", è stato detto dal camion, "una rete composta da più di 60 tra singoli, associazioni, spazi sociali, avvocati e operatori legali, sindacati di base, operatori dell’accoglienza che nelle differenze, nella pluralità, si è unita, si è messa assieme per contrastare gli effetti devastanti che la legge Salvini produce".

Una rete che appunto nasce il 31 gennaio con un’assemblea pubblica alla quale hanno partecipato 300 persone e che si è data come strumenti operativi una mailing list, le assemblee come metodo di discussione e di decisione, dieci tavoli tematici per affrontare e rispondere operativamente ad una legge che cancella i diritti e che imporrà a migliaia di donne e uomini, che già vivono nei nostri territori, la clandestinità.

"La legge Salvini genera insicurezza", "La paura crea confini, i confini creano odio", "Lasciarli in mare, quanti voti vale?" alcuni dei cartelli che portavano i manifestanti in un corteo che il tavolo "Arte e cultura" della rete ha rappresentato dal punto di vista artistico come un viaggio.

Il viaggio ad ostacoli fatto di confini e barriere, respingimenti, violenze, nel quale si rischia la vita e spesso si muore; un viaggio drammatico che migliaia di persone devono compiere per arrivare in Europa.

Le tappe di questo viaggio sono state alcune fermate nelle quali si sono alternati gli interventi dal microfono a performance e installazioni artistiche. Bello, numeroso e con tanti bambini lo spezzone del tavolo "Sport", arrivato in corteo con le divise che indossano nelle varie attività sportive.

Photo credit: Carmen Sabello (Melting Pot)

Poco dopo la partenza la sosta in Piazza Mazzini, nella quale è stata allestita l’installazione delle "mani che annegano" accompagnata dall’intervento di Mediterranea Saving Humans che proprio in queste ore con la nave Jonio ha soccorso 49 persone ed è ora in attesa dell’indicazione di un porto nel quale attraccare.


La seconda fermata in piazza dei Signori, davanti all’Ufficio anagrafe, è stata dedicata al tema dei diritti e delle gravissime disposizioni che introduce la legge Salvini che discrimina le persone migranti quando preclude l’iscrizione anagrafica per molte/i richiedenti, ridimensiona pesantemente gli SPRAR, rafforza i CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio), riduce drasticamente le risorse e i servizi del sistema d’accoglienza, elimina la protezione umanitaria, ma che colpisce tutti quando penalizza i blocchi stradali, le occupazioni abitative, introduce il taser in dotazione alla polizia municipale e rafforza il Daspo urbano.

Photo credit: Carmen Sabello (Melting Pot)


Poco prima dell’arrivo in piazza delle Erbe, dove si concludeva il corteo, è stato installato un simbolico confine, una barriera sotto la quale i manifestanti sono passati per entrare nella piazza.

Photo credit: Carmen Sabello (Melting Pot)

Tra gli interventi conclusivi è stato letto uno scritto di Angelo Aprile, amico e fotografo che ci ha lasciati un anno fa, che aveva scritto di ritorno dalla carovana promossa dalla campagna #overthefortress a Idomeni nel marzo 2016. I pensieri di Angelo sono stati attualizzati da una premessa che ricordava come oggi le Idomeni siano moltiplicate. Da Rosarno a Ventimiglia, le barriere invisibili sono anche nelle nostre città, in tutti quei luoghi /non luoghi dove vengono negati e cancellati i diritti. Durante la lettura sono state esposte 10 grandi fotografie di Angelo.

Photo credit: Carmen Sabello (Melting Pot)

L’intervento del tavolo "Casa" ha denunciato le discriminazioni che devono subire le persone migranti che cercano case in affitto perché la maggior parte dei privati e delle agenzie "non affittano a stranieri" ed espresso la solidarietà all’Ex Canapificio di Caserta: un attacco ad un’esperienza virtuosa di accoglienza e sindacalismo sociale.

Le parole di un ragazzo nato in Guinea hanno colpito nel segno: "Sono fortunato, ho trovato un lavoro qui, ho tanti amici, sto bene ma tra due anni scade il mio permesso di soggiorno e con questa legge so che sarà difficile rimanere qui in questa città che ora è la mia città. Sarà difficile rimanere a Padova lo so. Non è giusto che qualcuno possa decidere del mio futuro, della mia vita. Non sono libero".

A terra intanto mentre si alternavano gli interventi e si concludeva questa importante giornata, compariva una scritta formata con le coperte termiche.
"Libertà", una parola che può abbattere qualsiasi confine.


Per partecipare alle attività della rete cittadina contro il razzismo per l’inclusione sociale scrivi a retecontrodlsalvini@gmail.com.
I prossimi appuntamenti promossi dalla rete sono per sabato 6 aprile con un’assemblea pubblica e la costruzione di un grande happening per un 25 aprile libero dal razzismo e dall’esclusione sociale.

Photo credit: Carmen Sabello (Melting Pot)