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Un dibattito senza fine: il fondamento dei diritti umani e i diritti culturali

Tesi di laurea di Serena Pignoloni

20 marzo 2019

Ringraziamo l’autrice per aver condiviso questo studio su Melting Pot.

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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Campus di Ravenna
Scuola di Scienze Politiche
Corso di laurea magistrale in Cooperazione internazionale e tutela dei diritti umani

Introduzione

Il testo che ha dato la spinta propulsiva a questa tesi comincia così: «È possibile estendere le idee liberali sui diritti umani, tipicamente associati all’Occidente, ad altre parti del mondo dove tali pratiche liberali non fanno parte delle pratiche e dei sistemi di valore localmente affermate?» [1].

Questa citazione compare nella prefazione scritta da Roberta De Monticelli del testo di Jeanne Hersch I diritti umani dal punto di vista filosofico, a sua volta ripresa dal testo Struttura e senso dei diritti. L’Europa tra identità e giustizia politica curato da Fabrizio Sciacca.

Queste poche righe propongono uno degli interrogativi che ruotano attorno alla concezione dei diritti umani, tipicamente ritenuti un corpo giuridico di valori universali da promuovere e difendere così come ci sono stati trasmessi dalle numerose Carte giuridiche come la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, approvata dalle Nazioni Unite nel 1948, nata dalle ceneri della Seconda guerra mondiale, che ci ha lasciato in eredità soltanto un imbarazzo morale con cui ancora si dovrebbe fare i conti.

Tuttavia, la questione dei diritti umani non è affatto risolta e posta una volta per tutte, poiché vi sono ancora questioni, per così dire, aperte: su che cosa si basa questa pretesa di universalità? Cosa distingue esattamente i diritti umani da altre norme giuridiche? Occorre tenersi lontano dal considerare i documenti che oggi sanciscono giuridicamente i dritti umani come gli unici depositari degli stessi diritti.

Una realistica riflessione sui diritti umani dovrebbe necessariamente mettere in discussione questa presunta validità universale, notando anzitutto che non vi è un consenso unanime sul contenuto di tali diritti, e cercare di affrontare il problema della fondazione filosofica, della giustificazione giuridica e della legittimazione politica dei diritti umani, pur sostenendo che le difficoltà che incontrano i tentativi di assicurare un fondamento assoluto ai diritti umani non escludono che tali diritti abbiano un loro significativo e intrinseco valore.

Come emerge anche dalla citazione riportata sopra, riflettere sulla universalità e sulla fondazione dei diritti umani implica anche domandarsi quale rapporto sussiste tra questo corpus giuridico di valori della tradizione etico-politica occidentale, legata ad una concezione individualistica della società e artificiale dello Stato, e le altre culture.

L’universalità dei diritti dovrebbe non tanto far sorgere la convinzione che siano valori neutri e auto-evidenti, quanto piuttosto presupporre che sia possibile una comunicazione e una condivisione entro la comune umanità e sulla base del riconoscimento dell’alterità. Se ciò non avvenisse, gli individui e le comunità sarebbero mondi chiusi e incapaci di un dialogo. Bisogna riconoscere all’Altro il diritto di partecipare al discorso comune: solo così è possibile aspirare ad una reale universalità dei diritti.

Come si cercherà di spiegare nelle pagine che verranno, non tutti gli Stati hanno avuto lo stesso peso nella stesura della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Questo dovrebbe far riflettere. Un dialogo sui diritti umani è necessariamente un dialogo interculturale.

Non è tutto. Sembra che i diritti umani concernono gli individui singolarmente considerati solo nella società occidentale. Vi sono altre culture dove, al contrario, la collettività e l’individuo considerato all’interno della comunità hanno un peso maggiore.

Ecco che questo lavoro si propone come punto di partenza tali riflessioni. Qui non si ha tanto l’obiettivo di individuare le Carte giuridiche esistenti che vogliono tutelare i diritti umani, o discutere delle violazioni, seppur numerose e tanto attuali, dei diritti umani. Si vuole fare un passo indietro, tornare alle origini, proponendo una riflessione sul fondamento dei diritti umani e sulla giustificazione della pretesa universalità, assumendo un «punto di vista filosofico» [2]. Si vuole indagare in che modo è possibile aspirare ad una universalità dei diritti umani.

Non è sufficiente darli per acquisiti, e la giurisprudenza o la politica o la sociologia non bastano a creare una discussione fruttuosa e una riflessione che voglia indagare il fondamento dei diritti umani, la loro ragion d’essere. Vi è bisogno della filosofia: non sono diritti che appartengono al mondo dei fatti e ogni riflessione possibile sui diritti umani rimarrà pur sempre un’aspirazione che cerca di farsi spazio tra le altre. Questo non dovrebbe rendere la discussione meno concreta, poiché vivere in una società capace di riconoscere e tutelare dei diritti fondamentali è un gesto prima umano e civile poi.

L’obiettivo di questo elaborato non è certo completare una catena di riflessioni anche più autorevoli delle mie e porre un punto finale alla questione. Lo scopo è proporre una riflessione che aspira ad essere il più possibile coerente e aperta, prendendo in esame le questioni ritenute fondamentali per una concezione fruttuosa e profonda che possa giustificare i diritti umani. Vi sarà una prima parte dedicata proprio al tema dei diritti umani, introdotta da un excursus storico-filosofico sulla natura dei diritti umani, giungendo sino alla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948.

Successivamente saranno discusse alcune delle definizioni apportate ai diritti umani, per poi finalmente discutere del fondamento dei diritti umani, con la modestia di proporre una tesi particolarmente rilevante e convincente, almeno a giudizio di chi scrive. Questa prima parte terminerà poi con una ulteriore riflessione sulla questione della universalità dei diritti umani, tuttavia senza approfondire un confronto specifico tra le culture, ma domandosi in che modo, e se, è possibile concepire una universalità dei diritti umani.

Nella seconda parte dell’elaborato, invece, si proporrà una riflessione circa il rapporto tra diritti collettivi culturali e diritti individuali, con le rispettive posizioni assunte da diversi autori che si sono pronunciati sul tema. Infine, saranno presentati alcuni casi giuridicamente sensibili al tema culturale affrontato precedentemente.

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