logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

C’è del marcio in Danimarca

Uno speciale di Are You Syrious?

29 marzo 2019

- Link all’articolo originale (ENG)

Assegna il tuo 5‰ al Progetto Melting Pot!

7 Marzo

A poco a poco, il clima politico di quello che un tempo era conosciuto come il "Paese delle fiabe" sta profondamente cambiando. Negli ultimi cinque anni si è verificato un progressivo aumento sia delle politiche ostili e discriminatorie, sia nella retorica disumanizzante nei confronti di persone provenienti da culture non occidentali e, in particolare, nei confronti di musulmani e rifugiati. I motivi di ciò, solo per citarne alcuni, risiedono nella cosiddetta "legge-ghetto" dei campi di espulsione e da una sempre crescente attenzione verso i rimpatri. La frase "ci spingeremo fin dove potremo senza infrangere le convenzioni" sembra essere diventata il motto dell’attuale ministro danese per l’immigrazione. Su AYS proveremo a fornire aggiornamenti settimanali su ciò che sta realmente accadendo in Danimarca, in modo da poter fornire informazioni che siano il più possibile trasparenti.

Shadow of refugees, by Delawer Omar (Via FB page ArtAgainst)


La scorsa settimana l’ufficio immigrazione danese (udlændingestyrelsen) e il Refugee Board (flygtningenævnet) hanno comunicato che le procedure di asilo per i siriani provenienti dalla provincia di Damasco, ai quali è stato finora concesso il diritto di asilo automaticamente a causa della situazione in Siria, verranno modificate.

Tale decisione è in linea con quanto affermato in un nuovo rapporto redatto dall’Ufficio Immigrazione danese nel quale si sostiene che le zone controllate da Assad nella provincia di Damasco siano sicure. In pratica, ciò significa che ai siriani provenienti dalla provincia di Damasco non sarà più concesso l’asilo in maniera automatica. Inoltre, il Refugee Board inizierà a riaprire i casi di richieste di asilo con la possibilità di revocare temporaneamente i permessi di soggiorno dando così inizio ai rimpatri in Siria.

Il procedimento di revoca dei permessi di soggiorno, nel caso in cui la situazione nel Paese d’origine risulti essere in fase di miglioramento, è stato reso possibile dopo una modifica di legge nel 2015 durante l’allora governo di coalizione guidato dai Socialdemocratici.

Tuttavia, il rapporto di sicurezza danese sulla Siria va in contrasto con le decisioni contenute nel rapporto di sicurezza redatto dall’ONU. I funzionari dell’ONU affermano che credere nel rimpatrio sicuro e sostenibile dei rifugiati in Siria sia "un’illusione" dovuta alle condizioni in cui versa il Paese, caratterizzato da "violenze e crimini di guerra, oltre che dalla distruzione delle infrastrutture principali e dalla mancanza di servizi pubblici funzionanti ecc.". Tuttavia, non è la prima volta che il governo danese, sulla base di rapporti di sicurezza discutibili, revoca i permessi di soggiorno ed effettua rimpatri in Paesi instabili.

In un report redatto e pubblicato nel 2016 dall’Ufficio danese per l’immigrazione, e relativo alle condizioni di sicurezza a Mogadiscio, in Somalia, è stato dichiarato che la città fosse un luogo sicuro in cui ritornare per coloro che non fossero perseguiti penalmente. Successivamente è venuto fuori che i funzionari che stavano redigendo il rapporto non avevano lasciato l’aeroporto di Mogadisho per "ragioni di sicurezza" e che il governo danese aveva fatto un accordo con il governo Somalo offrendosi di addestrare le forze di polizia locale in cambio dell’accettazione di 12 rimpatri annuali provenienti dalla Danimarca.

Nonostante le critiche mosse al rapporto e nonostante il tacito accordo con un Paese conosciuto per essere "fra i più corrotti al mondo", l’Ufficio Immigrazione danese ha tentato comunque di rimpatriare i cittadini somali.

By sn.dk


In Danimarca ci sono due campi di espulsione, Jælsmark e Kærshovedgård, entrambi aperti rispettivamente nel 2015 e nel 2016. Come già riportato da differenti media e dalle organizzazioni per i diritti umani, le condizioni nei campi sono "volutamente spiacevoli". Alcuni li definiscono "prigioni aperte".

(Leggi il report "Stop Killing us Slowly by Freedom of Movement Research Collective on condition in the camps").

Un tentativo di rimpatrio è avvenuto questa settimana nel centro di espulsione di Sjælsmark. Bridge Radio ha postato sulla sua pagina FB il video di una donna distesa sul pavimento che era svenuta per la paura. La polizia, visibilmente presente in tutto il centro, ha cercato di condurre all’aeroporto una famiglia iraniana per tentare il rimpatrio. Le condizioni di salute della donna lo hanno tuttavia impedito. Il rimpatrio è stato annullato e la donna è stata condotta in ospedale.

Sjælsmark camp limbo for refugees (Trailer) from Papoo Production on Vimeo.

"Questo è un trauma che subisce chi si trova nel campo. Per tutte le donne, gli uomini e i bambini che ci vivono, la brutalità è un fatto reale. Le persone che vivono nel centro di espulsione di Sjælsmark non stanno lottando solamente contro il cibo non buono, la mancanza di scuole o per la carenza di cure mediche; la loro vera battaglia è quella contro la paura di essere rimpatriati in un Paese in cui la loro vita potrebbe essere in pericolo".