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Mentre aspettano l’asilo negli USA, i migranti vivono nella paura in Messico

Zolan Kanno-Youngs e Maya Averbuch, The New York Times - 5 aprile 2019

12 aprile 2019

- Link all’articolo originale (ENG)

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TIJUANA, Messico - Nella speranza di convincere gli ufficiali dell’immigrazione americana che la sua vita è in pericolo, Selvin Alvarado scorre le fotografie degli uomini di cui dice che hanno minacciato di ucciderlo.

Alvarado ha dichiarato di essere fuggito dall’Honduras lo scorso autunno, dopo aver denunciato la corruzione nella sua città, e di essere stato seguito fino in Messico da una banda armata. Dopo aver raggiunto gli USA, credeva di essere al sicuro - anche se ciò significava essere in detenzione in attesa di asilo.

“Preferisco mille volte essere in prigione che essere morto”, ha detto la settimana scorsa in un ricovero a sud del confine con gli USA.

Invece, in linea con la politica dell’amministrazione Trump, recentemente ampliata, Alvarado, 29 anni e padre di due figli, è stato rispedito in Messico. Sono settimane che aspetta di essere convocato ad un’udienza per la sua richiesta di asilo in California.

Si prevede che centinaia di richiedenti asilo ogni giorno non otterranno il permesso di aspettare negli Stati Uniti, secondo la cosiddetta politica “Remain in Mexico”, che i funzionari americani descrivono come un deterrente all’immigrazione clandestina.

Photo credit: John Francis Peters per The New York Times

Selvin Alvarado, 29 anni, con uno dei suoi figli in un dormitorio a Tijuana. Alvarado ha detto che sta considerando l’ipotesi di entrare di nascosto negli Stati Uniti se la decisione sulla sua richiesta d’asilo sarà ulteriormente rimandata.

Funzionari del Department of Homeland Security hanno dichiarato che questa politica mira anche a dare sollievo alle affollatissime strutture di detenzione, che devono far fronte ad un aumento vertiginoso dei migranti sul confine sud-occidentale. La norma in questione è al momento contesa presso il Tribunale Federale.

La crisi ai nostri confini si sta intensificando, e il DHS farà qualsiasi cosa in suo potere per porle fine”, ha detto il segretario per la sicurezza nazionale Kirstjen Nielsen questa settimana.

Giovedì, un funzionario del ministero degli esteri messicano ha dichiarato che non è chiaro quanti richiedenti asilo possano essere respinti dagli Stati Uniti secondo la nuova politica, che a suo parere è stata ampliata dall’amministrazione Trump senza aver consultato il ministero. Il funzionario ha voluto rimanere anonimo per discutere di questa delicata questione diplomatica.

Circa 633 richiedenti asilo centroamericani sono stati respinti da gennaio, poiché non hanno saputo provare sufficientemente il loro timore di essere torturati e perseguitati in Messico. Ciò rappresenta un cambiamento rispetto alle precedenti linee guida, che permettevano ai migranti di rimanere negli USA mentre le loro richieste venivano esaminate, qualora questi riuscissero a convincere le autorità di avere un fondato timore di tornare nei loro paesi.

Photo credit: John Francis Peters per The New York Times

Un rifugio per migranti in Mexicali, Messico. Oltre alle 20 strutture di Tijuana, ce ne sono altre 11 a Mexicali. Una di queste ospita circa 370 migranti

Le storie di fughe da violenza, estorsione e corruzione nei loro paesi di origine non sono sufficienti per i nuovi standard. In più, molti migranti non riescono a ottenere degli avvocati che li rappresentino in tribunale senza prima incontrarli negli Stati Uniti.

Alvarado ha detto che sta considerando l’ipotesi di entrare di nascosto negli USA se la decisione sulla sua richiesta di asilo sarà ulteriormente rimandata.

Sarò costretto a farlo illegalmente”, ha detto Alvarado, che tiene in mano fotografie degli uomini che lo hanno inseguito dall’Honduras, attraverso il Guatemala e fino a Tapachula, in Messico. “Dovrò rinunciare a tutto.

In generale, la nuova politica è stata implementata lentamente e senza clamore.
Quando è entrata in vigore per la prima volta al punto di accesso di San Ysidro in California, verso la fine di gennaio, solo gli uomini arrivati da soli dal Centroamerica sono stati costretti ad aspettare in Messico mentre le loro richieste di asilo si facevano strada tra i meandri del sistema giudiziario americano. La politica è stata ampliata da allora, fino a fermare intere famiglie, anche se i minori non accompagnati e i cittadini messicani saranno comunque autorizzati ad entrare.

La norma è attualmente in vigore nei posti di frontiera di Calexico, in California, dove il presidente Trump si è recato lo scorso venerdì per un tour della zona di confine, e El Paso. La Nielsen ha dato istruzioni al suo ministero di estendere il sistema ad altri punti di ingresso dal Messico.

Photo credit: John Francis Peters per The New York Times

A Daniel Nunez è stato detto che la sua udienza di asilo si sarebbe tenuta a San Ysidro, in California, a quasi tre ore di distanza da Mexicali, dove lui si trova

Il numero di ingressi non arriva neppure lontanamente ai livelli dei primi anni duemila, quando fino a 220.000 migranti al mese attraversavano il confine. Il mese scorso, Nielsen ha calcolato che i funzionari di frontiera hanno fermato circa 100.000 migranti a marzo, un aumento rispetto ai 76.000 di febbraio.

Una relazione del Dipartimento di Stato pubblicata il mese scorso riconosce la possibilità che i migranti rimasti in Messico non siano più al sicuro dalle gang che li minacciavano in Centroamerica rispetto a quando si trovavano nei loro paesi di origine.

Questo è un pensiero fisso nella mente di Daniel Nunez, che lavorava come guardia di sicurezza in Honduras lo scorso ottobre, quando i membri di una gang hanno iniziato uno scontro a fuoco che ha gravemente ferito vari suoi colleghi.

Nunez è fuggito al confine con gli USA e ha chiesto asilo a Calexico, ma di recente è stato rispedito nella città messicana di Mexicali per aspettare la sua udienza.
Il tribunale dell’immigrazione più vicino si trova a 30 minuti di distanza, ma Nunez è stato convocato per la sua udienza a San Ysidro, a circa tre ore di auto.

Photo credit: John Francis Peters per The New York Times

Denis Rostran, un migrante proveniente dall’Honduras, ha passato alcune notti per le strade di Tijuana nell’attesa della sua udienza. È stato rapinato due volte.

Nunez non ha un’auto, dorme in un ricovero con circa 370 altre persone, e sta cercando di trovare un modo per arrivare a San Yisidro. “Ci sto pensando”, ha detto la scorsa settimana, grattandosi la testa. “Sto pensando a come fare.”

In un’azione legale presentata a febbraio presso il tribunale federale di San Francisco, l’Unione Americana per le Libertà Civili ha accusato il governo di violare la legge sull’immigrazione rispendendo i richiedenti asilo in Messico. L’amministrazione Trump sostiene di avere ampia discrezione in merito alle procedure di espulsione.

Jacqueline Brown Scott, un avvocato, rappresenta uno dei querelanti del caso, che nei documenti presentati al tribunale è identificato solo come Howard Doe, per proteggere la sua identità. Doe sostiene di essere fuggito da un cartello della droga honduregno, per poi essere rapito da un altro cartello in Messico. È scappato dopo 15 giorni ed è andato al confine con gli USA per chiedere asilo.

Le autorità dell’Immigrazione lo hanno rilocato a Tijuana. La settimana scorsa è comparso davanti al tribunale per l’immigrazione di San Diego, dove la Scott ha sostenuto che ha timore di essere perseguitato in Messico. È stato comunque rispedito indietro.

Gli ho raccontato tutto, ma non sembrava che gli importasse”: questo è il contenuto di un messaggio spedito dal migrante e visionato dal New York Times, che non farà il suo nome per ragioni di sicurezza.

Photo credit: John Francis Peters per The New York Times

Un dormitorio in una delle strutture per migranti a Mexicali. “Bisogna capire che questi sono dormitori, non hotel, e non esiste una città o uno stato che abbia risorse sufficienti per essere preparato a questo”, ha detto Gustavo Magallanes Cortés, il direttore dell’ufficio migrazione di Baja California.

Alcuni migranti devono affrontare ulteriori ritardi a causa di giudici che insistono affinché trovino assistenza legale prima che i loro casi possano andare avanti.
Denis Rostran, dall’Honduras, dice di aver chiamato 10 avvocati elencati in un documento che gli è stato dato dai funzionari del Department of Homeland Security quando lo hanno rimandato a Tijuana. Nessuno ha risposto. Rostran dice di aver passato diverse notti in strada e di essere stato rapinato due volte.

Un funzionario del Department of Homeland Security ha dichiarato di essere determinato ad assicurarsi che i migranti abbiano assistenza legale a costo zero per il governo. Lo stesso funzionario ha anche dichiarato che il dipartimento non sta costringendo migranti che potrebbero “con buona probabilità” essere perseguitati o torturati a tornare in Messico.

Venti tra chiese e ricoveri a Tijuana ospitano circa tremila migranti, e sono quasi al limite delle capacità, dice Esmeralda Siu, coordinatrice esecutiva della Migrant Defense Coalition, nello stato messicano di Baja California. Molti dei migranti stanno aspettando le loro udienze, dice, e non credono che se ne andranno presto.
Questo significa che i nuovi arrivati e coloro che arriveranno in seguito avranno poche o nessuna opzione per trovare una sistemazione.

Non esiste una città o uno stato che abbia risorse sufficienti per essere preparato a questo”, ha detto Gustavo Magallanes Cortés, direttore dell’ufficio migrazione di Baja California. “Hanno permesso a queste persone di tornare, ma hanno tagliato i fondi per i migranti, il che ha prodotto caos. Ogni giorno un ricovero mi chiama e mi dice che non hanno più cibo.”

Ma molti dei migranti in attesa mantengono ostinatamente le speranze.

Molti dicono che stanno facendo questo solo perché così ci stancheremo e rinunceremo ai nostri casi”, dice Daniela Diaz, 19 anni, che racconta di aver lasciato El Salvador dopo che un membro della gang MS-13 ha minacciato di stuprarla e ucciderla. Vive in un ricovero a Tijuana da fine gennaio.

È frustrata: seguire le regole e chiedere asilo ad un punto di ingresso legale, invece che introdursi illegalmente negli Stati Uniti, l’hanno portata in questo purgatorio.

Ci sono un sacco di persone che si buttano al di là del muro”, dice la Diaz, “mentre noi stiamo seguendo la strada giusta.”