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Danimarca: proteste davanti alla prigione di Ellebæk

Close Ellebæk, Close All Deportation Camps!

20 aprile 2019

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Photo credit: Close the Camps DK


Venerdì 19 aprile si è svolta una protesta davanti al centro di Ellebæk, nel nord della regione della Selandia (ex Caserma di Sandholm).

Dal punto di vista legale, Ellebæk (136 posti) non è una prigione, ma è gestita dal servizio carcerario danese. La maggior parte dei prigionieri di Ellebæk non sono nemmeno condannati o sospettati di reati specifici, ma sono invece privati della libertà, in condizioni peggiori della maggior parte dei prigionieri condannati, al fine di motivare o assicurare la loro partenza del paese. (Leggi il rapporto "Stop killing us slowly").

Uno degli aspetti più preoccupanti è la tortura psicologica alla quale sono sottoposti i residenti del centro durante il periodo di reclusione. Spesso non comprendono, prima di tutto, il motivo della loro reclusione. L’essere separati dagli amici e dalla famiglia e lo stress continuo provocato dal non sapere quando saranno messi, con la forza, su un aereo, dalla polizia, per essere espulsi, è tortura psicologica.
Negli ultimi cinque anni si sono registrati sette casi di tentato suicidio.

Circa 200 attivisti hanno raggiunto Ellebæk da Copenaghen rispondendo alla richiesta di azione promossa da No Deportations DK e Luk Ellebæk / Close Ellebæk.
Di fronte alla presenza pacifica dei manifestanti, mentre alcuni di loro stavano attaccando alcuni volantini sul muro di recinzione della struttura appena poco oltre il limite fissato con un nastro, la polizia è intervenuta (video) arrestando due persone con l’accusa di non aver rispettato le istruzioni e di resistenza a pubblico ufficiale.
Un attivista è stato anche colpito violentemente con il manganello mentre un gruppo si era seduto a terra dopo il primo arresto. I manifestanti venivano minacciati anche con i cani.

L’iniziativa Luk Ellebæk // Call to action si inserisce in una campagna più generale della società danese che chiede la chiusura di tutti i centri di detenzione e espulsione del paese.
Una risposta sociale al cosiddetto “cambio di paradigma” nella gestione della politica d’asilo e immigrazione in Danimarca.
Un giro di vite strettissimo alle politiche di accoglienza attuato dalla coalizione conservatrice e d’estrema destra al governo dal 2015 con l’appoggio dell’opposizione guidata dal Partito Socialdemocratico.
Politiche disumane che tendono alla detenzione carceraria, all’espulsione, alla separazione dei nuclei familiari per "convincerli" a tornare nel proprio paese d’origine.

Questa è una lettera di Shivan che viene dall’Iraq. Shivan ha cercato di costruirsi una vita in Danimarca, ma nel 2017 è stato detenuto nel centro-prigione di Ellebæk. Questa è la sua testimonianza.

Recentemente, come documentato da Are Yuo Syrious nello speciale sul centro di espulsione di Ellebæk, tradotto in italiano dalla nostra redazione, per la prima volta in assoluto un grande canale di informazione danese, TV2, ha ottenuto il permesso di riprendere l’interno della prigione di Ellebæk.
Il documentario trasmesso in Danimarca dipinge chiaramente, con il sostegno di dichiarazioni da parte di testimoni, attivisti e persone che lavorano nella prigione, uno scenario in cui le condizioni non sono migliorate malgrado le critiche mosse alle autorità da parte delle organizzazioni in difesa dei diritti umani. Piuttosto, le condizioni sono peggiorate.
Sebbene la detenzione ad Ellebæk non possa superare i 18 mesi, la vita nei centri di espulsione danesi non ha limiti temporali. Alcuni detenuti del carcere di Ellebæk non possono essere espulsi finché non collaborano.

Denmark is not a democracy. It is for Danish citizens, but not for us. They put people in the camps, and for us, there is no democracy. Nobody listens to us. We fled from death in a totalitarian country, but at least there, death is fast. Here it is slow instead. (...) We don’t know how long we will stay here. They are killing us mentally, slowly
Hassan, un richiedente asilo che vive nel centro di espulsione di Kærshovedgård