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Accordi UE-Marocco: diritti umani calpestati

Nathalie Janne d’Othée, CNCD - 11 febbraio 2019

23 aprile 2019

- Link all’articolo originale (FRA)

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Il 13 febbraio 2019 il Parlamento europeo dovrà pronunciarsi in merito all’estensione dell’accordo di partenariato sulla pesca tra l’Unione europea (UE) e il Marocco nelle acque del Sahara occidentale (approvato in via definitiva). La Corte di giustizia dell’UE (CGUE) si è espressa a più riprese sull’argomento, sottolineando che gli accordi tra UE e Marocco non possono essere applicati al territorio sahrawi. Ma finora né la Commissione europea né gli eurodeputati hanno tenuto conto delle sentenze della Corte.

In seguito alle decisioni della CGUE, la Commissione europea ha negoziato due accordi con il Marocco. Il primo è stato già approvato il 16 gennaio dal Parlamento europeo: si tratta dell’estensione dell’accordo di associazione UE-Marocco al territorio del Sahara occidentale. L’altro sarà votato dal Parlamento europeo il 13 febbraio e riguarda l’estensione dell’accordo sulla pesca tra l’UE e il Marocco alle acque del territorio sahrawi.
Attraverso questi accordi, l’UE riconosce de facto la sovranità del Marocco, potenza occupatrice, sul Sahara occidentale e le sue risorse naturali, in contraddizione con le sentenze della CGUE in merito.

Le sentenze della Corte di giustizia dell’UE sono chiare

Successivamente all’istanza presentata dal Fronte Polisario (organizzazione di liberazione riconosciuta dall’ONU come rappresentante ufficiale del popolo sahrawi) contro l’applicazione dell’accordo di associazione UE-Marocco al territorio sahrawi, la CGUE aveva emesso una sentenza il 21 dicembre 2016 [1], le cui conclusioni erano chiare: il territorio del Sahara occidentale non può essere compreso nell’accordo UE-Marocco come tale.

«In considerazione dello status separato e distinto riconosciuto al territorio del Sahara occidentale, in forza del principio di autodeterminazione, rispetto a quello di qualsiasi Stato, compreso il Regno del Marocco, i termini “territorio del Regno del Marocco” figuranti all’articolo 94 dell’accordo di associazione non possono, come sostenuto dalla Commissione e come in sostanza rilevato dall’avvocato generale ai paragrafi 71 e 75 delle sue conclusioni, essere interpretati in modo da includere il Sahara occidentale nell’ambito di applicazione territoriale di detto accordo.» [2]

La Corte ha poi emesso simili sentenze riguardo all’applicazione degli accordi sulla pesca a febbraio 2018 [3] e sullo spazio aereo a novembre 2018 [4]. Ognuna delle sentenze ha chiarito che la sovranità del Marocco non può in alcun modo estendersi sul territorio sahrawi che esso occupa.

La Commissione europea fa orecchie da mercante

In seguito alla sentenza di dicembre 2016, la Commissione europea si è pertanto lanciata in una negoziazione con il Marocco sull’estensione dell’accordo di associazione al territorio sahrawi. La sospensione dell’applicazione dell’accordo sui prodotti agricoli e dell’accordo sulla pesca avevano creato tensione tra il Marocco e l’UE.
Ma la cooperazione con il Marocco è molto importante per l’UE, sia in materia di controllo del fenomeno migratorio che nella lotta contro il terrorismo. Dopo un anno di trattative, le due parti sono convenute il 31 gennaio 2018.

Il testo siglato ignora le disposizioni stabilite dalla CGUE e presenta i benefici per la popolazione sahrawi dell’estensione di tale accordo al territorio del Sahara occidentale. Una procedura di consultazione dellla “popolazione” del Sahara occidentale è stata condotta solo dopo la firma dell’accordo.

La consultazione? Una pagliacciata

Nella sentenza del 21 dicembre 2016, la Corte precisa che, in forza del diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi, l’estensione dell’accordo al territorio del Sahara occidentale deve essere oggetto del «consenso» del «popolo del Sahara occidentale», e che ciò avvenga «senza che sia necessario determinare se una siffatta attuazione sia idonea a nuocergli o, al contrario, ad operare a suo vantaggio [5]
In altre parole, la Commissione europea non può giustificare, dunque, l’emendamento dell’accordo con un presunto beneficio per il popolo sahrawi. Per fare ciò, si deve ottenere il consenso del «popolo del Sahara occidentale».
Tuttavia, la consultazione messa in atto dalla Commissione europea nel 2018 solleva degli interrogativi.

In primo luogo, la procedura di consultazione è stata avviata solamente ad accordo firmato, il che mostra la poca volontà della Commissione europea di considerare un eventuale rifiuto, che, a quel punto, avrebbe annullato l’accordo.

In secondo luogo, la Commissione europea annuncia di aver consultato la popolazione sahrawi. La sentenza della CGUE parla di consenso del “popolo”, non della “popolazione”. Menre il termine “popolazione” si riferisce agli abitanti del Sahara occidentale occupato dal Marocco, comprese le colonie marocchine, il termine “popolo” riguarda il popolo sahrawi nel suo insieme, comprendendo al tempo stesso gli abitanti sahrawi del Sahara occidentale occupato, gli abitanti della parte del Sahara occidentale non occupato (all’est del muro marocchino nel Sahara occidentale) e, infine, i rifugiati sahrawi, tutti ufficialmente rappresentati dal Fronte Polisario.

D’altronde, la Commissione non ha mai messo in discussione la qualità della rappresentanza del Fronte Polisario per il popolo del Sahara occidentale. [6]
Ciononostante, il Fronte Polisario non è stato consultato in alcun momento, né durante le negoziazioni né durante la presunta “consultazione” condotta una volta firmato il testo dell’accordo.

In terzo luogo, solo 18 (delle 112) parti coinvolte, menzionate dalla Commissione nel documento di lavoro, sono state davvero consultate [7]. Di queste 18, la maggior parte sono organizzazioni, imprese, enti o cooperative marocchine. Solo due di tali organizzazioni sono sahariane, ma sono considerate comme delle marionette del regime marocchino dalle altre organizzazioni sahrawi.

L’Associazione marocchina per i Diritti Umani (AMDH) è l’unica organizzazione marocchina indipendente ad essere stata consultata. Tra le altre 94 organizzazioni apparentemente consultate, alcune hanno rifiutato di partecipare, altre non sono nemmeno state contattate. In sintesi, il “consenso del popolo sahrawi” non può, in alcun caso, essere dedotto da una tale consultazione.

L’influenza sul Parlamento europeo

Una volta al Parlamento europeo, il testo è stato esaminato da parte della Commissione per il commercio internazionale, la Commissione INTA, che ha condotto, a tale proposito, una missione conoscitiva il 3 e il 4 settembre 2018. Malgrado il Fronte Polisario e la società civile sahrawi abbiano avvertito il Parlamento europeo riguardo la natura fittizia della procedura di consultazione della Commissione europea, la missione ha incontrato in prevalenza dei rappresentanti e delle organizzazioni marocchine.

Gli eurodeputati non si sono neanche disturbati a recarsi nella zona non occupata del Sahara occidentale, né negli accampamenti. Di nuovo, dunque, non hanno considerato l’opinione pubblica sahrawi, la cui maggioranza si trova nei campi profughi di Tindouf in Algeria.

I deputati che hanno partecipato alla missione parlamentare hanno incontrato soltanto le persone già consultate dalla Commissione europea. Tuttavia, i media hanno rivelato, alla fine del 2018, che l’eurodeputata francese Patricia Lalonde (ALDE - Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa), relatrice permanente del Maghreb nella Commissione INTA e posta alla guida della missione, era membro del consiglio di amministrazione di un gruppo di pressione pro-marocchino.
In seguito a tali rivelazioni, quest’ultima ha, perciò, rassegnato le proprie dimissioni in quanto relatrice sulla proposta di estensione dell’accordo commerciale UE-Marocco al Sahara occidentale occupato.

Nonostante l’evidente confitto di interessi incontrato dal suo predecessore al momento della stesura della relazione di missione, la sostituta, l’olandese Marietje Schaake (ALDE), non ha modificato la relazione della commissione.

Ciononostante, alla vigilia della votazione in seduta plenaria, sembra aver cambiato idea, data la pubblicazione di una nota esplicativa sulla sua pagina personale, in cui promuoveva la richiesta di un parere preliminare alla Corte di giustizia dell’UE sulla conformità dell’accordo con il diritto dell’UE.

Schaake vi sostiene, inoltre, che l’accordo, se votato, debba essere in ugual modo applicato alla zona del Sahara occidentale posta ad est del muro marocchino, e che questa non venga amministrata dal Marocco. Ciò implicherebbe la dovuta consultazione della popolazione sahrawi presente sul territorio.

Purtroppo, il parere tardivo della nuova relatrice ha avuto un lieve effetto sul risultato della votazione. Il 16 gennaio, l’estensione dell’accordo di associazione UE-Marocco è stata approvata da una maggioranza di 429 favorevoli, con 181 contrari e 69 astenuti.

Il prossimo 13 febbraio, il Parlamento europeo si pronuncerà sull’estensione dell’accordo sulla pesca UE-Marocco al Sahara occidentale, probabilmente in maniera identica alla votazione del 16 gennaio. In effetti, la votazione del 23 gennaio scorso, presso la Commissione per la pesca (PECH), è già stata positiva.

E il diritto in tutto ciò?

Il Fronte Polisario non ha atteso a lungo prima di presentare ricorso alla CGUE contro il nuovo accordo stretto tra l’UE e il Marocco. Con ogni probabilità, la CGUE sospenderà di nuovo tale accordo, che non gode del consenso popolare sahrawi, rappresentato ufficialmente dal Fronte Polisario.

D’altronde, il controllo delle esportazioni sarà svolto dall’organismo marocchino responsabile (EACCE), il quale ha già annunciato che non si tratta di distinguere i prodotti del Sahara occidentale da quelli marocchini. Accettando questo dato di fatto, la Commissione europea riconosce de facto la sovranità del Marocco sul Sahara occidentale, il che contraddice peraltro le diverse sentenze della CGUE.

In attesa della decisione della CGUE, il diritto all’autodeterminazione del popolo sahrawi sarà pubblicamente calpestato dall’Unione europea. La soluzione proposta dalla Commissione europea sembra sostanzialmente a breve termine. Le conseguenze e, probabilmente, un’ulteriore sospensione dell’accordo, decisa dalla CGUE, saranno assunte, infatti, dalla prossima Commissione europea.