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Per negare la richiesta di protezione non sono sufficienti generiche “fonti internazionali” sui paesi di provenienza

Corte di Cassazione, sentenza n. 11312 del 26 aprile 2019

29 aprile 2019

Si ringrazia l’Avv. Nicola Lonoce per la segnalazione.

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"Questa Corte ha più volte chiarito che, ai fini dell’accertamento della fondatezza o meno di una simile domanda di protezione internazionale, il giudice del merito è tenuto, ai sensi dell’art. 8, terzo comma, del d.lgs del 28 gennaio 2008, n.25, a un dovere di cooperazione che gli impone di accertare la situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi di indagine e di acquisizione documentale, in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate e non di formule generiche come il richiamo a non specificate fonti internazionali".

Sono queste le motivazioni, pubblicate nella sentenza n. 11312 della Suprema Corte, Sesta Sezione Civile, con le quali è stato accolto il ricorso di un cittadino pakistano, difeso dall’Avvocato Nicola Lonoce, a cui era stato negato l’asilo sulla base di generiche "fonti internazionali" che attesterebbero l’assenza di conflitti nel paese di provenienza. La Commissione prefettizia di Lecce e poi il Tribunale della stessa città, nel 2017, avevano negato ad A. S. sia la protezione internazionale e sia quella umanitaria.

Secondo la Suprema Corte, in particolare la decisione del Tribunale era stata presa "in base a generiche informazionisulla situazione interna del Pakistan, senza considerazione completa delle prove disponibili" e senza che il giudice avesse usato il suo potere di indagine.

La Cassazione invita i giudici a evitare "formule stereotipate" ma a "specificare sulla scorta di quali fonti" abbiano acquisito "informazioni aggiornate sul Paese di origine" dei richiedenti asilo.
Il caso sarà riesaminato dal Tribunale di Lecce.

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Corte di Cassazione, sentenza n. 11312 del 26 aprile 2019