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Grande-synthe: la violazione dei diritti fondamentali dei migranti portata davanti alla giustizia

La Cimade, 2 maggio 2019

8 maggio 2019

- Link all’articolo originale (FRA)

Due profughi, con il sostegno di nove associazioni, presentano oggi (2 maggio 2019 n.d.T.) al tribunale amministrativo le condizioni di vita di centinaia di persone che vivono a Grande-Synthe.

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(Grande-Synthe, 2 maggio 2019) - Due profughi, con il supporto dell’Auberge des Migrants, La Cimade, DROP Solidarité, la Fondation Abbé Pierre, il GISTI, la Ligue des droits de l’Homme, Médecins du Monde, il Refugee Women’s Centre eSalam Nord/Pas-de-Calais, presentano oggi un’istanza che denuncia le condizioni di vita di centinaia di persone a Grande-Synthe.

Chiedono che siano presi provvedimenti urgenti al fine di preservare la loro dignità e garantire il rispetto dei diritti fondamentali in attesa di proposte di alloggio dignitose e durature.

Secondo le stime delle nostre organizzazioni, 600 persone vivono a Grande-Synthe in condizioni igieniche precarie ed estremamente indecorose, nonostante la decisione del sindaco di adibire temporaneamente una palestra e un centro ricreativo all’accoglienza di uomini, donne e bambini.

A fine marzo, quattro associazioni [1] hanno condotto un’inchiesta per denunciare le condizioni di vita dei migranti stanziati nel bois du Puythouck e nella palestra. I risultati sono agghiaccianti: [2]
- Quasi il 60% delle persone intervistate afferma di non avere accesso sufficiente all’acqua potabile (l’80% non ha accesso alle docce e l’87% ai bagni)
- Più della metà delle persone dichiara di non beneficiare di assistenza medica in caso di problemi di salute.
- Più della metà delle persone afferma di non mangiare a sufficienza.
- Quasi il 69% dichiara di non conoscere il numero di emergenza 115 per richiedere un alloggio.

Da queste situazioni di estrema precarietà nasce un senso di insicurezza, motivo di tensione che si manifesta oggi nel comune di Grande-Synthe. Questo sentimento è acuito dal timore quotidiano di essere espulsi dalla propria sistemazione. Di fatto, da dicembre 2018 le operazioni di espulsione si ripetono e si intensificano. Spesso accompagnate dalla distruzione degli effetti personali, esse aggravano ulteriormente la precarietà dei profughi.

Questa situazione, purtroppo, non è una novità. Si tratta della conseguenza diretta di una politica deliberata e sistematica da parte delle autorità volta all’indebolimento di queste persone.

Come sostiene la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui diritti dell’Uomo, questi atti “costituiscono una grave violazione […] del diritto a un alloggio dignitoso in virtù del diritto internazionale dei diritti umani. Costituiscono inoltre una violazione del diritto alla salute, alla nutrizione e all’integrità fisica”, come denunciato anche dal Difensore dei diritti umani.

Il loro carattere sistematico e reiterato costituisce agli occhi della Relatrice un trattamento crudele, disumano e degradante contro una delle comunità più vulnerabili in Francia. Occorre porre fine a queste pratiche ed è necessario che le autorità si assumano le loro responsabilità.

Associazioni firmatarie: Auberge des Migrants, La Cimade, DROP Solidarité, Fondation Abbé Pierre, GISTI, Ligue des droits de l’Homme, Médecins du Monde, Refugee Women’s Centre, Salam Nord/Pas-de-Calais.