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65 naufraghi soccorsi dalla Sea Watch lasciati in alto mare per quattro giorni senza un porto sicuro

Il 19 maggio finalmente lo sbarco a Lampedusa

17 maggio 2019

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Nel Mediterraneo stanno diminuendo i testimoni, non le partenze.

Photo: Nick Jaussi / Sea-Watch

Si è concluso domenica 19 maggio l’ennesimo atto di prevaricazione del ministro dell’interno nei confronti della nave umanitaria "Sea Watch 3" e dei naufraghi salvati nel Mediterraneo. Tutte le persone soccorse sono state fatte scendere nel porto di Lampedusa, dopo che per giorni in tanti avevano richiesto il loro approdo. Anche questa volta la campagna di pressione ha portato allo sblocco della situazione, irritando Salvini per l’intervento del procuratore Luigi Patronaggio, che ieri pomeriggio ha coordinato l’operazione. In questo momento, secondo le agenzie di stampa, la procura della Repubblica di Agrigento ha anche iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il comandante della Sea Watch 3, Arturo Centore.
Siamo certi che le accuse, come è avvenuto con la ong Proactiva Open Arms solo qualche giorno fa, verranno archiviate.

Giorgia Linardi, portavoce di Sea Watch

Il salvataggio

Mercoledì 15 maggio la nave della Ong tedesca Sea Watch ha soccorso 65 persone da un gommone a 30 miglia (60 km ca.) dalle coste libiche, avvistato da aereo civile di ricognizione.
Tra loro 11 donne, 15 minori di cui 8 non accompagnati, 5 bambini, 2 neonati e una persona disabile. Molti esausti e disidratati.
"Il nostro equipaggio", scrive Sea Watch, "si sta prendendo cura di loro, ma lo spazio ridotto costringe donne e bambini in un’unica stanza e gli uomini a dormire sul ponte". "Il nostro team medico a bordo riporta casi di ustioni gravi dovuti alla miscela di carburante e acqua del mare".

Aggiornamento 18 maggio

Aggiornamento 17 maggio

Aggiornamento 16 maggio

"All’alba del 16 maggio una motovedetta libica ci ha avvicinato intimandoci di lasciare l’area. Nelle ore precedenti Sea Watch ha ricevuto risposte da Olanda, Malta e Italia: nessuna di queste autorità ha fornito supporto né indicazioni per un porto sicuro.