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Trump si prepara a firmare un accordo drastico per mandare i futuri richiedenti asilo in Guatemala

Di Jonathan Blitzer, The New York Times - 12 luglio 2019

19 luglio 2019

- Link all’articolo originale (ENG)

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Secondo un funzionario del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale, si prevede che la settimana prossima l’amministrazione Trump annuncerà un importante accordo sull’immigrazione, del tipo “accordo con paese terzo sicuro”, con il Guatemala.

Nelle scorse settimane, numerose fonti hanno riportato che i due paesi erano nel corso di un negoziato, ma finora non c’erano dettagli ufficiali. Secondo una bozza dell’accordo ottenuta dal New Yorker, i richiedenti asilo di qualsiasi paese che si presentano alla frontiera americana o vengono arrestati mentre la attraversano potrebbero essere mandati a richiedere asilo in Guatemala. L’anno scorso, decine di migliaia di migranti al mese, la maggior parte provenienti dall’America centrale, sono arrivati alle frontiere statunitensi per richiedere asilo. Secondo la legge, gli USA devono dare loro la possibilità di presentare richiesta di asilo alle autorità, nonostante al momento i tribunali per l’immigrazione abbiano circa un milione di casi arretrati.
L’amministrazione Trump ha provato ad introdurre una serie di misure per prevenire l’ingresso dei richiedenti asilo nel paese, dal “dosaggio” ai punti di ingresso fino alle attese forzate in Messico, ma in ogni caso il diritto internazionale obbliga gli Stati Uniti ad esaminare le richieste di asilo. Con questo nuovo sistema, la maggior parte dei migranti non avrà più la possibilità di presentare richiesta di asilo negli USA.
Parliamo di qualcosa di molto più esteso della definizione di ‘paese terzo sicuro’”, mi ha riferito una persona che conosce i contenuti dell’accordo. “Parliamo di un accordo di trasferimento in base al quale gli USA possono mandare qualsiasi richiedente asilo, e non solo i centroamericani, in Guatemala”.

Fin dall’inizio della presidenza Trump, i funzionari dell’amministrazione hanno insistito per un accordo che rendesse il Messico un paese terzo sicuro (un accordo simile esiste già con il Canada), perché ciò avrebbe permesso al governo americano di delegare a sud la responsabilità di esaminare le richieste di asilo. L’idea era che i migranti non avrebbero dovuto chiedere asilo negli USA, perché potevano farlo da qualche altra parte lungo il cammino. Ma vari attivisti per i diritti dei migranti ed esperti di politiche migratorie hanno sottolineato che il sistema legale messicano non era in grado di assumersi una tale responsabilità. “Se vuoi rendere un paese terzo sicuro, devi poterlo definire ‘sicuro’ senza scoppiare a ridere”, mi ha detto Doris Meissner, ex commissario del Servizio Immigrazione e Naturalizzazione. Fino a poco fa, la prospettiva di un accordo simile, non solo con il Messico ma con qualsiasi paese dell’America centrale, sembrava inverosimile. Eppure il mese scorso, minacciando onerose tariffe sui beni messicani, Trump ha forzato la mano del governo messicano. Nonostante ciò, secondo un ex funzionario pubblico messicano, il governo di Andrés Manuel Lopez Obrador sta tergiversando. “Stanno cercando di opporsi”, ha dichiarato il funzionario. Ciò che più salta all’occhio nell’accordo con il Guatemala, tuttavia, è il fatto che si spinge ancora più in là rispetto ai termini che gli USA volevano imporre nei negoziati con il Messico. “Si tratta di un altro livello”, mi ha detto la persona che conosce i contenuti dell’accordo. “Per come la vedo io, sembra che persino coloro che non sono mai entrati in Guatemala potrebbero esservi trasferiti”.

A questo punto, ci sono ancora più domande che risposte circa il significato concreto dell’accordo con il Guatemala. C’è ancora molto da fare prima che entri in vigore, e i termini non sono definitivi. La bozza dell’accordo non è molto chiara su come verrà implementato: un’altra persona a conoscenza del contenuto ha dichiarato che “sembra essere stato scritto da uno stagista”. In ogni caso, l’accordo offre un’esenzione per i migranti guatemaltechi, che potrebbe essere il motivo per cui il governo alleato di Jimmy Morales è disposto a firmarlo. Al momento, il Guatemala sta affrontando le elezioni presidenziali; il prossimo mese, ci sarà un ballottaggio tra due candidati, e il favorito è contrario a questo tipo di accordi. Il governo Morales, tuttavia, sarà in carica ancora per sei mesi. Morales sta gradualmente smantellando il CICIG, un ente anticorruzione sponsorizzato dall’ONU, che per anni ha ricevuto fondi dagli USA e suscitato ammirazione nella regione; la stessa famiglia del presidente è indagata per corruzione e illeciti finanziari. Firmare un accordo per l’immigrazione “porterebbe il Guatemala nelle grazie degli Stati Uniti”, mi ha detto Stephen McFarland, ex ambasciatore americano in Guatemala. “Il problema è: come userebbero quella posizione?”.
Questa settimana, dopo che Morales ha annunciato un incontro con Trump a Washington il prossimo lunedì, tre ex ministri degli esteri guatemaltechi hanno chiesto alla corte costituzionale del paese di impedirgli di firmare l’accordo, che “permetterebbe all’attuale presidente della repubblica di ipotecare il futuro del nostro paese senza assumersene la responsabilità”.

La domanda più importante e più scomoda è come il Guatemala potrebbe affrontare gli obblighi derivanti dall’accordo. Il Guatemala è al momento, nella porzione settentrionale del Centroamerica, il paese da dove stanno fuggendo più persone. Povertà dilagante, corruzione endemica, criminalità nelle aree urbane e gli effetti del cambiamento climatico hanno reso vaste aree del paese praticamente inabitabili. “Questo è già un paese in cui il sistema politico ed economico non può garantire lavoro per tutti”, ha detto McFarland. “Ci sono tutte queste persone, cittadini, di cui il governo e il sistema politico ed economico non si stanno prendendo cura. Far arrivare migliaia di cittadini stranieri qui, e prendersi cura di loro a tempo indeterminato, sarebbe estremamente difficile”. Anche se gli USA fornissero aiuto al governo guatemalteco per gestire gli arrivi di richiedenti asilo, non è chiaro se il paese avrebbe la capacità amministrativa necessaria per svolgere il compito. Secondo la persona a conoscenza dell’accordo, “l’UNHCR non è stata coinvolta” nelle negoziazioni in corso. E c’è un altro rischio per i centroamericani che verrebbero trasferiti in Guatemala: molte delle gang da cui scappano i cittadini salvadoregni ed ecuadoregni sono attive anche in Guatemala.

Negli ultimi mesi, le squallide condizioni dei centri di detenzione alle frontiere hanno causato indignazione nello spettro politico americano. Nello stesso tempo, a sud del confine USA, lontano dagli occhi degli americani, la crisi dei richiedenti asilo sta peggiorando. In queste aree, l’amministrazione Trump sta silenziosamente mantenendo la promessa di riformare le politiche americane di asilo. Da gennaio, secondo i nuovi protocolli di protezione dei migranti (MPP), il governo USA ha mandato in Messico più di quindicimila richiedenti asilo, che ora devono aspettare lì che le loro richieste si facciano lentamente strada nei meandri del sistema americano. Le città del Messico settentrionale, come Tijuana e Juarez, si stanno riempiendo di migranti disperati e vulnerabili a crimini violenti, estorsioni e rapimenti, che stanno aumentando. Questa settimana, secondo gli stessi MPP, il governo USA ha iniziato a mandare migranti a Tamaulipas (parte nordorientale ndt.), uno degli stati più violenti del Messico e una roccaforte per i cartelli della droga, che per anni hanno torturato i migranti per profitto e per divertimento.

Gli accordi con i paesi terzi sicuri sono notoriamente difficili da mantenere. La logistica è complessa, e i risultati spesso non cambiano le intenzioni dei richiedenti asilo che scappano dalle loro case. Secondo un recente studio del Migration Policy Institute, questi accordi “difficilmente rappresentano la soluzione alla crisi che si sta svolgendo al confine meridionale degli Stati Uniti”. L’amministrazione Trump ha già ridotto gli aiuti all’America centrale, e il sistema di asilo americano resta bisognoso di grossi miglioramenti. Ma è fuor di dubbio che un accordo con il Guatemala ridurrebbe il numero di persone che arrivano e restano negli USA. Se il presidente ha reso la crisi peggiore, è anche vero che potrà affermare di migliorarla, così come si è preso il merito della diminuzione degli arresti alla frontiera americana lo scorso mese. Era in realtà il risultato dell’aumento degli sforzi da parte del governo messicano, sotto pressione statunitense.

Non c’è ragione di aspettarsi che il governo Trump abbandonerà i propri sforzi di convincere il Messico a firmare un accordo da terzo paese sicuro. “Il governo messicano pensava che le elezioni in Guatemala scongiurassero la possibilità di firmare un accordo per renderlo un paese terzo sicuro”, mi ha detto l’ex funzionario messicano. “Queste notizie hanno colto le alte cariche del governo messicano di sorpresa”. Nel prossimo mese, i due paesi continueranno i negoziati sull’immigrazione, e il Messico dovrà nuovamente affrontare pressioni per cedere alle richieste americane. “Gli USA hanno usato l’accordo con il Guatemala per convincere i messicani a firmare un accordo proprio”, ha detto l’ex funzionario. “La loro argomentazione è che ora il Messico dovrà ricevere meno migranti”.