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Verso le coste di Zarzis, verso il muro della fortezza Europa dove si spiaggiano i cadaveri dei migranti

19 luglio 2019

Il gruppo internazionale Europe Zarzis Afrique lancia una carovana in Tunisia e ai confini con la Libia per denunciare gli orrori cui sono sottoposti i migranti ed avviare progetti di solidarietà.

A Zarzis si arriva, si parte e si muore. Sulle bianche sabbie che buttano a mare della cittadina sono rimasti ancora degli ombrelloni a testimoniare un trascorso turistico neppure troppo lontano. Siamo in Tunisia, nel governatorato di Médenine, nella costa sud. Zarzis, poco più di 70mila abitanti, è vicina, troppo vicina al confine con la Libia. Sulle sue strade arrivano i profughi in fuga da quello che oramai viene comunemente chiamato come l’inferno libico. Una sosta obbligata che può durare mesi o anche anni prima di riprendere un viaggio ancora lungo, verso una meta che forse non vedranno mai.

Le onde che lambiscono le belle spiagge dove un tempo si abbronzavano i turisti oggi depositano quasi quotidianamente cadaveri. Corpi semilavorati dal mare e dalla salsedine che un tempo erano uomini, donne e bambini. Sono i corpi dei migranti in fuga dalla Libia. Migranti fatti salpare per lo più dal porto di Zuwara (o Zuara), sopra scassati gommoni che non hanno retto l’impatto del mare. Un mare dove le navi delle Ong, scientificamente criminalizzate da una politica senza più vergogna, sono sempre più rare.

Ogni giorno, la gente di Zarzis ed i volontari della Mezzaluna Rossa battono la spiaggia per raccogliere i cadaveri e portarli in cimiteri senza nome. Becchini loro malgrado, seppelliscono ciò che l’Europa non vuole vedere.

Vittime innocenti dell’esternalizzazione e della militarizzazione della frontiera europea, i migranti in fuga non fanno oramai notizia se sono morti. Quando sono vivi, quando riescono a sopravvivere alle torture e al mare, vengono trasformati in carne da “talk show” da una politica che ha superato tutti i livelli di spudoratezza e che punta a fascistizzare l’Europa cavalcando paure immotivate e fake news. Chi soccorre i migranti, viene indicato come il pericolo numero uno per la “patria”, la “razza”, l’“identità nazionale”. Lo scorso agosto, alcuni pescatori di Zarzis furono fermati in mare, in acque internazionali, da una motovedetta italiana, condotti ad Agrigento ed arrestati. L’accusa era quella di aver soccorso in mare una barca con 29 profughi che stava naufragando. Il 19 giugno, un’altra barca di pescatori tunisini si era azzardata a soccorrere 75 migranti su una imbarcazione che stava affondato. Le loro richieste di aiuto erano state ignorate dalle autorità marittime italiane e maltesi. Per venti giorni sono stati abbandonati in mare prima che la Tunisia concedesse il permesso di sbarco.

Nonostante tutto questo, i pescatori di Zarzis continuano a salvare la gente. “Quando in mare vedi 100 o 120 persone che stanno per annegare cosa fai? – ti chiede Slaheddine Mcharek, un pescatore tunisino – pensi solo a come puoi metterli in salvo, anche se non è facile!”.

Sono in tanti a Zarzis a pensarla come Slaheddine. Volontari di associazioni umanitarie, donne e uomini che non si rassegnano ad un mondo in cui domina la violenza. Ed è proprio per incontrare queste persone che si è costituito il gruppo internazionale “Europe Zarzis Afrique” e gettare un ponte ideale tre le due sponde dello stesso mare. Nato nel 2011 dalla lotta delle famiglie tunisine che chiedevano verità sulla scomparsa dei loro figli partiti per l’Europa, il gruppo informale Europe Zarzis Afrique ha costruito un percorso che è riuscito a superare ogni confine. Non solo quelli d’Europa. Pensiamo solo alla partecipazione all’incontro “Cumbre Mundial de Madres de Migrantes Desaparecidos” svoltosi a Città del Messico nel novembre del 2018.

Sul sito di “Europe Zarzis Afrique” potete trovare tutte le informazioni sugli obiettivi e la carovana e anche la possibilità, se potete, di sostenere economicamente il progetto con un piccolo contributo anche di un solo euro. Il prossimo appuntamento lanciato da Europe Zarzis Afrique sarà proprio Zarzis, dagiovedì 1 a lunedì 5 agosto, per una serie di laboratori di scambio politico e progetti di economia alternativa a sostegno delle comunità locali e una marcia al confine con la Libia.

Dossier Libia parteciperà alla carovana, assieme agli amici di Carovane Migranti, Melting Pot e di Ya Basta Êdî Bese. Arriveremo a Zarzis da Tunisi, seguendo a ritroso le tracce dei profughi in fuga verso l’Europa. Perché oggi più di ieri il silenzio è complice e neppure noi, proprio come la gente di Zarzis, vogliamo rassegnarci ad un mondo in cui domina la violenza.