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Ventimiglia, la denuncia del Progetto20K: “Solo a giugno abbiamo registrato il respingimento dalla Francia di 897 esseri umani”

Un aggiornamento dalla frontiera curato dal Progetto20K

24 luglio 2019

Il Progetto20K, insieme all’organizzazione Kesha Niya e all’Associazione IRIS, monitora quotidianamente le prassi sul confine Italo-francese, in particolare con una postazione permanente in frontiera alta di Ponte San Luigi.
Da lunedì 15 luglio, inoltre, distribuisce in stazione materiali utili e la nuova guida informativa in lingua inglese, francese e araba realizzata assieme a CarovaneMigranti e Welcome to Europe Italia e France (https://borderguide.info/en). La guida contiene mappe del territorio frontaliero, consigli pratici e legali, contatti utili di solidali nelle diverse città.
Questo è l’ultimo aggiornamento pubblicato sulla loro pagina.

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Sami è arrivato in Slovenia all’età di 10 anni. Il suo primo permesso di soggiorno in Europa lo ha visto nel 2003 ma ancora oggi è ostaggio dei confini. Sylvester è vestito elegante e un lavoro lo aspetta in Germania dove non può, per il momento, andare. La coppia di gambiani non parla, esausta per la notte trascorsa nei container dei reparti delle Crs francesi. Ogni giorno, h24, sette su sette, alla frontiera franco-italiana di Ventimiglia vengono respinte 25 persone. Sono 50 a volte, con le facce che si ripetono perché gli stessi che hanno provato ad attraversare il confine alla sera tentano di nuovo la sorte su un treno di prima mattina.

Dalla postazione in frontiera alta di Ponte San Luigi solo a giugno abbiamo registrato il respingimento dalla Francia di 897 esseri umani. Fra cui 40 donne, 6 bambini e 16 minori non accompagnati ai quali viene cambiata l’età o che vengono fatti passare per i figli di altri loro connazionali quando non lo sono. Arrivano al nostro presidio dopo essere stati trattenuti per 10, 12, fino a 15 ore nei container senza cibo né acqua durante la giornata.

Il flusso oggi è cambiato. Sono pochi coloro che provengono dagli sbarchi del Mediterraneo. Si incontrano i fuoriusciti dai centri di accoglienza in Italia e i figli della nuova normativa targata Salvini. Che ancora possiedono il permesso di soggiorno per motivi umanitari - ora abolito e quindi non più rinnovabile - che provano ad abbandonare la penisola prima della fatidica data di scadenza. Alcuni sono richiedenti asilo in Francia che senza alcuna ragione e motivazione legale valida vengono allontanati. Altri vengono da Francia, Germania e Svizzera espulsi a causa del Trattato di Dublino, ma abbiamo incontrato anche uomini e donne che vivono in Europa da 5 o 10 anni e che Parigi espelle con qualche scusa fingendo che siano appena giunti.

È il corto circuito della frontiera. Dove ciò che impensabile diventa possibile e infine reale. Una frontiera che rimane comunque permeabile, fra mille difficoltà, pagando i passeurs o affidandosi a un treno che per puro caso non viene controllato o rastrellato a tappeto dalla polizia nella prima stazione oltre confine, a Menton Garavan. I numeri del Campo Roja gestito dalla Croce Rossa a Ventimiglia infatti rimangono stabili nei mesi. Vi è presente una forbice di persone fra le 180 e le 220, con un turn over praticamente quotidiano in città: 20 escono da Ventimiglia e 20 entrano.

Sono stati due i pullman di Riviera Trasporti utilizzati lo scorso mese per deportare le persone nell’hotspot di Taranto. Sono partiti il 6 e il 12 giugno con a bordo rispettivamente 15 e 10 persone per un costo di 5mila euro a viaggio. Più di 500 euro a persona. Nell’ultima occasione la deportazione è sfociata in violenze fisiche a cui abbiamo assistito con i nostri occhi nei confronti di persone che si trovavano all’interno del campo Roja: un richiedente asilo che non doveva essere imbarcato su quel pullman si è opposto alla deportazione a Taranto dei compagni e per questa ragione è stato a sua volta trasferito nel sud Italia. Solo quando il pullman è arrivato in Puglia la polizia italiana si è resa conto dell’errore e, come confermato da altre realtà sul territorio che hanno seguito la vicenda, ha pagato un biglietto di ritorno per l’uomo. A oggi non è stato possibile rintracciarlo.

In città i liquor shop e le boutique sono aperti. Eufemia e i luoghi solidali hanno le serrande abbassate e il cartello “IN VENDITA” esposto all’esterno. Ventimiglia è prigioniera dell’ideologia del decoro. Sulla stampa locale abbondano dichiarazioni e indiscrezioni rispetto alla volontà della nuova amministrazione comunale di istituire il Daspo urbano selettivo, per aree della città. Tolleranza zero - si legge - contro accattonaggio, bivacchi e attività di commercio abusivo. Tranne quello stesso commercio abusivo funzionale al tanto decantato decoro. Contemporaneamente si scopre che nessun info point per migranti è necessario perché “sono pochi e non serve”. Qual è la verità? Si vuole continuare ad allontanare le persone con i Daspo? Quelle stesse persone che, a quanto si dice, non esistono?

Noi una risposta l’abbiamo e conosciamo la situazione perché da 4 anni attiviste e attivisti si alternano sul territorio frontaliero: ogni giorno a Ponte San Luigi Kesha Niya e Progetto20k distribuiscono decine di pasti ai respinti del confine, mentre da lunedì 15 luglio abbiamo inaugurato un punto informativo di fronte alla stazione ferroviaria e nelle prossime settimane daremo vita a un’unità mobile, per continuare l’esperienza dello spazio Eufemia, sgomberato 6 mesi fa - tanto non ci serve. I muri ci stanno stretti. Ne siamo usciti. E ora apriamo strade nuove.

Testimonianze delle violenze subite dalla polizia

- Rassegna stampa:

Migranti, “negli ultimi 12 mesi la Francia ha respinto oltre 18mila persone a Ventimiglia”. Ecco i dati ufficiali

di Pietro Barabino | 18 Luglio 2019

I numeri del ministero dell’Interno consultati da ilfattoquotidiano.it grazie alla richiesta di accesso civico avanzata lo scorso 27 giugno dall’avvocata Alessandra Ballerini per l’Associazione Diritti e Frontiere: "Forte coi deboli e debole coi forti. Perché Salvini non si è mai presentato ai tavoli europei nei quali si discute il superamento della convenzione di Dublino che costringe i profughi a restare nel paese di primo approdo?” | (Continua la lettura sul sito)