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La Turchia sospende l’accordo con l’Ue e respinge i siriani in fuga dalla Siria

29 luglio 2019

La Turchia ha iniziato ad effettuare espulsioni di massa di siriani e ha contemporaneamente rifiutato di riprendere i migranti provenienti dalla Grecia nel quadro dell’accordo di riammissione UE-Turchia.

Traduzione a cura dell’APS Lungo la rotta balcanica dal sito Aegen Border Monitoring.

La sospensione dell’accordo UE-Turchia

La Turchia ha annunciato di aver sospeso l’accordo UE-Turchia. Lunedì 22 luglio, il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha spiegato in un’intervista televisiva: “Non aspetteremo alla porta dell’UE. L’accordo di riammissione e quello di liberalizzazione del visto entreranno in vigore contemporaneamente”.

La liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi nell’UE faceva parte della dichiarazione iniziale UE-Turchia del 18 marzo 2016, in cui era stato concordato che “l’adempimento della tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti sarà accelerato nei confronti di tutti gli Stati membri partecipanti al fine di abolire l’obbligo del visto per i cittadini turchi al più tardi entro la fine di giugno 2016, a condizione che tutti i parametri di riferimento siano stati rispettati”.

Non è la prima volta che la Turchia esercita pressioni sull’UE e sulla Grecia facendo leva sul sistema della riammissione per contrattare. Nel giugno 2018, Mevlüt Çavuşoğlu ha dichiarato di aver sospeso l’accordo bilaterale di riammissione dei migranti con la Grecia – di fatto l’ennesimo accordo di espulsione – in risposta alla decisione di un tribunale greco di rilasciare otto soldati fuggiti dalla Turchia nel luglio 2016 dopo il tentativo di colpo di Stato, invece di estradarli in Turchia.
Dall’entrata in vigore dell’accordo UE-Turchia, 2.492 persone sono state espulse dalla Grecia verso la Turchia (2.406 persone fino alla fine del 2018 e 86 persone nel 2019). Deportation Monitoring Aegean ha assistito all’ultima deportazione l’11 luglio 2019.

Arresti e deportazioni di massa in Turchia

Dopo essere state deportate, tutte le persone non siriane vengono detenute in prigioni temporanee in Turchia, Stato considerato “Paese terzo sicuro” dalla stessa Ue. Le condizioni all’interno di questi centri di trasferimento sono insopportabili. Gli avvocati hanno segnalato diversi episodi di tortura nella prigione di Harmandalı vicino a Smirne, l’ultimo dei quali è stato l’abuso di una donna a luglio 2019. Harmandalı è uno dei centri istituiti con finanziamenti UE a seguito della dichiarazione UE-Turchia.

I migranti vengono minacciati di essere arrestati mentre sono per strada, detenuti in una delle 24 prigioni della Turchia e deportati nei loro paesi d’origine. Ci sono state diverse espulsioni di massa o di cosiddetti “rimpatri volontari”. Ad aprile 2018 e a giugno 2018 sono stati presi di mira gli afghani mentre i siriani sono stati respinti in maniera violenta al confine siriano.

Fino ad ora i siriani in Turchia si trovavano in una posizione leggermente più sicura rispetto alle persone di altre nazionalità. Ma adesso la situazione sta cambiando. Il governo sta seguendo una nuova strategia di repressione e ha arrestato un numero imprecisato di siriani, li ha detenuti in prigione costringedoli a firmare un “ritorno volontario” in Siria. Sono stati pubblicati diversi video e rapporti di persone vittima di queste azioni (per un rapporto approfondito e una raccolta di materiale vedi Campagna di deportazione di massa a Istanbul contro i siriani: #StopDeportationsToSyria). Questa sembra essere la nuova strategia turca. Il Ministro degli Interni Süleyman Soylu ha annunciato che 80.000 persone dovrebbero essere deportate dalla Turchia quest’anno.

La situazione in Grecia e nell’UE

La sospensione dell’accordo UE-Turchia rappresenta una dura battuta d’arresto per l’UE e la Grecia. E’ in contrasto con i recenti tentativi dello Stato greco e dell’EASO di aumentare il numero delle deportazioni, che sono in calo dal 2016. Come parte di questi sforzi, si è anche discusso di rimpatriare regolarmente in Turchia persone riconosciute come vulnerabili.
Il vice ministro per la migrazione di Nea Dimokratia, il nuovo partito di destra al governo, ha nel frattempo annunciato il piano di utilizzare uno Zeppelin sopra l’isola di Samos in collaborazione con Frontex, per poter individuare le barche dei migranti e impedire loro di entrare in territorio greco.

Finora, l’Unione europea si è data un gran da fare per chiudere un occhio sulle violazioni dei diritti che si verificano in Turchia sia contro i rifugiati che contro gli stessi cittadini turchi. Come in Libia, nella regione del Sahara e in altre aree, l’esternalizzazione del controllo dell’immigrazione da parte dell’Unione europea viene effettuata a spese di chi cerca protezione, la cui privazione dei diritti e la cui morte è tacitamente accettata. Finora, anche in Turchia, l’UE ha mantenuto l’accordo di riammissione e ha continuato le deportazioni, considerando la Turchia come “paese terzo sicuro” nonostante le evidenti violazioni dei diritti.

Che cosa accadrà in futuro quando la Turchia si rifiuterà di stare al gioco dell’UE?