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I 36 ivoriani deportati al confine libico sono al sicuro in Tunisia

La mobilitazione permanente della rete internazionale è stata più forte delle menzogne

9 agosto 2019

Un comunicato stampa di Europe Zarzis Afrique, Bergamo migrante antirazzista, Borderline Sicilia onlus, Campagna Lasciatecientrare, Caravana Abriendo Fronteras, Carovane Migranti, Dossier Libia, Movimiento Migrante Mesoamericano, Progetto 20k, Progetto Melting Pot Europa e dei partecipanti alle giornate internazionali a Zarzis.

Dopo cinque interminabili giorni, nei quali non abbiamo smesso un solo minuto di far pressione sulle autorità tunisine alla frontiera, questa mattina abbiamo ricevuto una notizia confortante: i 36 migranti ivoriani (21 uomini, 11 donne di cui una incinta e 4 bambini molto piccoli) deportati sabato scorso dalla Garde Nationale (militari tunisini) dalla città di Sfax al confine con Libia, sono stati, finalmente, riportati al sicuro. Il rappresentante della diaspora ivoriana lo conferma attraverso un video messaggio.

E se questo è potuto accadere, se queste 36 persone non sono morte in quel deserto di confine dove sono state abbandonate senza cibo né acqua, è solo grazie alla rete tunisina e internazionale che si è mobilitata con tutti i mezzi a disposizione. Queste persone sono ora in salvo grazie alla diffusione del video che hanno inviato loro stessi, alla manifestazione al porto di Zarzis, alla mobilitazione prontamente organizzata dalla carovana internazionale sotto la sede dell’UNHCR di Tunisi, al risalto con il quale la stampa europea ha scoperchiato le menzogne del governo tunisino. Il quale aveva inizialmente negato l’evidenza, dando espressamente dei “pazzi visionari” alle attiviste ed agli attivisti che non hanno smesso di denunciare quanto accadeva rifiutandosi di abbandonare anche per una sola notte le loro ricerche alla frontiera con la Libia. Solo in un secondo momento il Governo tunisino, governo che l’Unione europea continua a considerare come un interlocutore affidabile in termini di rispetto dei diritti umani, ha parlato di "semplice respingimento" alla frontiera. Ma questo non era un “semplice respingimento”. Era una condanna a morte di innocenti.

Per tanti motivi questo deplorevole episodio è paradigmatico delle politiche criminali sull’immigrazione che vengono attuate su entrambe le sponde del Mediterraneo. Questo “semplice respingimento” conferma e rafforza quanto i migranti stessi ci hanno raccontato durante la nostra permanenza a Zarzis: la Tunisia non può essere considerata un “Paese sicuro”.
In secondo luogo, questo episodio mette in piena luce la responsabilità di tutti i paesi dell’UE che non solo consentono ma addirittura sostengono governi, dittature e milizie, come nel caso della Libia, che si macchiano di terribili e sanguinose violazioni dei diritti umani. Proprio l’Unione Europea con la sua politica di esternalizzazione delle frontiere è la vera responsabile, fornendo mezzi ed intelligence ai Paesi nord africani per militarizzare i confini e perseguire politiche repressive ed assassine nei confronti dei migranti.

Dai nostri Paesi, una volta rientrati da Zarzis, felici per questo piccolo ma importante risultato, continueremo a monitorare la situazione in Tunisia e in Libia grazie ai nostri contatti locali. Continueremo con tutte le nostre forze a supportare tutte quelle realtà di base e tutte quelle persone che, come noi, non vogliono arrendersi a queste politiche di morte e lottano per la libertà di movimento e il diritto per gli esseri umani di scegliere dove vivere.


Deportazione al confine libico: le voci dei migranti

Il video raccoglie alcune parti dei messaggi di aiuto che giungevano alla carovana internazionale presente a Zarzis. Sono le registrazioni dei contatti telefonici tra noi e le persone ivoriane abbandonate al confine libico