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Stati Uniti - La crudeltà non fermerà la crisi alla frontiera

Denis McDonough e Cecilia Munoz*, The New York Times - 11 luglio 2019

18 luglio 2019

- Link all’articolo originale (ENG)

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Il Presidente Trump sembra convinto che detenere bambini e famiglie sotto custodia federale, senza letti, spazzolini né cibo adeguato, possa fermare la migrazione dall’America centrale.

Dopo i report più recenti sulle condizioni di vita nelle strutture di detenzione dei migranti, si sono intensificate le critiche rivolte all’approccio brutale dell’amministrazione nei confronti delle famiglie che, con numeri da record, si presentano ai nostri confini meridionali.

In quella che sembrava una risposta a tali critiche, Trump ha twittato: “Se gli immigrati irregolari non sono contenti delle condizioni nei centri di detenzione, che sono stati costruiti ed arredati velocemente, ditegli di non venire. Problema risolto!

Suggerire che sottoporre i migranti a condizioni di vita spaventose possa servire da deterrente non è solo crudele; riflette un grave fraintendimento circa le forze che spingono le persone a intraprendere un viaggio così pericoloso, e circa le soluzioni necessarie per gestire le persone che arrivano al confine.

Ecco perché i deputati, i senatori e i candidati presidenziali democratici, oltre ad attirare giustamente l’attenzione sulla situazione dei rifugiati, devono fare qualcosa in più che condannare le condizioni attuali; devono dimostrare che, al contrario di Trump, capiscono la natura della crisi, sia al confine che alle sue origini in America centrale. E devono offrire al paese un piano realizzabile per gestirla.

La prima cosa che i rappresentati e i candidati devono chiarire nelle loro dichiarazioni sull’immigrazione (e che la retorica trumpiana di “dirgli di non venire” ignora) è che l’aumento nelle migrazioni non è semplicemente un problema di gestione delle frontiere.

È una crisi umanitaria sulla porta di casa, alimentata dall’incapacità dei governi di El Salvador, Guatemala e Honduras di proteggere i loro cittadini dalla violenza perpetrata da bande armate e narcotrafficanti, che possono agire impuniti. È alimentata anche dalla disperazione economica, dalle conseguenze dei cambiamenti climatici e da una serie di altre difficoltà che questa amministrazione sta ignorando, mentre gestisce dei flussi migratori che ne sono la conseguenza.

I democratici devono concentrarsi sullo sviluppo di corridoi umanitari sicuri per chi vuole raggiungere la salvezza senza passare per il pericoloso sentiero attraverso il Messico. Durante la presidenza Obama, il Dipartimento di Stato ha lanciato un progetto pilota per esaminare le richieste di asilo dei minori nei paesi di origine, progetto che poi è stato esteso anche agli adulti per fornire un modo meno rischioso di mettersi al sicuro. Alla base di quel programma c’era l’idea che la crisi richiede una reazione a livello regionale; la risposta alla situazione in America centrale non potrà mai essere spostare tutti coloro che ne hanno bisogno negli Stati Uniti.

Alla fine dell’amministrazione Obama, il Costarica si era proposto per accettare i migranti minorenni le cui richieste di asilo erano esaminate nella regione. L’amministrazione Trump ha sospeso quasi del tutto questo progetto, lasciando ai disperati l’unica soluzione di venire a nord; i democratici dovrebbero impegnarsi a riprenderlo.

Di certo, un aumento dei flussi migratori di queste dimensioni sarebbe una sfida per qualsiasi amministrazione (nonostante diversi report suggeriscano che i numeri siano calati a giugno). L’amministrazione di cui noi abbiamo fatto parte ha dovuto affrontare aumenti simili, anche se su scala ridotta, nel 2014 e nel 2016. Avendo fatto questa esperienza, sappiamo che gli strumenti a disposizione del governo in queste situazioni sono terribilmente inadeguati, ma la brutalità non dovrebbe essere uno di questi.

Il principio più importante per chi governa o vorrebbe governare deve essere l’applicazione della legge con umanità e compassione. Questo significa rispettare le rivendicazioni umanitarie di chi ne ha diritto, e trattare chi non ne ha diritto con umanità. I richiedenti asilo meritano una vera opportunità di difendere il loro caso, preferibilmente con assistenza legale, e di ricevere una risposta tempestiva.

Ciò implica anche aumentare i fondi per i giudici dell’immigrazione, potenziare i programmi di gestione delle richieste di asilo (che sono più economici e più efficaci della detenzione) assicurandosi che i migranti presenzino alle udienze, e aumentare i fondi disponibili per la rappresentanza legale. Se il Congresso non agisce, l’esecutivo può comunque inviare arbitri indipendenti e qualificati per decidere in modo equo chi ha i requisiti per ottenere lo status di rifugiato e chi no.

I membri del Congresso e i candidati alla presidenza dovrebbero anche impegnarsi a migliorare le strutture dove i migranti sono alloggiati dopo il primo contatto con i nostri funzionari. L’infrastruttura fisica del confine è pensata per il confine di 25 anni fa, quando il migrante medio era un adulto che viaggiava da solo e cercava di evitare le nostre autorità. Oggi, i migranti sono perlopiù famiglie, che cercano la polizia di frontiera per consegnarsi. Abbiamo bisogno di strutture adatte alla gestione di nuclei familiari con minori e di minori non accompagnati, e di personale formato per interagire con persone traumatizzate ed esauste. Di certo possiamo dedicare a questo scopo una parte delle immense risorse che servono a mantenere una struttura di detenzione.

La portata della crisi attuale, misurata in base al numero di persone che si presentano alla frontiera, è di circa il doppio rispetto a quelle avvenute durante la scorsa amministrazione. Le sfide per questa amministrazione (e per la prossima, se il governo cambia dopo le elezioni) sono enormi. I leader democratici devono riconoscerlo. Devono convincere gli americani che non solo sono più compassionevoli di Trump, ma anche che capiscono il problema che stanno cercando di gestire, e hanno un piano per risolverlo.