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La polizia greca lancia gas lacrimogeni contro i bambini migranti che protestano per le condizioni nei campi

Vassilis Kyriakoulis, Digital Journal - 4 settembre 2019

5 settembre 2019

- Link all’articolo originale (ENG)

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L’agenzia di stampa nazionale greca ANA ha riportato che questo mercoledì (4 settembre 2019 n.d.T.) la polizia greca ha lanciato gas lacrimogeni contro centinaia di bambini che protestavano in un campo profughi, sull’isola greca di Lesbo.

Circa 300 minori non accompagnati hanno partecipato alla protesta nel campo sovraffollato di Moria, chiedendo di essere trasferiti.

I giovani migranti hanno incendiato secchi della spazzatura prima dell’intervento della polizia che li ha fatti scappare.

Alcuni richiedenti asilo sono già stata trasferiti dal campo di Moria in un nuovo campo sulla terraferma, ma molti si sono comunque lamentati delle condizioni, che sono addirittura peggiorate.

Abbiamo lasciato Moria, sperando che le cose cambiassero”, ha affermato Sazan, afghano di 20 anni, in riferimento al campo sull’isola di Lesbo.

Alla fine, è peggio di prima”.

Un inferno

Sazan è uno dei circa 1000 afghani trasferiti dall’isola di Lesbo nel campo sulla terraferma. Nel campo di Lesbo le condizioni igieniche e di sicurezza diventavano sempre più precarie.

Dopo sei mesi di “inferno”, così come descritto da Sazan, sperava che le cose andassero meglio.

Ma al campo di Nea Kavala, vicino la città portuale di Tessalonica, nel nord della Grecia, i nuovi arrivati lamentano di non poter utilizzare servizi basilari come acqua e corrente elettrica.

Il personale che lavora nel campo fa di tutto per trovare un numero di tende sufficiente e per mettere a disposizione i servizi minimi.

Attualmente ci sono solo 200 tende per 1000 persone, come confermato da una fonte del ministero per la protezione dei cittadini. Inoltre, altri migranti verranno trasferiti dall’isola di Lesbo verso altri campi.

Il ministero si è preso la responsabilità per i migranti dopo che il nuovo Primo ministro conservatore Kyriakos Mitsotakis, entrato a luglio, ha eliminato il ministero per le politiche sulle migrazioni.

Le isole greche del mar Egeo si trovano solo a poche miglia dalla Turchia, questo ha portato a un aumento di arrivi questa estate, cogliendo il governo di sorpresa.

L’Alto Commissario per i rifugiati delle NU ha affermato che sull’isola di Lesbo alla fine di agosto si contavano circa 11.000 persone accolte, ovvero quattro volte la capacità dei suoi campi.

Misure severe
Pensavamo che Moria fosse il peggio che potesse mai capitarci”, afferma Mohamed Nour, mentre cerca di sistemare i suoi tre figli in una tenda improvvisata nel campo di Nea Kavala.

Ci hanno detto che sarebbe stata solo una sistemazione temporanea, ma siamo qui già da due giorni ormai e le condizioni non sono buone”, afferma il 28enne.

Il personale di Nea Kavala vicino Tessalonica non ha medici o servizi essenziali
Sakis Mitrolidis, AFP

Il ministero ha promesso di trasferire questi migranti in altre strutture entro la fine del mese. Il 15enne Tamin dice di aver sentito che forse il trasferimento ci sarà prima. Ha raccontato a AFP che ha già trascorso tre mesi nel campo di Nea Kavala.
Ci hanno detto la stessa cosa quando siamo arrivati”.

Era meglio a Moria; avevamo le lezioni di inglese, qui non c’è nulla da fare”.

Nel frattempo, il personale del campo si sta adoperando per ottenere tende e servizi in più per i nuovi arrivati.

Servono medici e infrastrutture per poter soddisfare le necessità di centinaia di bambini”, afferma Angelos, 35 anni, che lavora in questo campo.

La Grecia attualmente ha accolto più di 70.000 migranti e rifugiati. I gruppi di attivisti hanno denunciato la politica del nuovo governo, che ha irrigidito i controlli di frontiera, e ha deciso di non garantire più il diritto di ricorrere in appello a tutti i richiedenti asilo, la cui richiesta è stata rigettata.

Alla fine, uno dei migranti, ha affermato di essere contento di non essere più a Lesbo. Korban, 19 anni, è arrivato con la sua famiglia martedì. “A Moria c’erano scontri e problemi ogni giorno. Era un inferno. L’unica cosa che ci rimane da fare è essere pazienti e non perdere le speranze”.