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Bozza di accordo Malta: per le ONG un testo insoddisfacente e ancora pieno di lacune

Nel frattempo continua la strage nel Mediterraneo. Oscar Camps di Open Arms: "le persone si lasciano morire senza che venga prestato loro soccorso"

9 ottobre 2019

Si è svolto ieri l’incontro tra ministri degli interni europei per discutere la bozza di accordo siglata a Malta da Italia, Francia e Germania. Il pre-accordo, come emerge oggi dalla stampa, non è diventato accordo.

"Quel testo - scrive un nutrito gruppo di Ong, perlopiù impegnate in operazioni di monitoraggio e salvataggio nel Mediterraneo - "è da noi ritenuto ancora molto lacunoso e presenta al suo interno diverse criticità".

Per questo motivo le Ong hanno preparato un documento che analizza il pre-accordo nelle sue parti più controverse e che formula proposte "imprescindibili per affrontare un tema complesso come quello dei flussi migratori verso l’Europa, sia via mare che via terra".

"Siamo convinti - continuano le organizzazioni - che per porre fine al traffico di esseri umani e alle morti ad esso legate non si possa che passare da alcune scelte irrimandabili: la creazione di canali di ingresso legali o corridoi umanitari, gestiti dagli stati membri dell’Unione Europea, che assicuri a chi fugge da guerre e persecuzioni di poter trovare rifugio senza mettere ulteriormente a rischio la propria vita; la cessazione immediata degli accordi con la Libia, un paese in guerra che non può garantire il rispetto dei diritti umani e della vita delle persone in fuga; il rinnovo della missione Sophia fino al 2020, che metta in campo assetti navali oltre che aerei per affrontare in modo adeguato l’emergenza umanitaria che sta trasformando il Mediterraneo in un vero e proprio cimitero.

Di certo solo attraverso soluzioni strutturali e non temporanee, che abbiano come primo obiettivo la tutela della dignità e della vita di uomini, donne e bambini, sarà possibile iniziare a costruire un’Europa più giusta e accogliente che rappresenti i valori su cui fonda la propria identità".

- Leggi il Position Paper (eng)

Il giorno precedente al vertice, Oscar Camps fondatore della ONG Open Arms, aveva convocato una conferenza stampa nel porto di Badalona per denunciare cosa sta accadendo negli ultimi giorni nel Mediterraneo Centrale.

Ha raccontato che il 6 ottobre l’Open Arms si trovava in zona Sar maltese, dopo essere partita dal porto di Siracusa per la sua sessantasettesima missione.
"Ci siamo accorti che almeno 3 assetti aerei stavano sorvolando una zona più a Nord e abbiamo capito che stava accadendo qualcosa”.

La nave della ONG si è recata dunque un miglio più a nord e ha avvistato le luci di un’imbarcazione in legno in precarie condizioni di navigazione con 44 persone a bordo, tra cui 4 donne e 2 bambini piccoli. Dalle autorità maltesi, immediatamente allertate, è arrivata l’indicazione sconcertante di non intervenire e di lasciare che l’imbarcazione raggiunga in autonomia le coste italiane.

“Abbiamo messo in sicurezza le persone passando loro i giubbotti salvagente – ha continuato Camps – e abbiamo fatto presente che l’imbarcazione non aveva sufficiente benzina per raggiungere Lampedusa e che le sue condizioni non permettevano un viaggio così lungo”.

Dopo alcune ore di attesa e senza ricevere più alcuna indicazione da parte delle autorità maltesi, la ONG ha effettuato il trasbordo delle persone in pericolo sulla Open Arms rimanendo in attesa di istruzioni.

“E’ una vergogna quello che sta accadendo nel Mediterraneo Centrale, si tratta di un tratto di mare sorvegliato e monitorato, ieri c’erano almeno 3 assetti aerei che perlustravano la zona, la verità è che si sa tutto, ma nessuno interviene, le persone si lasciano morire senza che venga prestato loro soccorso”.

L’indicazione che è arrivata da Malta è che sarà una motovedetta della Guardia Costiera italiana a intervenire.

“Mentre attendevamo risposte da Malta, un terribile naufragio ha avuto luogo davanti alle coste di Lampedusa ed è incredibile che nessuno ci abbia allertati. Quelle persone, quei bambini potevano e dovevano essere salvati”.

Stando al racconto dei superstiti, scrive l’Ansa, c’erano una cinquantina di persone a bordo del barchino che è naufragato, in maggioranza tunisini e subsahariani. Sarebbero più di 15 le persone che mancano all’appello, tra cui 8 bambini. Ventidue i superstiti, 13 uomini e 9 donne.

L’Open Arms ha poi fatto sapere che ieri alle 12 i 44 naufraghi sono stati trasferiti a Malta dai mezzi della guardia costiera. Questa volta, gli appelli e la pressione esercitata sulle autorità sono riusciti a garantire alle persone un porto sicuro senza attese infinite.