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La simbiosi mortale tra immigrazione e sicurezza

Tesi di Master in Criminologia Critica di Rossella Puca

29 ottobre 2019

Ringraziamo Rossella per aver condiviso il suo studio su Melting Pot.

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Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata FISPPA

Master interateneo di I livello in
Criminologia critica e sicurezza sociale.
Devianza, istituzioni e interazioni psicosociali

Tesi di Laurea
La simbiosi mortale tra immigrazione e sicurezza

Anno Accademico 2018/2019

Introduzione

L’obiettivo di questa tesi di laurea è quello di dimostrare la cosiddetta ‘simbiosi mortale’ fra immigrazione e sicurezza all’interno delle politiche contemporanee.

Come risaputo, le politiche migratorie vengono sostanzialmente rimpinguate dal diritto penale che da tempo segue il filo della logica dell’emergenza da un lato, e dell’amministrativizzazione dall’altro.

Queste sono due caratteristiche esclusive di una fase di sviluppo del sistema punitivo, destinata a mai esaurirsi attraverso l’uso inflazionistico e simbolico della legislazione penale, con il conseguente sacrificio delle garanzie costituzionali, a vantaggio di pretese ragioni di “efficienza” e “sicurezza”.

Il male cronico del diritto penale, inteso come emergenziale, può farsi iniziare, storicamente in Italia, con l’entrata in vigore della legge Reale (1975), e cioè con la messa a punto di una macchina efficientistica e simbolica, motivata come risposta alla sfida terroristica. Macchina che poi sarebbe sopravvissuta agli “anni di piombo” riproducendosi in ragione di nuove emergenze: dalla droga alla mafia, da Tangentopoli sino all’immigrazione.

L’Italia lungi dal riuscire a rappresentarsi quale paese d’immigrazione impostando
una politica coerente con le esigenze strutturali che il nostro sistema produttivo
manifesta, si sente invasa: “un’orda di miserabili bussa alle porte di casa nostra
entrando senza il nostro consenso
”.

Le riforme si susseguono con il mutare dei governi e nel dibattito pubblico la
questione immigrazione è da più di un ventennio, oramai, tematizzata con toni che
rasentano pericolosamente l’isterismo collettivo [1]. Nella percezione comune gli immigrati sono infatti importatori di degrado e disordine sociale, la causa principale dell’aumento di criminalità e dell’esplodere del senso d’insicurezza che pervade i maggiori centri urbani, e, le statistiche criminali, sembrerebbero confermare tali pulsioni dell’opinione pubblica.

La prima parte della tesi sarà dedicata ad una panoramica teorica e statistica fondata sulla percezione dell’insicurezza e dell’immigrazione, tra la diffusione di un panico morale e la creazione del capro espiatorio o più propriamente, del folk devil.

Alla parte centrale è affidata una narrazione tecnico-giuridica su determinate legislazioni dell’ultimo decennio: dai Pacchetti Maroni del 2008 e del 2009, proseguendo con i cosiddetti Decreti Minniti-Orlando, fino ad uno sguardo d’attualità: il Decreto Immigrazione e Sicurezza ed il Decreto Bis convertito in legge ad inizio agosto 2019.

Le fasi normative citate, con le dovute differenze seppur minime, si muovono su un doppio binario parallelo, il primo costituito dall’immigrazione, il secondo dalla sicurezza, avvolti in binomio sulla base di un paradigma securitario e legato ad una politica influenzata grandemente dal populismo penale.

Tale combinato disposto ha creato un effetto criminogenetico rinforzando, da un lato, talune rappresentazioni di pericolosità sociale e producendo, dall’altro, una propria ecologia culturale del sospetto, in riferimento alle finalità latenti delle quali migranti e marginali sarebbero portatori.

Infine, all’approdo del terzo capitolo, si disegnerà il piano attuale dell’emergenza: nelle politiche, nelle prassi e nelle burocratizzazioni, i cui dispositivi di controllo, sul piano dell’accoglienza dei migranti, è volta alla creazione di corpi docili e mansueti.

I risultati attesi dimostreranno la presenza fattiva della "simbiosi mortale" fra sicurezza ed immigrazione nelle normative e, di conseguenza, nelle prassi, una simbiosi intesa quale fulcro materiale e simbolico che compongono le politiche contemporanee di controllo.
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