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La Carovana di Madri centroamericane di nuovo in marcia alla ricerca dei propri cari desaparecidos lungo la rotta migratoria verso gli USA

Messico, 15 novembre - 3 dicembre 2019

18 novembre 2019

E’ partita il 15 novembre da Tapachula la 15ma Carovana di Madri centroamericane.
La accompagna una delegazione europea con la partecipazione di Carovane Migranti, Caravana Abriendo Fronteras e Ongi Etorri.

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Per il secondo anno consecutivo una piccola delegazione di Carovane Migranti è volata in Messico per accompagnare la 15ma Carovana di Madri centroamericane. Ci hanno raggiunto anche i compañeros e amici di Caravana Abriendo Fronteras e Ongi Etorri. Un’iniezione di forza indispensabile per iniziare il viaggio è stato il caloroso abbraccio con gli amici messicani, honduregni e spagnoli ritrovati al nostro arrivo in aeroporto.

La Carovana, composta da nove persone dal Guatemala, quattordici dall’Honduras, quattordici dal Salvador e due persone dal Nicaragua, è partita il 15 novembre da Tapachula, al confine col Guatemala. A differenza dello scorso anno quest’anno si rileva una partecipazione più ampia anche da parte di padri e fratelli di persone scomparse, infatti, oltre alle madri e alle sorelle sono presenti anche sette famigliari di sesso maschile.

Il diario dalla delegazione di Carovane Migranti

Il 15 novembre 2019: prima tappa della Carovana: Tapachula (México).
Siamo pronti per accogliere le madri in arrivo alla frontiera guatemalteca. La frontiera principale Hidalgo oggi era chiusa per scontri tra la polizia messicana e i commercianti guatemaltechi (la maggior parte di contrabbando), avvenuti nei giorni scorsi. Abbiamo quindi aspettato le madri per più di cinque ore alla frontiera Talismán.

Vivere la frontiera, anche solo per poche ore, provoca in noi un ingarbuglio di emozioni, impossibile domare i pensieri che inevitabilmente ci riportano alle storie di violenza e vita sospesa di chi quelle frontiere abita da giorni mesi anni, in ogni parte di questo nostro Mondo di cui abbiamo tracciato i confini per limitarne i sogni.
Inizia finalmente il viaggio della Carovana di madri da tutto il Centro America alla ricerca di figli e parenti scomparsi nel tentativo di emigrare verso gli Stati Uniti. Le madri da Honduras e Nicaragua sono quelle che hanno dovuto aspettare più tempo per passare tutti i controlli alla frontiera, ma finalmente tutte sono arrivate e la giornata finisce con una cena al centro de Derechos Humanos Fray Matías de Córdova en Tapachula.

16 novembre 2019: Oggi la visita al primo carcere. Le visite nelle carceri sono finalizzate a chiedere alle persone detenute se hanno visto e hanno notizie delle persone desaparecidas. Al tempo stesso, qualsiasi persona detenuta, che non abbia più potuto comunicare con la sua famiglia per le più svariate ragioni, può lasciare il proprio messaggio alle madri che, una volta rientrate nei paesi d’origine, si impegneranno a cercare i familiari della persona e a riportare il suo messaggio.


Nel carcere femminile CERSS 03 abbiamo trovato piste del passaggio di tre donne del Salvador e dell’Honduras. Le donne erano state avvistate a Tapachula, una di loro lavorava in un bar e aveva cambiato nome e colore di capelli. Abbiamo inoltre ascoltato il racconto, inframmezzato da lacrime e disperazione, della storia di vita di una detenuta migrante, madre di tre figli di cui due nati in Messico, che viveva a Tapachula dal 2014.

Venti giorni fa il marito della donna è stato accusato da una nipote di aver abusato della figlia di otto anni. Marito e moglie sono immediatamente stati arrestati e incarcerati e i loro figli sono stati allontanati senza la possibilità per la madre di avere loro notizie. Grazie alla mediazione di Ana Enamorado, abbiamo coinvolto gli operatori del centro Derechos Humanos del suroeste per supportare la donna e cercare insieme una soluzione.

Ci sono sguardi tra gli occhi velati dalle lacrime che non ci è facile spiegare, sono quelli dell’incontro tra madri a cui è stato strappato un pezzo del proprio cuore con la separazione forzata da un figlio, sono incontri tra corpi svuotati dalla perdita e ri-riempiti con la speranza e la tenacia di chi non rinuncia alla lotta per i propri diritti.