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Migranti detenuti in Libia per profitto

Daniel Boffey, The Guardian - 20 novembre 2019

26 novembre 2019

- Link all’articolo originale (ENG)

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Esclusivo: il documento chiede “un’azione immediata” per salvare vite umane dopo il rinnovo dell’accordo europeo con la guardia costiera libica.

Bruxelles - In un rapporto trapelato, l’Unione Europea ha ammesso di non poter monitorare le attività della guardia costiera libica e che la detenzione dei migranti è un “modello di business redditizio” per il governo della Libia, con il quale ha recentemente rinnovato un accordo controverso per fermare i flussi migratori verso l’Europa.

Il rapporto descrive in dettaglio il destino dei rifugiati in fuga verso l’Europa che vengono recuperati dalla guardia costiera, sostenuta da Bruxelles, e messi in campi di detenzione ufficiali e non, dove sono costretti a vivere in condizioni terribili e pericolose.

Nel documento di 13 pagine, che elogia ancora oggi i "progressi compiuti" nel ridurre il numero di persone che lasciano la costa libica per l’Europa, si parla di diffuse violazioni dei diritti umani, di morti, di sparizioni inspiegabili, di abuso d’ufficio e di corruzione.

Sulla base di un accordo multimilionario recentemente rinnovato, l’UE e l’Italia forniscono alla guardia costiera libica denaro, formazione e imbarcazioni per intercettare i migranti nel Mediterraneo, nel tentativo di bloccare le persone e impedire l’approdo sulle coste europee.

Il mese scorso è stato deciso di proseguire l’accordo e di fornire ulteriori 5 milioni di euro di finanziamenti, nonostante l’ammissione all’interno del documento dell’UE che "recentemente le condizioni dei migranti in Libia sono peggiorate gravemente a causa dei problemi di sicurezza legati al conflitto e all’evoluzione delle dinamiche e dell’economia del contrabbando e del traffico di migranti, oltre che per il peggioramento della situazione nelle strutture di detenzione sovraffollate".

Il documento UE trapelato, contrassegnato con limite (riservato), di cui è stata pubblicata solo una versione quasi interamente rielaborata, espone le "gravi" conseguenze e fa un appello interno ad "azioni immediate" per salvare la vita di coloro che sono nel sistema detentivo.

Il documento, scritto dalla presidenza del Consiglio dell’UE per un "gruppo di lavoro ad alto livello sull’asilo e la migrazione", riporta:

- Non c’è un numero ufficiale di campi di detenzione, ma si stima che il numero di strutture ufficiali e non possa variare da 17 a 35, alcune delle quali sarebbero gestite da milizie. Sono detenute più di 5.000 persone e circa 3.700 di queste si trovano in "aree di conflitto".

- Alcuni centri di detenzione "sono accusati di essere legati con il traffico di esseri umani" e "non esiste un adeguato sistema di registrazione dei migranti". "Sono stati individuati gravi casi di abuso d’ufficio e corruzione nei centri", si afferma nel documento dell’UE.

- Ai funzionari dell’Ue non è consentito monitorare la composizione o le attività della guardia costiera libica sulle "sfide per la sicurezza".

- Il governo libico non è riuscito a migliorare la situazione nei campi o a gestire con regolari segnalazioni le "sparizioni" delle persone prese dalla guardia costiera libica. "La riluttanza del governo ad affrontare i problemi solleva dubbi sul suo stesso coinvolgimento", dice il report.

La "riluttanza dei funzionari a cooperare è strettamente legata alle violazioni dei diritti umani che si verificano nei centri di detenzione e al fatto che le strutture costituiscono un modello di business redditizio per l’attuale governo libico". Secondo le organizzazioni umanitarie, i detenuti sono costretti dai funzionari del campo a chiedere ai parenti di pagare per il loro rilascio.

- A luglio, almeno 53 uomini, donne e bambini sono stati uccisi e 130 sono rimasti feriti quando è stata bombardata una struttura di detenzione vicino a Tripoli, in cui erano detenuti 644 migranti e rifugiati. Il centro bombardato è stato rapidamente riempito con persone fornite dalla guardia costiera libica.

- I campi di detenzione "presentano situazioni di sovraffollamento e le condizioni di vita sono misere. In particolare, ci sono difficoltà in relazione alle strutture sanitarie e alla fornitura di cibo e acqua. Sono state ampiamente segnalate gravi violazioni dei diritti umani".

L’UE sta facendo pressioni sul governo libico affinché interrompa la detenzione arbitraria dei migranti. Questo documento trapelato, e distribuito a settembre ai funzionari principali, rileva che le autorità libiche avevano accettato di chiudere tre centri di detenzione nei pressi di Tripoli, ma “finora, nessuno piano concreto è seguito a questa promessa”.

A Bruxelles è stata invece celebrata la riduzione del flusso migratorio, infatti il numero di persone arrivate in Italia dalla Libia è sceso da più di 107.000 nel 2017 a circa 13.000 nel 2018, e solo 1.100 nell’agosto di quest’anno. Si è dichiarato, inoltre che la guardia costiera libica ha intercettato lo stesso mese 5.280 persone.

Giovedì, il comitato del Parlamento europeo per le libertà civili deve interrogare gli ufficiali UE, con il membro del parlamento, il laburista Claude Moraes, che chiede piena trasparenza sui costi umani.

Sophie in ’t Veld, MEP olandese nel comitato, ha dichiarato: “Per anni, miliardi di euro sono confluiti in Libia con l’unico scopo di tenere i migranti lontani dall’Europa. Fa parte della Fortezza Europa, l’equivalente europeo del muro di Trump. Soltanto molto più letale del muro”.

Quindi forse meno persone sono annegate, meno persone hanno raggiunto le coste d’Europa. Ma invece innumerevoli persone sono morte nel deserto, sono state vendute al mercato degli schiavi, sono state torturate, stuprate e fatte morire di fame nei campi di detenzione libici, oppure sono state colpite da un conflitto violento”, ha aggiunto.
Nel frattempo, i trafficanti di persone stanno prosperando. Nessuno sano di mente potrebbe chiamare tutto ciò un successo. Questa politica è moralmente e finanziariamente un fallimento”.