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La nave saudita Bahri Yanbu carica di armi è in arrivo a Genova: sosteniamo la lotta nowar dei portuali genovesi

Basta complicità e silenzio di fronte alle navi di morte

13 febbraio 2020

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La Bahri Yanbu sembrerebbe una normale nave mercantile, all’apparenza.
In questo momento fende le onde della Spagna per attraccare nel porto di Genova.
Le dimensioni sono imponenti: 220x32,3 metri per 50.714 di stazza lorda con un tonnellaggio (DWT) di 26.000 t.
E’ stata costruita nel 2014 ad Ulsan, città metropolitana della Corea del Sud. L’azienda costruttrice è la Hyundai Mipo Dockdard, una delle più importanti industrie navali del mondo.
Tutto normale, sembrerebbe.
Ma normale non è.
La Bahri Yanbu trasporta armi ed è battente bandiera Arabia Saudita, leader della coalizione che sta seminando morte, feriti e distruzione in Yemen [1].
E’ partita da Dammam il 10 ottobre 2019, per poi toccare tre porti americani: Houston (06/01/20), Wilmington (13/01/20) e Dundalk (16/01/20).
Da qui, arrivo in Canada, a Saint John (21/01/20).
Poi l’inizio del tour europeo: in Germania a Bremerhaven (02/02/20), in Inghilterra a Sheerness Sheerness (05/02/20), in Francia a Cherbourg (06/02/20) ed infine in Spagna (09/02/20), presso Bilbao.

“In Nome di Quale Dio” si fa attraccare una nave saudita che trasporta armi?

La lista dei paesi europei che fanno affari con i sauditi è lunga.

Il Governo francese tradisce la propria normativa sotto ogni fronte: ospita il cargo arabo della morte nel porto Cherbourg, è partner della coalizione che sta flagellando il popolo yemenita, consegna armamenti “made in France” in mano agli EAU. Materiale bellico che risulta essere presente anche sul fronte eritreo, zona strategica per l’invasione in Yemen da parte delle milizie saudite [2]. Un business di armi verso la coalizione di Riyad che frutta al paese transalpino 50 miliardi di euro l’anno [3].

L’Inghilterra, esattamente come i francesi, è partner degli arabi nella guerra yemenita. Ospita le navi da guerra saudite, nonostante il Tribunale di Londra [4] con sentenza del 20/06/2019 abbia giudicato illegali i trasferimenti di armamenti in Arabia Saudita, noncurante, inoltre del fatto che la normativa inglese preveda espressamente il divieto alla vendita di armi nel caso in cui vi sia il rischio limpido di utilizzo di armamenti “in serie violazioni del diritto internazionale umanitario”.
Calpestare la legge per meri interessi economici, anche qui, è prassi: il cargo della morte è stato ospitato in una cittadina portuale di 11.654 abitanti, ossia Sheerness. Hanno scelto nel silenzio un porticciolo piccolo e sconosciuto per evitare clamore e proteste.

La Germania [5] non è da meno: 1,5 miliardi di euro di fatturato in armi alla coalizione saudita nonostante l’embargo alla stessa Arabia (circuito ripetutamente) ed una normativa interna calpestata.
Per raggirare il divieto di armi agli emiri ed all’Eritrea (ponte strategico nella guerra) vengono attuate due nuove rotte: la Berlino – Abu Dhabi – Assab per consegnare armamenti alla coalizione di Re Salem sullo stretto di Bāb el-Mandeb, noto trampolino di lancio per i bombardamenti in Yemen; la Berlino - Londra - Ryad per il traffico di velivoli militari, utilizzata per far arrivare aerei da guerra all’Arabia: rotta che sembra ancora aperta, visto che il Regno Unito ha versato 30,085 milioni di euro (14,6% sulle esportazioni totali degli inglesi) ai tedeschi per aerei ed elicotteri militari.
L’embargo diventa quindi un metodo goffo per mascherare la realtà e lavarsi la coscienza: a Bremerhaven, distretto di Brema affacciato sul Mar Nord, la nave Bahri Yanbu ha attraccato.

Gli affari sporchi continuano anche a “casa nostra”.
Le armi vendute ai sauditi fruttano all’Italia 6,78 miliardi di euro, nonostante questo business sia in contrasto con la normativa italiana ed europea.
Nelle ultime settimane sono stati registrati attracchi di navi Ro-Ro Cargo da guerra: la Bahri Abha [6] e la Maersk Sebarok [7] a Genova, crocevia per il rifornimento dei sauditi in Yemen ed in Siria.
La Und Atilim [8] e la Assos Seaways [9] di Erdogan a Trieste: imbarcazioni che trasportano armi e che hanno fatto giri strani, un andirivieni, sulla rotta Tezla-Italia. E con destinazione finale l’Anatolia, pronta di fatto a rifornire le milizie turche al confine siriano e continuare la guerra in Rojava.
A questo si aggiunge, appunto, la saudita Bahri Yanbu che a Bilbao, oltre ad aver ricevuto contestazioni da gruppi antimilitarisiti, secondo testimonianze attendibili, si è rifornita di armi ed esplosivi ed è già diretta verso Genova: arrivo previsto per lunedì 17 febbraio 2020 alle ore 15:00 in zona Sampierdarena.

A Genova, come già avvenuto lo scorso maggio e giugno, sono già state lanciate mobilitazioni da parte dei lavoratori portuali e associazioni cittadine contro l’attracco della nave di morte.

Queste mobilitazioni vanno sostenute, chiedendo nel contempo alle istituzioni italiane e al Governo di non permettere l’attracco della Bahri Yanbu per non essere nuovamente ed ostinatamente complici del massacro saudita in Yemen, di non violare quanto afferma la Costituzione italiana. Va inoltre essere messa la parola fine a questo insostenibile silenzio assenso verso le politiche sanguinarie e criminose del governo saudita.

Chiediamo di smetterla di perseguire la politica della codardia, di trincerarsi dietro il vile “occhio non vede, cuore non duole”: noi le vediamo le armi che passano dall’Italia e vengono utilizzate per il genocidio dello Yemen o per le uccisioni in Siria. Noi vediamo perfettamente gli effetti atroci che hanno i carichi che transitano indisturbati dai porti italiani: morte, mutilazioni, fame!

Sosteniamo la lotta dei camalli genovesi e di quanti, a gran voce, si stanno battendo per non renderci complici del business di morte saudita.

- Ascolta l’intervista a Riccardo Rudino, rsu Filt Cgil al porto di Genova e del CALP di Genova (tratta da Radio Onda d’Urto)