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Tuzla, Bosnia - Rastrellamenti in tutta la città, sgomberato l’accampamento informale

Alcune considerazioni della campagna Lesvos calling

11 marzo 2020

Vai alla campagna Lesvos calling

Questa mattina le principali testate giornalistiche bosniache (Oslobodenje, Slobodna bosna e Dnevni Avaz) hanno dato notizia dello sgombero dell’accampamento informale di migranti presso la stazione di Tuzla, città situata nell’omonimo cantone e terza per grandezza dopo Sarajevo e Banja Luka.

Circa 500 persone sono state caricate su una decina di autobus che si sono diretti verso il campo di Blazuj nei pressi di Sarajevo.
“Slobodna Bosna” riporta che il campo di Blazuj con gli arrivi da Tuzla arriverà a contare circa 1300 presenze [1]

L’intera operazione sembra essersi svolta con relativa tranquillità, anche se da alcuni profili facebook di attivisti locali viene riportato come le forze di polizia fossero già operative dalla sera precedente, bloccando i vari migranti presenti in città e prelevandoli anche dagli alloggi privati in cui molti di loro risiedevano.

Gli articoli riportano che quest’azione di rastrellamento sia conseguente all’incontro di Fahrudin Radoncic, ministro della sicurezza bosniaco, con il sindaco di Tuzla Jasmina Imamovića e il primo ministro del cantone, avvenuto il 7 marzo 2020.
In quell’incontro il ministro Radoncic, anche in vista delle elezioni comunali di quest’anno, avrebbe spinto fortemente per uno sgombero della stazione e una normalizzazione della situazione a Tuzla [2].

Quest’operazione rientra perfettamente nell’ottica dello stato bosniaco di volersi presentare come un’autorità capace di gestire la situazione migratoria, quindi meritevole di ricevere direttamente i finanziamenti internazionali (principalmente dall’IOM) senza dover passare da eventuali mediatori.

Come attivisti e attiviste della campagna Lesvos Calling, durante le precedenti staffette in Bosnia, avevamo inoltre sottolineato come fosse in atto un’operazione di centralizzazione della solidarietà ad opera dell’OIM [3]. Tramite una serie di finanziamenti alle realtà locali si procede infatti ad una loro progressiva formalizzazione che di conseguenza porta ad un maggior controllo sul loro operato e ad una minore indipendenza e probabile libertà nell’azione di denuncia.
Lo sgombero della stazione e il trasferimento dei migranti presso il campo di Blazuj, anch’esso gestito dall’IOM, può essere letto come un altro tassello del contenimento della mobilità umana e del piano di smantellamento della solidarietà dal basso, difficilmente controllabile da parte delle autorità e molto presente in Bosnia, particolare nelle zone di confine con la Croazia.