logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Covid-19: Anche i braccianti hanno diritto a casa, salute, permesso di soggiorno

Il Made in Italy che troviamo nei supermercati è sorretto da migliaia di migranti senza alcuna tutela

22 marzo 2020

Assegna il tuo 5‰ al Progetto Melting Pot!

La maggior parte del cibo che mettiamo in tavola (o in dispensa, vista l’emergenza sanitaria in corso) è raccolto, lavorato e inscatolato da manodopera migrante, spesso l’ultimo anello di una “filiera sporca” [1] sempre più vitale per la sussistenza alimentare di un paese che rimarrà bloccato non si sa ancora per quanto tempo.

E adesso che l’epidemia si sta espandendo, che si fa? Dove mettiamo migliaia di braccianti che al sud (ma anche al nord) si spezzano la schiena per raccogliere tutta la frutta e la verdura, che tra l’altro inizia a scarseggiare, che troviamo sugli scaffali dei principali supermercati? Possiamo forse sgomberarli o applicare i famigerati decreti Salvini, arma micidiale contro migranti e poveri?
Esattamente lui, l’ex ministro dell’interno, colui ha fatto del cibo Made in Italy una retorica bulimica da social che - e di questo non ne avevamo dubbi - non si è mai accorto che il comparto agricolo italiano è tenuto in piedi da migliaia, sicuramente più di mezzo milione, di lavoratori, per lo più migranti, per lo più pagati in nero, o meglio sottopagati, che vivono in baraccopoli in condizioni disumane.
Ce lo ricordiamo tutti quando, tronfio e sorridente, giocava con le ruspe a sgomberare baraccopoli e insediamenti informali, togliendo anche quei pochi e miseri ripari a lavoratori. Certo, non che il prima e il dopo di Salvini al Viminale abbia portato chissà quali diritti e risposte ai bisogni fondamentali.

Sì perché ora che il Covid-19 sta scendendo verso sud, nella paura e frenesia generale visti gli atavici problemi del sistema sanitario del Mezzogiorno, bisognerebbe iniziare a chiedere alle istituzioni perché negli ultimi venti e forse più anni non hanno mosso un dito per risolvere il problema abitativo di migliaia di migranti costretti in ghetti o insediamenti informali che, nel tempo, sono diventati delle jungle a cielo aperto dove, e non è una novità, le condizioni igienico sanitarie sono pessime. Migliaia di persone abbandonate che, tra le altre cose, soffrono di una serie di patologie che potrebbero ulteriormente aggravare l’incidenza del virus sul proprio corpo. Molte di loro, come viene descritto nei rapporti sanitari di MEDU, riscontrano, ad esempio, patologie del sistema respiratorio in quanto da anni si riscaldano in anguste tende (o baracche) respirando il fumo acre della legna o della plastica bruciata.

Sono esattamente gli stessi uomini che permettono oggi di gustare, nel bel mezzo di una pandemia, succose fragole o rossi pomodorini. Raccoglitori che, per qualche decina di euro, in un mercato nel quale il lavoro nero e la penetrazione delle mafie è una realtà consolidata [2], rappresentano appieno le contraddizioni di un un neoliberismo sfrenato e di cui oggi noi tutti stiamo pagando le conseguenze. La Piana di Gioia Tauro e la zona del foggiano, dove si concentrano migliaia di lavoratori stagionali per le arance e i pomodorini, sono parte integrante del sistema agricolo italiano, che ad esclusione di qualche cooperativa resistente, è un coacervo di sfruttamento, mafie, sgomberi, segregazione, e che la Grande Distribuzione Organizzata continua a far finta di non vedere.

In questo momento, Giorgio Mercuri, presidente di Alleanza Cooperative Alimentari, oltre a definire “sempre più arduo riuscire a garantire ancora a lungo ai cittadini una assoluta continuità nella fornitura del cibo”, ammette la “mancanza di disponibilità di manodopera” proponendo “di prolungare i permessi di lavoro per i lavoratori extracomunitari (sic!) oppure la possibilità di impiegare in campagna i cittadini idonei ai quali viene attualmente erogato il reddito di cittadinanza [3].
Pochissime, però, le parole spese a riguardo della sicurezza dei lavoratori, alle condizioni in cui vivono, alla necessità di tutelare la loro salute, nessun accenno al fatto che, vista la particolare emergenza sanitaria, sia oggi fondamentale una sanatoria per i migranti presenti in Italia, un atto importante non tanto per mantenerli nel lavoro dei campi, ma per dare una risposta a persone che hanno lo stesso diritto nostro di accesso alle cure e di protezione da un’epidemia che si sta diffondendo anche nel Mezzogiorno d’Italia (sono stati registrati proprio l’altro ieri i primi casi di contagio da Covid-19 nella Piana di Gioia Tauro). Parimenti, l’accesso alla casa, altro sacrosanto diritto, dovrebbe, in questo particolare momento, essere garantito dalle istituzioni inserendo piccoli gruppi di persone in abitazioni confiscate alle mafie o nelle tantissime case sfitte presenti in tutto il territorio italiano.

Passaggi importanti, nonostante l’estremo ritardo, per ridare la giusta dignità a lavoratori che, da anni, quotidianamente, chiedono i diritti minimi, ma fondamentali, in quanto, per l’appunto, persone!

Leggi anche:
- Piana di Gioia Tauro: proposte operative per la gestione dell’emergenza COVID-19 relativa alle condizioni abitative dei braccianti. Le proposte di Medu.

- "Sanatoria per difendere gli stranieri irregolari da Coronavirus e sfruttamento". (articolo di Repubblica.it)

- Tutelare la salute dei braccianti: servono misure immediate (articolo di Vita.it)