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Ministro bosniaco propone la deportazione e l’arresto dei migranti

Sertan Sanderson, Infomigrants - 24 aprile 2020

28 aprile 2020

- Link all’articolo originale (ENG)

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Mentre la propagazione del COVID-19 continua, il Ministro dell’Interno bosniaco ha proposto che i migranti vengano espulsi dal paese. Ha dichiarato che essi hanno un effetto negativo sul sistema economico, già colpito dalla pandemia, oltre a costituire un pericolo per la pubblica sicurezza. Il clima intorno ai rifugiati in Bosnia sta iniziando a farsi pesante.

Questo giovedì (23 aprile 2020 n.d.T.) il Ministro dell’Interno bosniaco Fahrudin Radoncic ha dichiarato di voler presentare una proposta di legge basata sulle sue affermazioni in Parlamento, senza però specificare la data in cui il disegno di legge sarà pronto per il dibattito parlamentare.

Ha aggiunto anche che i migranti che non saranno in grado di confermare la propria identità esibendo il passaporto o altri documenti identificativi, saranno arrestati e non potranno accedere ai campi per rifugiati.

Il Ministro dell’interno Fahrudin Radoncic è una figura controversa all’interno del panorama politico bosniaco. Foto: DW/S. Huseinovic

I migranti che si rifiuteranno di esibire un documento di identità non potranno più accedere ai nostri campi per migranti e per rifugiati” ha continuato Radoncic.

Finiranno dritti in prigione. E là resteranno da uno a cinque anni, fino a quando non potremo stabilire la loro identità. Questa è la nostra nuova proposta di legge.”
Vogliamo alleggerirci del peso di dover fornire assistenza a 8.000 o 9.000 persone. Non siamo in grado di farlo, specialmente in questo momento di lotta al virus.
Vogliamo inoltre scoraggiare psicologicamente i nuovi migranti dal venire qui una volta che la pandemia sarà finita e le frontiere saranno riaperte
”.

Le autorità bosniache avevano già messo in atto precedentemente delle misure estreme per dissuadere i migranti a stabilirsi nel Paese, come la minaccia di inviare l’esercito per rafforzare le frontiere e l’interruzione della fornitura di acqua agli accampamenti improvvisati.

Una crisi in crescita

Queste dichiarazioni sono state rilasciate dopo che centinaia di migranti, rimasti bloccati vicino alla città di Bihac (al confine con la Croazia), sono stati trasferiti in una vicina tendopoli di emergenza allestita in piena pandemia di coronavirus dall’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni).

Migranti e rifugiati hanno vissuto nel campo di Vucjak a Bihac per anni, nella speranza di riuscire a varcare il confine con la Croazia e raggiungere così l’Unione Europea. Tuttavia La Croazia ha introdotto severi controlli e fortificazioni al confine, e gli episodi sempre più frequenti di respingimenti violenti verso il territorio bosniaco lasciano i futuri richiedenti asilo in un limbo perenne in Bosnia-Erzegovina.

Migranti nel campo di Vucjak a Bihac, Bosnia-Erzegovina. Foto: EPA/FEHIM DEMIR

Ma, in piena emergenza COVID-19, il campo ed i suoi 1.500 ospiti sono di nuovo fonte di preoccupazione per il governo, a causa delle scarse condizioni igienico-sanitarie. Inoltre, proprio nel bel mezzo della diffusione del coronavirus, gli altri campi sparsi per il paese potrebbero diventare un pericoloso terreno di diffusione delle malattie e costare parecchi milioni di euro ai contribuenti bosniaci.

I campi allestiti dall’OIM in tutto il territorio della Bosnia-Erzegovina ospitano più di 6.000 migranti.