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Il coronavirus ha creato nuove connessioni tra studenti e rifugiati che vivono in diverse parti d’Europa

2 luglio 2020

Impossibilitati a proseguire le lezioni per apprendere la lingua, molte persone hanno continuato a "incontrarsi" nel web, trovando un modo per continuare le lezioni ma anche per sentirsi meno soli. L’articolo tradotto da Sara Forcella racconta un’esperienza specifica e molto originale che l’ha vista coinvolta in prima persona, e che in forme diverse, soprattutto nelle scuole di italiano per migranti sorrette da volontari, si è realizzata in molte città durante il periodo di lockdown.
- Link all’articolo originale (ENG)

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Vivono a migliaia di chilometri di distanza, separati dal lockdown, eppure il coronavirus ha creato nuovi contatti tra un gruppo di studentesse in Inghilterra e un gruppo di rifugiati che vivono a Roma.

A seguito della pandemia Covid-19 le studentesse del corso di laurea in Lingue Moderne all’Università di Exeter (UK) hanno dovuto interrompere bruscamente il loro periodo di studio in Italia. Il gruppo di studenti adulti che vivono a Roma, invece, ha tutta un’altra storia. Sono persone con background migratorio che hanno superato enormi difficoltà per raggiungere l’Europa.

I due gruppi condividono un’esperienza comune - stanno attualmente perfezionando il loro italiano - e hanno partecipato a degli incontri di lingua italiana online, durante i quali hanno potuto condividere i loro vissuti legati all’apprendimento della lingua.
Valentina Todino, tutor di lingua italiana presso l’Università di Exeter e mediatore culturale, e Sara Forcella, dottoranda presso Sapienza Università di Roma e insegnante di italiano L2, hanno organizzato delle lezioni online per aiutare i loro studenti a sentirsi meno isolati e per farli continuare a studiare l’italiano durante il periodo del lockdown.

Il gruppo di sette studenti che vivono a Roma e che hanno preso parte alle lezioni online vengono dalla Guinea Conakry, Ghana, Nigeria, Mali, Iran e Somalia, e sono richiedenti asilo e rifugiati. Alcuni hanno dovuto imparare a leggere e scrivere quando sono arrivati ​​in Italia, altri hanno una laurea e altri ancora parlano più di tre lingue. Una parte degli studenti vive nei centri di accoglienza, mentre altri in abitazioni private. Sara organizza attività culturali e lezioni di italiano e, insieme ad un avvocato che si occupa delle questioni legate ai documenti e alla domanda di asilo, forniscono supporto alle persone con background migratorio per facilitarne l’orientamento sul territorio dove vivono e il movimento in piena autonomia. A seguito della pandemia queste attività si sono spostate online.

Il gruppo di studenti si è “incontrato” due volte prima della fine dell’anno accademico e ci auguriamo che l’iniziativa possa ripetersi in autunno.
Valentina ha dichiarato: “Abbiamo organizzato le lezioni di modo che fossero incentrate sulla questione della lingua, mantenendo la conversazione sul piano informale. Gli studenti non dovevano parlare di nulla di personale, ed è stato bello sentirli discutere del loro interesse per l’italiano. I due gruppi ci hanno detto che è stata un’esperienza meravigliosa per loro. Questa iniziativa ha dato alle mie studentesse una nuova prospettiva sulla realtà della migrazione in Italia, realtà con la quale non erano necessariamente entrate in contatto mentre si trovavano a studiare in Italia”.

Sara ha dichiarato: “I due gruppi hanno scoperto di avere molto in comune nel momento in cui si sono trovati a lavorare insieme per migliorare il loro italiano. Hanno riflettuto sul fatto che per gli studenti di Roma l’apprendimento della lingua è una questione di sopravvivenza, mentre per le studentesse dell’università di Exeter è una scelta, a volte una passione”.

I due gruppi hanno discusso sulle parole italiane che non esistono in altri idiomi e sul rapporto con la lingua italiana. Si è così creato “un ponte” per avvicinare persone che provengono da contesti differenti dando loro una prospettiva su una realtà diversa dalla propria.
"Per i miei studenti è stata un’opportunità per parlare di tanti argomenti di loro interesse, non direttamente collegati alla migrazione o alle loro situazioni personali".

Entrambi i gruppi hanno discusso dell’impatto della pandemia sulla loro vita quotidiana, della solitudine durante il lockdown e della situazione economica generale, con la perdita di posti di lavoro e di tante opportunità.

Amos Atobiga, uno degli studenti che vivono in Italia, ha dichiarato: "A dire il vero è stata la prima volta che mi sono unito ad un gruppo di studio online ed è stato divertente. Questo periodo di isolamento è stato molto difficile per me. Durante gli incontri con le studentesse abbiamo imparato insieme e ci siamo fatti tante domande gli uni con gli altri. Non vedo l’ora di proseguire questo tipo di studio online. Essere in contatto con altre persone è stata una cosa positiva per me, un momento davvero importante. Incontrare nuove persone è stato molto bello, spero che continueremo a farlo".

Tilly Dabbs, studentessa dell’Università di Exeter, ha dichiarato: "È stato davvero gratificante usare l’italiano come lingua di comunicazione o lingua franca con altri studenti stranieri di italiano. Mi sento molto fortunata ad aver incontrato gli studenti di Sara e ad aver avuto un’opportunità così unica che difficilmente mi sarebbe capitata altrove. Nella delicata situazione che stiamo vivendo è stato davvero bello avere di nuovo “un contatto” con l’Italia, chiacchierare dei posti che amiamo di più, della gestualità e di tante altre piccole cose che ci mancano di questo paese e ci ricordano il periodo che abbiamo vissuto lì. Mi piacerebbe continuare questo scambio in futuro poiché è stata un’esperienza ricca e stimolante, una cosa che ti apre gli occhi”.