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Carovana europea 2020. Sulla rotta dei balcani

Un’iniziativa promossa da Caravana Abriendo Fronteras e Carovane Migranti. Dal 26 al 30 agosto a Bilbao, Briançon, Catania, Palermo, Torino, Trieste e Valencia

25 luglio 2020

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La normalità che è per noi la principale causa del problema è tornata con rapidità inaspettata.
Tutto come prima? O nulla sarà come prima? Discussione inutile e di pura lana caprina.

Pare che la crisi pandemica non abbia cambiato le peggiori abitudini. Si discute se prorogare “lo stato di emergenza fino al 31 dicembre … e di conseguenza lo smart working, per dipendenti pubblici e privati ancora chiusi a casa”.

Difficile comprendere questo accostamento se non fosse ridicolo dirlo dopo che la più alta percentuale di morti si è registrata quando un intera filiera industriale lavorava senza sosta nelle zone del Paese maggiormente colpite dal Covid.

Riaprono la movida e gli stabilimenti balneari ma non scuole e università mentre il Governo fa sapere che “la Protezione civile manterrà un ruolo centrale, soprattutto in vista della riapertura delle scuole”.

Tra le lacrime ministeriali si è lanciata una regolarizzazione fasulla che tradisce l’aspettativa di migliaia di lavoratori migranti che continueranno così a rimanere schiavi di padroni e caporali. Tamponi e quarantena per i migranti e via libera per i turisti (soprattutto per i detestatissimi tedeschi e olandesi).

Non pensavamo a tutto questo quando lo scorso 25 gennaio ad Artea (Spagna, Paesi Baschi) decidemmo dopo due intense giornate di dibattito di attraversare l’Europa con una grande Carovana di almeno 300 attivisti per arrivare fino a quel terribile confine interno tra Croazia e Bosnia. Non pensavamo di lì a poco di passare mesi a vederci solamente attraverso i nostri monitor solitari o ad ascoltare le voci delle atrocità che si compivano lungo la rotta balcanica.

Non pensavamo di trovare una soluzione perché le incognite erano davvero troppe e cresceva il senso di impotenza verso la politica di morte dei governi europei.

Alla fine proponiamo una cosa che ci piace a metà, una metà in presenza e una metà online riprodotta da milioni di pixel. Il dibattito di questi mesi è stato ricchissimo, per noi estremamente formativo e questo sarebbe già un buon motivo per essere contenti a tutto tondo. Due esperienze, Caravana Abriendo Fronteras e Carovane Migranti, si sono incontrate grazie alle reti costruite nei viaggi degli anni passati. Poi lo scorso anno abbiamo camminato insieme in Spagna, fino a Ceuta, in Tunisia e in Messico con il Movimiento Migrante Mesoamericano ed ora avanziamo una nuova sfida che si propone di allargare pratiche comuni, di costruire comunità in resistenza, di individuare forme di lotta e di denuncia efficaci.

Questa Carovana a metà diventerà l’occasione per costruire nuove relazioni, nuovi legami di amicizia, nuove occasioni di dibattito politico, di confronto e sperimentazione.

Dopo tutto non siamo incoscienti, vediamo andare letteralmente a rotoli il pianeta e neanche per un momento possiamo credere che il ritorno alla normalità sia la cosa per cui vale spendersi. Sappiamo di essere piccoli e infinitamente inutili. Per alcuni sembrerà l’ennesima fuga dalla realtà ma noi ostinatamente proveremo a cercare altrove e ancora una volta la direzione. La intravediamo nel bene comune, nella speranza dei popoli in movimento, nella tenacia dei popoli originari, guardiani delle foreste e delle acque ai quali abbiamo strappato la normalità attraverso un secolare genocidio. Non si sono arresi e lentamente, con il passo dei saggi, costruiscono pratiche di autodifesa, altri mondi dentro questo mondo, un Buen vivir per loro e per noi.
Un Buen vivir che non può essere a metà. Ci proviamo per la sesta volta.

Manifesto

Carovana Europea 2020
Caravana Abriendo Fronteras e Carovane Migranti

La Fortezza Europa, lungi dal frenare la sua avanzata nel contesto globale della pandemia, sta compiendo un altro salto di qualità in una direzione autoritaria per rivitalizzare, attraverso nuove strategie, le sue pratiche necro-politiche.

I porti sono stati chiusi, il diritto d’asilo è stato sospeso in Grecia e in Ungheria, c’è stato un silenzio mortale sulle persone rifugiate alle frontiere esterne, sulle persone in transito tra le frontiere interne, sugli invisibili che vivono nelle nostre città, nel CIES/CPR, nei CETI, nei campi di detenzione e nei campi di concentramento libici.

Vengono erette barriere sempre più alte e insidiose ai confini dell’Europa meridionale e questi vengono difesi, come nel caso della Grecia, con gas lacrimogeni e respingimenti di massa e con la benedizione della Presidente della Commissione europea e gli applausi dei principali organi di informazione. Ora la pandemia di Covid-19 sta facilitando la diffusione di un nuovo stigma contro le persone migranti e rifugiate che arrivano dall’Africa e dal Medio Oriente. In questo momento, coloro che fuggono dalla miseria e dalla guerra, sia che arrivino in barca o che sopravvivano qui in condizioni disumane e con salari da fame, sono accusati di diffondere la pandemia e di mettere in pericolo la vita della popolazione europea. Questa infamia viene disseminata con naturalezza e comincia a diffondersi rapidamente tra la gente. Frontex sta intenzionalmente contribuendo a questo annunciando sfacciatamente l’imposizione di controlli sanitari ai migranti ma non ai turisti.

La rotta dei Balcani, obiettivo della carovana di quest’anno, è un esempio di come la pandemia in quella zona sia stata utilizzata dai vari governi per dispiegare, nel controllo dei migranti, unità militari e agenti di Frontex. L’agenzia europea incaricata del controllo delle frontiere, con oltre 420 milioni di euro nel 2020, ha aumentato il suo budget annuale di quasi il 35%, destinando così risorse europee nella violazione dei diritti umani. Una prova lampante di quest’ultima sono state le umiliazioni inflitte dalla polizia di frontiera croata quando ha dipinto la croce cristiana sulle teste dei migranti provenienti dai paesi musulmani. Tutto questo è peraltro avvenuto durante il turno di presidenza del Consiglio europeo da parte della Croazia nella prima metà di questo 2020.

Quest’estate l’UE sta cercando di attuare un Patto sull’immigrazione basato su una maggiore chiusura alle frontiere con un’escalation nell’espulsione dei migranti irregolari.

La Carovana quest’anno non porterà i propri corpi dove avrebbe voluto, nei luoghi dove la vita degli altri scompare nella morte e nell’invisibilità. I nostri corpi di interposizione non saranno a Ceuta, a Lesbo o a Bihac.

In questi mesi di isolamento migliaia di famiglie non sono state in grado di accompagnare i loro cari negli ultimi momenti di vita. A questo proposito, come non ricordare le storie raccontate dai testimoni, famigliari degli scomparsi in Centroamerica e nel Mediterraneo, che ci hanno accompagnato nella carovana del 2019.

Il diritto universale alla salute in un sistema sanitario pubblico che la garantisca si è dimostrato essenziale e in netto contrasto con le politiche che favoriscono le spese militari, la produzione e il traffico di armi. Questa crisi sociale e sanitaria, lo stato di emergenza, hanno dimostrato che il privilegio di confinarsi è determinato dal posto occupato in questo sistema etero-patriarcale, capitalista e coloniale. Quando si parla di lavori essenziali si pensa normalmente al processo produttivo e la priorità è data al mercato rispetto alle vite; queste, quando non sono produttive o funzionali al sistema vengono scartate.

Questa crisi ha reso tuttavia visibile che i lavori essenziali sono quelli che hanno a che fare con la cura delle persone, con i lavori che molte donne migranti svolgono nei lavori domestici interni, nella raccolta di cibo, ecc.

Le grandi organizzazioni del settore agricolo hanno chiesto l’intervento dei governi. Si sono resi conto che la manodopera a basso costo non poteva raggiungere i campi. Il Sindaco di Saluzzo, luogo che avremmo attraversato con la Carovana ( da molti anni centro di una vergognosa baraccopoli che ospita lavoratori stagionali che arrivano dal sud Italia, da Rosarno e dai campi spagnoli di Lepe e Huelva ) ha lamentato nel pieno della pandemia che "mancano novemila lavoratori per la raccolta della frutta, dei quali almeno il 75% stranieri. Senza di loro, quest’anno non ci saranno mirtilli, albicocche e prugne".

A Huelva, le condizioni di vita delle lavoratrici marocchine della fragole sono, al di là della pandemia, la diretta conseguenza di un modello patriarcale di precarietà volto a perpetuare le condizioni di vulnerabilità lavorativa e sanitaria. Quest’anno la chiusura delle frontiere ha fatto sì che arrivassero fino a 12.000 lavoratori in meno rispetto a quelli inizialmente selezionati e che soltanto il 10% abbia potuto unirsi ad altre raccolte. Ammassati in alloggi malsani, senza acqua corrente o elettricità e senza un’adeguata assistenza sanitaria, sono rimasti intrappolati senza poter tornare nei loro paesi d’origine.

Attraverso le televisioni abbiamo osservato con inquietudine la militarizzazione della vita politica e quotidiana, l’autoritarismo e la violenza razzista della polizia. Ma abbiamo anche guardato con speranza, coinvolgendoci emotivamente, ad una moltitudine di iniziative di solidarietà e resistenza comunitaria molte delle quali guidate da collettivi di persone razzializzate, comunità africane o di afrodiscendenti, come le campagne #RegularizaciónYa nello stato spagnolo e #SanatoriaSubito in Italia e le mobilitazioni mondiali contro il razzismo e la violenza della polizia.
Il degrado ambientale, all’origine della pandemia, le prospettive di movimento forzato di interi popoli, in un contesto di emergenza climatica, sono anche una preoccupazione delle organizzazioni e dei collettivi che compongono la Carovana Europea 2020.

La pandemia ci ha dimostrato che nessun paese è al sicuro dai disastri globali anche se colpisce territori e classi sociali diverse in modi molto diversi. La Marcia per il Clima ha costituito una mobilitazione globale senza precedenti prima della COP25. Di fronte alle politiche neoliberiste e all’inazione dei governi, i cittadini si sono mobilitati con la leadership dei giovani, che vedono il loro futuro in pericolo, e le comunità indigene che rischiano la vita difendendo la terra e la vita sul pianeta contro le grandi multinazionali.

Per il secondo anno consecutivo condividiamo le esperienze di Caravana Abriendo Fronteras e CarovaneMigranti per denunciare le politiche dei governi spagnolo, italiano ed europeo.

A questi chiediamo:
- La regolarizzazione urgente e permanente per tutti coloro che si trovano in una situazione amministrativa irregolare. Chiediamo anche che sia garantito il ricongiungimento familiare;
- L’abrogazione dei cosiddetti “Decreti sicurezza”;
- La chiusura del CPR congiuntamente allo sviluppo di alternative all’espulsione coercitiva con una particolare attenzione al processo di integrazione dei migranti nel nostro Paese;
- La ratifica dell’articolo 189 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro che garantisce una protezione specifica alle lavoratrici domestiche;
- Lo scioglimento di FRONTEX e la fine del sub-appalto alle polizie balcaniche del controllo delle frontiere;
- Mettere fine alla violenta catena dei respingimenti in contrasto con il diritto internazionale;
- Eliminare le retate razziste e xenofobe, la criminalizzazione e le vessazioni contro le persone e le organizzazioni solidali con i migranti. L’azione violenta dei gruppi neofascisti sulla rotta dei Balcani non può continuare;
- Sospendere gli accordi di rimpatrio e di riammissione con i paesi terzi (Libia, Turchia, Niger o Marocco) che non rispettano i diritti umani. Nessuna persona dovrebbe essere inviata in un paese dove può subire torture, persecuzioni o minacce di morte.

L’esternalizzazione dei confini va a vantaggio dei governi corrotti, che non garantiscono i diritti umani, e delle mafie che agiscono con la loro connivenza,
- Vie legali e sicure per le persone in transito che garantiscano i loro diritti nei paesi di accoglienza, prevenendo lo sfruttamento, gli abusi, la violenza, la tratta e il contrabbando;
- Rispetto delle disposizioni del diritto internazionale, in particolare della Convenzione di Ginevra relativa ai rifugiati e delle norme a tutela dei migranti;
- Garanzie specifiche per le persone che si trovano in una situazione di particolare vulnerabilità, come previsto dalla Direttiva europea sulle procedure comuni per la concessione di protezione internazionale: donne che hanno subito violenza sessuale, vittime della tratta, minori, persone LGBT, ecc;
- L’autorizzazione per le navi di salvataggio in mare a svolgere liberamente il loro lavoro di salvataggio per salvare vite umane nel Mediterraneo e che il salvataggio pubblico umanitario sia di competenza dell’UE;
- Politiche di accoglienza dignitose ed efficaci;
- L’abrogazione del regolamento di Dublino e della direttiva europea sui rimpatri;

- Chiediamo che vengano seguite le raccomandazioni del Tribunale Permanente dei Popoli nelle sue sessioni sulla violazione dei diritti dei migranti e dei rifugiati a Barcellona, Palermo, Parigi e Londra (2017-2019), le proposte della relatrice dell’ONU nel suo rapporto sulle sparizioni forzate sulla rotta migratoria e quelle di diverse organizzazioni non governative, come quelle di Amnesty International (rapporto del dicembre 2017) sulla violazione dei diritti in Libia;

Proponiamo l’approvazione del Trattato vincolante sul controllo delle Società multinazionali e delle altre imprese commerciali per quanto riguarda i diritti umani, negoziato nel quadro del Consiglio delle Nazioni Unite a Ginevra;

Ratificare la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie;

E infine, garantire la giustizia e offrire rifugio a chi scappa dal proprio paese per cause climatiche, controllare e sanzionare l’attività delle aziende inquinanti, seguire l’accordo di Parigi firmato nel 2016 per ridurre le emissioni di gas serra e mitigare il riscaldamento globale.

La solidarietà è un cammino comune tra i popoli e gli individui contro le cause che portano al movimento forzato dei popoli. Non possiamo voltarci dall’altra parte o affermare che abbiamo enormi difficoltà economiche nei nostri Paesi.

Il neocolonialismo assume la forma delle società multinazionali europee e le regole di commercio e di investimento fanno sì che il flusso di denaro dai paesi ricchi a quelli poveri sia infinitamente inferiore a quello che si stabilisce nella direzione opposta. L’UE ha l’obbligo politico di impegnarsi per risolvere la crisi sanitaria in tutti questi paesi poveri. L’attuale pandemia non può offrire un pretesto per giustificare nuove politiche repressive alle frontiere e tutti coloro che chiedono di entrare nei nostri paesi devono essere trattati nel rispetto dei diritti umani richiamati dai trattati internazionali.

Le Carovane
La Carovana spagnola si muoverà intorno a due aree specifiche; Bilbao e Valencia.
Le diverse realtà spagnole si distribuiranno su questi due poli per le azioni pomeridiane.
Troverete gli aggiornamenti sulle pagine fb di Caravana Abriendo Fronteras e sul sito web https://abriendofronteras.net.
Quella italiana si articolerà secondo il calendario che troverete qui in basso.
Le quattro giornate internazionali sono segnate da altrettanti assi tematici che verranno affrontati, in linea di massima, al mattino con un fitto contributo di testimonianze online e con azioni partecipate nel pomeriggio. Le diverse carovane saranno collegate via web e condivideranno così le iniziative e i contributi raccolti in diretta. Fondamentale la presenza dei testimoni dal Mediterraneo, Centroamerica e Balcani che quest’anno non potranno purtroppo viaggiare con noi ma che incontreremo in rete con contributi registrati e in diretta.
Iniziative anche a Catania e a Palermo con partecipazioni anche da altre zone della Sicilia.

Carovane Migranti, le tappe italiane della Carovana Europea 2020
Il programma, escluse le date, è decisamente provvisorio perché segue l’incertezza rispetto alle condizioni di noleggio dei mezzi con cui spostarci. L’utilizzo di piccoli furgoni o di un autobus è vincolato alle disposizioni in merito alla pandemia. Ad oggi i mezzi potranno essere utilizzati occupando solo la metà dei posti con il risultato che i costi raddoppieranno.
Comincia in queste ore l’affinamento delle iniziative con i gruppi locali coinvolti.

Mercoledi 26 agosto
Iniziativa di presentazione della Carovana, Conferenza stampa e collegamenti internazionali.
Il prossimo 26 settembre si ricorderà la strage di Ayotzinapa che avvenne esattamente sei anni prima a Iguala, in Messico. Quella notte scomparvero 43 studenti della Escuela Normal Rural Raúl Isidro Burgos. Di questi giorni la notizia del ritrovamento di alcuni frammenti ossei di Christian Alfonso Rodríguez uno degli scomparsi. Questa identificazione smantella definitivamente la cosiddetta “verità storica” costruita dal precedente governo messicano”.
Un buon motivo per dedicare a loro, ai famigliari, alle migliaia di persone che si sono mobilitate in questi anni per chiedere verità e giustizia le giornate di questa Carovana Europea 2020.
Partenza da Torino intorno alle ore 13.00 alla volta di Trieste, l’arrivo è previsto per le ore 20.30

Giovedì 27 agosto
Frontiere: Balcani, Mediterraneo, Mesoamerica, Stati Uniti d’America
Trieste, al mattino iniziativa lungo il confine, nel pomeriggio dai Balcani verso gli altri confini attraverso l’esperienza di Linea d’Ombra: “La cura dei piedi” in piazza della Libertà.
Collegamento in diretta con Las Patronas de Amatitlan de los Reyes (Messico) e con Caravana Abriendo Fronteras.

Venerdì 28 agosto
Guerra e traffico d’armi. Porti di guerra e solidarietà. Le navi della solidarietà.
Partenza da Trieste intorno alle 7.00 e arrivo a Torino intorno alle 15.00
Nel pomeriggio iniziativa su Torino Polo dell’industria bellica (Leonardo, Finmeccanica).
Campagna Stop the Wall contro i droni israeliani utilizzati da Frontex nel controllo delle Frontiere.

Sabato 29 agosto
Sfruttamento dei migranti. Campi di raccolta, Iniziative di regolarizzazione, Campagna Sanatoria subito.
Partenza da Torino intorno alle 8.00 arrivo a Saluzzo alle 9.30
Incontro con i lavoratori migranti e la rete di solidarietà attraverso il viaggio nell’indegno sistema di accoglienza. Diritto al lavoro, alla salute per una sanatoria generalizzata.
Partenza da Saluzzo intorno alle 13.00 arrivo a Oulx/Bardonecchia alle 15.00
Collegamento internazionale per l’iniziativa Red Mundial de las Madres de Migrantes desaparecidos
Partenza da Oulx alle 17.00 alla volta di Briancon, dove arriveremo alle 18.00
Bivacco in montagna sulla rotta migrante italo-francese con la rete di Tous Migrants

Domenica 30 agosto
Diritti umani e razzismo. Desapariciones. Politiche di sicurezza. Chiusure di CPR, CIE, CETI
Partenza da Briancon alle 11.00 arrivo a Torino alle 14.00
Cpr di Corso Brunelleschi nel primo pomeriggio
Ore 20.00 Concerto di chiusura:
BlackLivesMatter/BluesLivesMatter
30 agosto, Día Internacional de las Víctimas de Desapariciones Forzadas, in collegamento con Messico e Argentina