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Status di rifugiato - In Pakistan fu costretto all’arruolamento forzato nel gruppo islamico “Lashkar-e-Taiba”

Tribunale di Perugia, decreto del 30 giugno 2020

20 luglio 2020

Si ringrazia l’avv. Francesco Di Pietro per la segnalazione ed il commento.

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Il Tribunale di Perugia riconosce lo status di rifugiato a cittadino pakistano costretto all’arruolamento forzato nel gruppo islamico “Lashkar-e-Taiba” (traduzione: Army of the Pure) e da cui cercava di allonatanarsi.

Si tratta di “un gruppo islamista violento con base in Pakistan. Dalla sua formazione negli anni ’90, LeT ha effettuato numerosi attacchi contro obiettivi militari e civili in India; LeT trova le sue radici nel gruppo islamista pakistano Markaz-ad-Dawa-wal-Irshad (MDI), fondato nel 1989 da Abdullah Azzam, mentore religioso di Osama bin Laden; LeT aderisce alla fede Ahl-e-Hadith, una versione dell’Asia meridionale del salafismo. Come al-Qaeda e altri gruppi salafiti, LeT cerca di rivendicare ciò che considera "terre musulmane” e quindi vuole “liberare” i paesi a maggioranza musulmana, in particolare quelli che circondano il Pakistan, che sono sotto il dominio di governi non islamisti mentre non supporta la jihad in Pakistan sulla base del fatto che la religione nazionale del paese è l’Islam”.

La strategia di reclutamento a LeT avviene con le seguenti modalità: "Si costringono le persone nelle regioni sotto il loro controllo a prendere le armi e combattere assieme a loro; avvicinano le persone nelle loro case e, se si rifiutano, le accusano di essere spie; comminano anche ingenti ammende e chiedono armi; chi non può pagare o fornire armi, deve diventare un combattente. Chi si rifiuta viene cacciato dalla regione o bollato come spia e ucciso. (...) Esistono ad esempio segnalazioni di reclutamento forzato nell’Uruzgan da parte dei Talebani pakistani (..)”.

Secondo il Giudice, "va ritenuto fondato il pericolo del richiedente di essere perseguitato per motivi di appartenenza al citato gruppo, la cui dissociazione non è stata affatto condivisa, senza che, in ipotesi di rimpatrio, possa ricevere protezione dal suo Paese in quanto, come dallo stesso riferito e riscontrato dalle fonti, LeT ha ricevuto sostegno da parte dell’Inter-Service Intelligence pakistano e quindi presenta forti elementi di collusione con apparati dello Stato ”.

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Tribunale di Perugia, decreto del 30 giugno 2020