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La pandemia in Grecia: sulla pelle dei rifugiati

di Laura Dellagiacoma, Luna di Vasilika

7 settembre 2020

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C’è chi ad agosto sceglie dove trascorrere le vacanze, e chi invece pensa a come passare - e far passare ai propri figli - un’altra notte in strada ad Atene.

La situazione in Grecia continua ad essere per molti rifugiati insostenibile, ma come spesso accade nel caso della Grecia dopo qualche giorno di attenzione da parte di ONG e testate giornalistiche di grande rilievo, cala il silenzio.


Negli ultimi mesi, MSF (Medici Senza Frontiere), Oxfam e il Greek Refugee Council [1], il Guardian, il The New York Times, Al Jazeera hanno tutti denunciato le condizioni estremamente critiche in cui vivono molti rifugiati bloccati in Grecia. Secondo i recenti dati dell’UNHCR, 120.000 sono i migranti bloccati in Grecia, in campi che non hanno nulla a che vedere con l’accoglienza.

All’inizio della pandemia, si temeva lo scoppio di focolai all’interno di campi rifugiati, che data la costante situazione di iper-affollamento avrebbe provocato un grave rischio per i residenti dei campi e per la popolazione greca, con il conseguente collasso del sistema sanitario nazionale.

Ufficialmente per questa ragione, tutti i campi sono stati chiusi e pressoché mai riaperti. Se già normalmente la vita all’interno dei campi è difficile da sopportare, la pandemia ha peggiorato le cose. In un campo, uno spazio limitato e spesso distante dalle città, vivono solitamente un migliaio di persone, stremate per quello che hanno sofferto e stanche di non sapere cosa accadrà loro, provenienti da luoghi e culture diverse - I paesi d’origine più frequenti in Grecia sono Afghanistan, Siria, Pakistan, Iraq.


A tutto questo la pandemia ha aggiunto la paura di contrarre il virus, la difficoltà a reperire informazioni, l’impossibilità di uscire del campo, la mancanza del supporto da parte delle ONG che di solito prestano assistenza. Con la chiusura dei campi, per le ONG come la Luna di Vasilika, è diventato sempre più difficile raggiungere i rifugiati. Pur avendo risorse umane e materiali per prestare supporto sanitario, non abbiamo potuto prestare assistenza.

Abbiamo deciso di utilizzare questo periodo per spostarci dalla zona di Salonicco, dove abbiamo operato per quattro anni, a quella di Corinto, per poter operare in loco e raggiungere facilmente Atene. Il campo di Corinto è gestito dalla IOM (International Organization Migration), come quasi tutti i campi in Grecia. Qui, però, nessun’altra associazione è presente e il campo non dispone neppure di uno spazio comune al riparo, quindi i più di 900 adulti e bambini sono costretti a passare le giornate nei minuscoli prefabbricati in cui dormono o tra la ghiaia che li separa. Così, mentre in Italia molte ONG si sono occupate durante il lockdown della ricerca di PC per minori privi di accesso in casa, noi siamo andati a comprare penne, quaderni e matite.

Qui mancano le cose più elementari.

Abbiamo fatto il possibile per dialogare con le autorità e i responsabili locali per creare uno spazio comune all’interno del campo per le attività che proponiamo (educative, sociali, socio-sanitarie), ma con la motivazione ufficiale del coronavirus non è stato possibile. Abbiamo quindi deciso di rimboccarci le maniche e in poche settimane abbiamo aperto un Community Centre a 10 minuti a piedi dal campo.

Non potevamo lasciare i minori, gli adolescenti, le donne e gli uomini che da anni vivono in condizioni così precarie, da soli in un periodo così difficile. Da due mesi siamo di nuovo operativi e offriamo lezioni (inglese, informatica e scienze) e proponiamo attività creative e ricreative, che ci permettono di oltrepassare le barriere linguistiche. Naturalmente il tutto avviene tramite l’utilizzo di protezioni sanitarie, mascherine, visor, disinfezione mani e vari strumenti.


Un altro motivo per cui abbiamo deciso di spostare la missione riguarda la posizione: da Corinto possiamo facilmente raggiungere Atene. Nei pressi di Atene si trovano numerosi campi sovraffollati e durante il coronavirus, la situazione si è aggravata anche in città. Il primo ministro Kyriakos Mitsotakis, al governo dal 7 luglio 2019, nel mezzo della pandemia ha stabilito che le persone con protezione internazionale non possano più risiedere nei campi, ma debbano trovare una casa e un lavoro in autonomia.

A partire partire dal 1 giugno, lo sfratto è stato predisposto per più di 11.000 persone, che in poche parole devono arrangiarsi. Molti rifugiati provenienti dalle isole ci raccontano che sono stati imbarcati dalle autorità senza nessuna indicazione su dove andare una volta sbarcati al porto di Atene. Donne con neonati, famiglie, persone vulnerabili con sintomi fisici e psichici vivono da mesi a Victoria Square, in condizioni estreme e disumane.

A Victoria Square succede di tutto: dalle proteste di manifestanti di Alba Dorata, alla rimozione delle panchine, agli scontri con la polizia, e nel frattempo le persone continuano ad arrivare e a vivere in strada, senza acqua, né soldi, né vestiti.

Collaborando con Hope Cafe - Refugee Soul Food distribuiamo ogni settimana pacchi alimentari, pannolini e latte in polvere. Forniamo anche prodotti per l’igiene, un bene ancora più prezioso con la pandemia COVID-19 in corso.


Dai loro corpi stremati e dai loro racconti traspare tutto lo strazio derivante da questa situazione insostenibile. “Ora è estate e fa caldo almeno, cosa succederà se l’autunno e l’inverno saremo ancora qui?” ci chiedono. Vogliono essere fotografati ed intervistati perché sanno che nessuno parla di loro. Non il governo, non l’Europa dei Diritti.

Anche noi ci chiediamo cosa succederà a queste famiglie e siamo preoccupati.

Portare supporto diventa sempre più complicato: il numero di persone “trasferite” ad Atene in aumento, il divieto di posizionare strutture mobili come furgoni attrezzati per fare assistenza, la difficoltà di organizzazione tra le piccole associazioni e/o i singoli cittadini che cercano di portare supporto crea scompiglio, con il rischio che la polizia arrivi e ci allontani. Inoltre, la ripresa dei contagi in tutta Europa rende l’arrivo di volontari dall’Italia sempre più complicato e determina un clima di incertezza e paura che ha fatto crollare drasticamente le donazioni, fondamentali per l’acquisto di beni.

Ma sappiamo che più il governo fa i conti in Grecia e ai suoi confini sulla pelle dei rifugiati, più la nostra azione è urgente e necessaria. E allora continuiamo, con tutte le forze e i mezzi e le risorse che possiamo. E vogliamo che il numero maggiore possibile di persone sappia cosa vuol dire per i rifugiati vivere in Grecia durante la pandemia.


La Luna di Vasilika nasce nel 2016 con l’obiettivo di assicurare i diritti fondamentali dei rifugiati che si trovano bloccati in Grecia. I rifugiati sono Bambini, Donne, Uomini come noi, ma nati in paesi sconvolti da guerre e soprusi. Non potendo fermare le guerre, vogliamo fornire continuativamente assistenza sanitaria e quotidiana a queste persone.

Grazie all’aiuto di volontari sanitari e sociali, forniamo cure mediche e offriamo lezioni di inglese, scienze e informatica tramite corsi per donne, uomini e bambini. Proponiamo anche attività artistiche e ricreative, che permettono di oltrepassare le barriere linguistiche ed esprimere quello che a parole non si può dire.

Dopo quattro anni di missione nei campi di Salonicco, ci siamo spostati a Corinto per operare nel campo lì presente (dove non opera nessun’altra NGO, nonostante i circa 900 rifugiati) e per raggiungere i campi nei dintorni di Atene. Qui collaboriamo con le associazioni One Bridge To Idomeni (Italia) e Aletheia RCS (Svizzera).

Dall’inizio della pandemia, il governo greco ha inasprito le politiche migratorie e ha bloccato l’accesso ai campi rifugiati a ogni associazione. Abbiamo quindi deciso di aprire un Community Centre a Corinto, a pochi minuti a piedi dal campo. Qui teniamo le lezioni, le attività e offriamo alle persone un posto diverso dal campo e la possibilità di avere qualcuno sempre pronto all’ascolto. Il tutto è svolto nel pieno rispetto delle precauzioni sanitarie.

Data la situazione estremamente critica ad Atene, dove sempre più rifugiati con protezione internazionale vivono in strada a Plateia Victoria, ogni settimana distribuiamo cibo e prodotti igienici, oltre a pannolini e latte in polvere per bambini.

Vogliamo dare voce a queste persone, perché il numero maggiore possibile di persone sappia cosa hanno subito e cosa ancora stanno affrontando. Chi tace è complice.

Ognuno può dare una mano. Scopri come qui

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