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Mai più Moria. Petizioni per l’immediata evacuazione dell’isola di Lesvos e per un cambio radicale delle politiche europee

15 settembre 2020

In questi giorni sono molte le voci che si sono levate in solidarietà con le persone sfollate di Moria. Realtà sociali, intellettuali, associazioni, reti di solidarietà transeuropea hanno manifestato il loro sdegno e la loro vicinanza a tutte le persone in movimento e che ancora oggi sono intrappolate nelle isole hotspot della Grecia dalle politiche europee sull’immigrazione.
Proponiamo due petizioni che in queste ore stanno raccogliendo migliaia di firme: entrambe si prefiggono lo scopo di creare mobilitazioni e iniziative per l’immediata evacuazione da Lesvos delle oltre 12.000 persone che sono scampate all’incendio del campo di Moria. La soluzione non può essere quella di ricostruire campi militarizzati come prospettato dall’Unione europea.
Ci uniamo a questi appelli, mai più Moria!

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Incendio a Moria, Lesbo: urgente appello per un’evacuazione immediata e cambiamento radicale delle politiche migratorie europee

- Firma su change.org

Appello in italiano

Insieme, chiediamo ai leader europei di agire ora. L’incendio divampato nel campo di Moria sull’isola greca di Lesbo è stato un disastro annunciato. Il campo profughi più grande d’Europa è ora ridotto in cenere, lasciando più di 12.000 persone senza riparo nel mezzo di una pandemia globale.
È arrivato il momento di porre fine alle politiche europee di migrazione che intrappolano migliaia di persone in condizioni disumane sulle isole greche.
Il campo di Moria era più di un campo sovraffollato e pericoloso. È diventato il simbolo di come l’Europa tratta le persone in fuga da guerra e persecuzione. Da anni ormai vediamo l’impatto dannoso delle politiche europee sulla vita di queste persone: terribili condizioni nei campi sulle isole, migliaia di morti nel Mediterraneo, violenza e respingimenti alle frontiere d’Europa.

L’Unione Europea si trova ora a un bivio cruciale, con la presentazione a breve di un “nuovo inizio” in materia di migrazione (un nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo). Tutto il mondo ha assistito all’incendio di Moria: i leader europei e la Commissione UE devono capire che è ora di dire basta. Chi ha il potere di prendere decisioni nei prossimi giorni, settimane e mesi si trova di fronte a una responsabilità storica.
Unisciti a noi nel fare appello ai leader europei e alla Commissione UE per:

- Trasferire immediatamente tutte le persone che sono dovute scappare dall’incendio del campo di Moria. A Lesbo e nelle altre isole greche non è possibile garantire i minimi diritti umani di alloggio,cibo, servizi igienici e medici. Decongestionare immediatamente queste isole e impegnarsi al ricollocamento di queste persone in tutta Europa.

- Rinunciare a qualsiasi tipo di futuro approccio europeo alla migrazione che di nuovo intrappoli persone in condizioni disumane sui campi delle isole (o strutture alle frontiere) mentre aspettano una risposta alla loro richiesta di protezione internazionale. La politica di limitare lo spostamento dei richiedenti asilo dalle isole alla terraferma greca deve finire.

- Mettere in atto politiche migratorie che assicurino protezione invece che esclusione. Questo comporta maggiore solidarietà e responsabilità da parte di tutti i Paesi europei, e la fine dei costanti abusi di diritti umani fondamentali alle frontiere.

La necessità di agire non è mai stata più urgente.


Appello per l’evacuazione immediata di Moria. Trasferimento di tutti coloro che lo desiderino nelle città europee pronte ad accoglierli!

- Firma su change.org

Appello in italiano *

In un momento in cui 12.500 rifugiati e richiedenti asilo si trovano a vagare senza dimora per le strade e le colline di Lesbo,
quando a coloro che soffrono delle inalazioni di fumo e delle bruciature provocate dall’incendio a Moria viene impedito dalla polizia di raggiungere l’ospedale a Mitilene,
quando i gruppi di solidarietà che portano beni di prima necessità vengono bloccati dalle autorità o attaccati da gruppi di estrema destra,
quando l’unica risposta del governo greco a questa emergenza è il riaffermare il principio della sicurezza nazionale,

noi, come cittadini europei e del mondo, non possiamo rimanere in silenzio.

Il fuoco che ha devastato il campo rifugiati di Moria non può essere considerato né un incidente né il risultato di un’azione disperata da parte di chi vive nel campo. È l’inevitabile e prevedibile risultato di una politica europea che confina decine di migliaia di rifugiati in condizioni inumane in queste isole greche. È il risultato della strategia del governo greco che, invece di adottare misure efficaci contro la diffusione del Covid-19 negli “hostspot”, ha grandemente limitato negli ultimi mesi la mobilità degli abitanti del campo. Oltre a questo confinamento prolungato, è stato imposto una settimana fa un lockdown totale i cui effetti sulla salute di chi sta nel campo sono più che problematici, mentre le persone risultate positive al test per il virus sono state obbligate a rimanere rinchiuse in un capanno per 24 ore al giorno. Queste tremende condizioni hanno direttamente portato al disastro.

Questa situazione intollerabile, che è una vergogna per l’Europa, non può continuare neppure per un altro giorno.

L’immediata evacuazione di Moria e il trasferimento dei suoi abitanti nelle diverse città europee già pronte ad accoglierli è una questione di estrema urgenza. Lo stesso vale per tutti gli altri campi nelle isole greche e nel continente. Vale la pena ricordare che il governo greco ha già incominciato i lavori per trasformare non solo gli hotspot ma ogni centro d’accoglienza sulla terraferma in strutture chiuse circondate da una doppia recinzione e cancelli di sicurezza. Cosa sarebbe successo se l’incendio di Moria fosse divampato in un campo circondato da un doppio reticolato di filo spinato con le uscite sbarrate? Quante migliaia di morti staremmo piangendo oggi?

Non lasciamo decine di migliaia di persone, il cui unico crimine è aver fatto domanda di protezione internazionale, alla mercé di una politica preoccupata solo della sicurezza, che minaccia la loro sicurezza e la loro vita. Il governo greco, in nome della difesa dei confini europei e della sicurezza nazionale, non solo si sente autorizzato a violare il diritto internazionale con respingimenti sistematici nel mar Egeo e al confine di Evros, ma proibisce anche i trasferimenti delle vittime dell’incendio di Moria nel continente. Ancor di più, fatta eccezione per il trasferimento di 406 minori non accompagnati nel nord della Grecia, il governo Mitsotakis intende “punire” gli abitanti del campo per l’incendio impedendo loro di lasciare Lesbo! Il governo greco e le autorità locali stanno creando una zona di guerra a Lesbo, nel mezzo dell’Europa.
L’unico target di questa guerra sono i rifugiati. 12.500 persone si trovano ora in pericolo, private dell’accesso a strutture sanitarie ed esposti agli attacchi di gruppi di estrema destra. Non tollereremo una situazione in cui i richiedenti asilo sono privati dei loro diritti e ridotti allo stato di non-persone. Uniamoci, per esigere dalle autorità europee e dai nostri governi l’immediata evacuazione di Moria e di tutti gli altri campi in Grecia, e il tempestivo trasferimento dei loro abitanti nelle cittadine europee che si sono date disponibili ad accoglierli.

ORA e non domani.

La dignità e la vita di decine di migliaia di persone sono in gioco, ma anche la dignità di ciascuno di noi.

Contro le politiche di esclusione e criminalizzazione dei rifugiati, è estremamente urgente costruire un “unico” mondo, comune a tutti. Altrimenti tutti noi rischiamo, in ogni momento, di trovarci dal lato sbagliato del confine.

Evacuazione di Moria ora!
Trasferimento di tutti coloro che lo desiderino nelle città europee pronte ad accoglierli!

— 
* Traduzione a cura di Jacopo Anderlini
PhD in Social Sciences - Migrations
University of Genoa