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Cronache da Lesbo, dove l’Europa fallisce ancora una volta

La chiusura di Pikpa, il nuovo campo e le ombre di un nuovo centro di rimpatrio

12 ottobre 2020

Report della campagna Lesvos calling presente da sabato sull’isola.

Vai alla campagna Lesvos calling

Si dice che dalle ceneri rinasca una nuova fenice, più forte, più giovane, più grande. A Lesbo succede il contrario.
L’incendio ha distrutto l’intero campo riversando per strada migliaia di persone. “Mai più Moria” era il grido di rabbia e di speranza delle persone migranti bloccati al loro interno e degli attivisti solidali. Mai più una prigione a cielo aperto, mai più condizioni disumane per i migranti. Mai più un’Europa di non accoglienza che respinge uomini, donne e bambini che provano ad arrivare sulle coste.

Dalle ceneri della vergogna nasce invece un nuovo mostro: è il nuovo campo governativo situato nei pressi di Kara Tepe. Se lo si osserva per la prima volta, un occhio inesperto potrebbe pensare di trovarsi davanti una zona militare: un campo recintato, polizia con equipaggiamento a sorvegliare accessi e perimetri, gli autobus blindati che sfrecciano sulle strade adiacenti. Chi conosce la situazione di Lesbo però sa che questo è l’unico trattamento che le politiche nazionali greche ed europee intendono riservare ai migranti che si trovano loro malgrado sull’isola.

Ognuno di loro deve essere sottoposto quotidianamente all’entrata a delle perquisizioni. Assistiamo ad alcune tensioni tra migranti e polizia per l’ennesimo controllo che sono costretti a subire.

L’accesso è interdetto, avvicinarsi al campo un’impresa difficile senza essere intercettati dalle numerose forze dell’ordine presenti: non vi è alcun modo di sapere cosa sta succedendo se non attraverso le testimonianze di chi all’interno di quel campo è costretto a viverci.

A pochi passi si trova la warehouse di Hope Project, fondata dagli inglesi Eric e Philippa Kempson che dal 2015 fornisce supporto quotidiano agli abitanti di Moria prima e a quelli del nuovo campo adesso.

La situazione del nuovo campo è inaccettabile, a partire dalla sua ubicazione” comincia a raccontare Eric.“Quella è la parte dell’isola peggiore, il vento è forte e c’è molto freddo. Ci sono tende installate direttamente sulla spiaggia accanto al mare: è una follia. Il governo – continua - aveva annunciato che si sarebbe trattato di una situazione provvisoria ma nel frattempo ha speso 2,9 milioni di euro per affittare il terreno per cinque anni”.

Ci mostrano le foto scattate dai migranti all’interno del campo e a gran fatica troviamo le parole per definirle.

Il nuovo campo

Ottomila persone senza acqua corrente e senza docce. L’unica possibilità di lavarsi è quella di appoggiarsi alle poche strutture allestite dai volontari e dagli attivisti oppure gettarsi nelle acque del mare. Le conseguenze ambientali sono già documentabili, a causa della reazione dell’acqua a contatto con i componenti chimici dei detergenti.

Gli unici wc sono quelli chimici, insufficienti e mai puliti, mentre il cibo - di pessima qualità - viene distribuito solamente una volta al giorno.
Il governo greco e la Commissione europea hanno la responsabilità criminale di tutto questo” tuona ancora Kempson mentre parla della corruzione che si cela attorno alla questione dei campi: “Per il vecchio campo sono stati spesi 2,6 miliardi di euro, con tutti quei soldi mi sarei comprato l’isola intera. Dove sono finiti?”.

Mentre a Moria la maggior parte delle baracche erano costruite con pochi materiali di fortuna, in poche settimane centinaia di tende marchiate UNHCR sono spuntate sulla spiaggia. Tende però che, appoggiate direttamente al suolo, senza alcun rialzo, si sono allagate alla prima giornata di pioggia.
Un’ulteriore fonte di inquietudine proviene dai frequenti rumours che parlano dell’intenzione del governo di costruire un centro per il rimpatrio nel cuore dell’isola. C’è chi parla già dei costi, attorno agli 85 milioni, chi parla già della zona prescelta: un’area immensa e totalmente isolata, adibita a esercitazioni militari che abbiamo provato a raggiungere.

A Lesbo non c’è spazio per un’accoglienza diversa. Una nota governativa ha annunciato la chiusura entro la fine dell’anno di Kara Tepe e di Pikpa, autogestito da Lesvos Solidarity, entro la fine del mese. L’urgenza del governo di riprendere il controllo dei soggetti migranti ha accelerato questo processo: la polizia con una fredda telefonata ha annunciato agli attivisti di Lesvos Solidarity che lo sgombero inizierà oggi, lunedì 12 ottobre.

Le centinaia di persone ospitate nei due campi sono estremamente vulnerabili: madri sole, minori, disabili, soggetti Lgbtq+, malati di cancro e vittime di tortura. Poco importa per il governo: l’unica alternativa per loro sarà il nuovo campo.