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Frontiere e pratiche informali di contenimento

Una riflessione a cura del Progetto In Limine, Asgi

14 ottobre 2020

Borders, uno speciale sulle frontiere

Dal 25 al 27 settembre a Lampedusa si è svolta la formazione “Operare in frontiera” organizzata, per il secondo anno, dalle associazioni ASGI, nell’ambito del progetto In Limine, e Spazi Circolari. Nella due giorni di formazione ci si è confrontati al fine di condividere ed elaborare strumenti di monitoraggio e giuridici effettivi, modalità di intervento che abbiano l’inchiesta giuridica e l’analisi politica come strumenti d’azione e lenti di osservazione sotto un profilo non solo nazionale ma che tenga conto delle evoluzioni del contesto europeo.

Il Progetto In Limine di ASGI ci offre una riflessione sul tema delle frontiere come luoghi di sperimentazione di procedure informali finalizzate a favorire l’allontanamento delle persone in ingresso, non forzature occasionali ma aventi natura sistemica e sistematica.


I luoghi di frontiera sono luoghi fondamentali per l’implementazione delle politiche migratorie, infatti grazie all’isolamento strutturale che li caratterizza sono luoghi investiti dalla sperimentazione di procedure informali funzionali al respingimento delle persone in ingresso. Luoghi in cui vengono sperimentate e applicate ipotesi normative che si caratterizzano per alti profili di incompatibilità con la normativa interna ed europea introducendo procedure sommarie e caratterizzate da una forte precarizzazione delle garanzie previste.

Nel corso degli ultimi anni ASGI nell’ambito del progetto In Limine ha analizzato e osservato quanto avviene in questi luoghi. È stato quindi osservato un processo di progressiva normalizzazione delle prassi di contenimento e selezione informale ed extralegale di questi flussi migratori; appunto i luoghi di frontiera sono stati luoghi di sperimentazione, laboratori di politiche di deterrenza all’immigrazione, di procedure finalizzate alla sistematica esclusione di persone provenienti da determinati paesi dall’esercizio del diritto di asilo.

Le pratiche informali di contenimento si caratterizzano per una elevata complessità, tuttavia la detenzione, l’isolamento, gli ostacoli di varia natura posti all’accesso della richiesta di protezione internazionale, le restrizioni all’accesso all’informazione, al diritto di difesa rappresentano comunque gli snodi essenziali della strategia attuata in frontiera.

Si tratta inoltre di luoghi caratterizzati da un elevato livello di invisibilità, di marginalità, spesso appunto isolati, posti comunque ai margini delle città, spesso degradati e sottoposti a sorveglianza militare, luoghi in cui anche l’accesso della società civile è spesso impedito da parte della pubblica amministrazione. Luoghi marginalizzati per molti aspetti per quanto riguarda appunto la quotidianità della frontiera, il ricorso alla detenzione, ma allo stesso tempo mediatizzati sotto altri profili.

Le politiche italiane di contenimento dei flussi migratori inoltre si inseriscono nel contesto europeo e delle politiche europee che dietro affermazioni di principio relative alla tutela dei diritti umani, all’ampliamento delle possibilità di accesso legale al territorio europeo, di fatto continuano ad avere come fondamento quello che è il rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione, la cooperazione con i paesi terzi di origine e di transito, il tema della detenzione, delle procedure accelerate in frontiera, restringendo l’esercizio del diritto d’asilo ad una fase brevissima in frontiera e potendo determinare una amplificazione delle capacità detentive del sistema, approccio che è stato evidente con la presentazione del nuovo Patto sulla migrazione e sull’asilo.

Oggi quindi è fondamentale provare a ragionare su quelli che potrebbero essere gli scenari futuri e i potenziali rischi di un tale approccio che comporterebbe appunto una codificazione, un’estensione delle violazioni che sono già osservate nei processi di selezione e classificazione attuati in frontiera, arrivando a chiudere il sistema e compromettere definitivamente l’esercizio del diritto alla libertà di circolazione in Europa.