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I droni invadono il Mediterraneo per una nuova guerra tecnologica ai flussi migratori

Leonardo vince la commessa annuale che costa allo Stato italiano 6,9 milioni di euro

19 febbraio 2021

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Il 9 febbraio 2021, Leonardo S.p.A. (ex Finmeccanica) ha vinto la gara indetta dal Ministero dell’Interno per il noleggio di un drone aereo per la sorveglianza del Mediterraneo [1]. La commessa della durata di 1 anno costa allo Stato italiano 6,9 milioni di euro ed ha come specifica finalità quella di garantire informazioni dettagliate e in tempo reale al Centro nazionale di coordinamento del Sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (Ncc/Eurosur) circa la presenza di persone migranti nel Mar Mediterraneo.

Si badi bene che non vi è nulla di nobile nel controllo che verrà effettuato dal drone di Leonardo in quanto lo scopo non è quello di garantire e facilitare le operazioni di soccorso in mare e di aiuto alle persone migranti che affrontano il viaggio per raggiungere le coste europee. Piuttosto, si tratta di operazioni volte a scoraggiare le partenze, favorire i respingimenti, impedire cioè che barche e barconi si avvicinino alle coste europee ed italiane. Il drone opererà di giorno e di notte, con autonomia di almeno 12 ore, e sarà capace di individuare oggetti della grandezza di 2 metri da una distanza di 4 chilometri.

Un vero e proprio salto di qualità tecnologico nella guerra contro l’immigrazione, un passo in avanti verso la militarizzazione dell’area del Mediterraneo.

Difficile dare una diversa lettura di quanto sta accadendo nel Mediterraneo se non appunto nell’ottica di una vera e propria militarizzazione dei confini europei ed italiani anche attraverso l’utilizzo di nuovi strumenti e di nuove tecnologie come appunto quella che può essere fornita dal drone aereo della Leonardo Spa.

Grazie a questa nuova trovata del Ministero dell’Interno italiano avremo sicuramente un controllo più stringente delle frontiere e saranno ancora più precise le azioni di respingimento dei migranti. Peccato che tutto questo fa pensare ad una vera e propria strategia militare messa in piedi dal governo italiano per fortificare la frontiera e continuare la guerra all’immigrazione. Tecniche e mezzi militari utilizzati in ambito civile e messi a servizio delle politiche di gestione dei flussi migratori.
In verità non si tratta di una novità assoluta.

E’ infatti dello scorso 20 ottobre la notizia pubblicata dal quotidiano britannico “The Guardian [2] secondo cui Frontex (Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera) ha affidato [3] al colosso Airbus e a altre due società israeliane la “sorveglianza aereo-marittima del Mediterraneo con l’utilizzo di droni per le intercettazioni delle barche dei migranti [4].

Sta di fatto che la decisione del governo italiano di far ricorso all’utilizzo di droni per il controllo dei flussi migratori è il segno di una politica di contrasto alla libera circolazione delle persone che si fa sempre più dura. Il ricorso a metodologie militari e a strumenti sempre più sofisticati, anche con costi elevati, per respingere le persone e non certo per prestare soccorso è un brutto segno di un Paese sempre più chiuso all’interno dei propri confini. Una volontà espressa di allontanare le problematiche legate ai flussi migratori scaricando tutte le tensioni e tutti i problemi il più lontano possibile da noi.

Questa guerra per la difesa delle frontiere è condotta da chi vede nelle persone migranti un pericolo per la sicurezza nazionale e che in nome di questa idea sono pronti a qualsiasi azione e a ricorrere a qualsiasi mezzo. Una politica che si accompagna a quella del silenzio.

Silenzio rispetto a quello che sta accadendo nel Mediterraneo e non solo.

Silenzio rispetto ai drammi quotidiani di moltissimi uomini, donne e bambini che si mettono in moto con tante speranze e che, come è stato giustamente scritto, sbattono contro le frontiere che sono strumenti indispensabili per gli Stati nazionali per dividere ed invisibilizzare, negare corpi ed identità, cancellare sogni e speranze, annullare i diritti e la cittadinanza [5].

Non si può non notare come dietro tutte queste azioni legislative e dietro alle politiche perseguite da governi anche di colore politico diverso si celi un’idea di società che non sa essere accogliente e ospitale, che ha perso il senso della realtà. Le persone da sempre si spostano e con esse circolano le idee e i saperi. Cercare di limitare tutto questo significa impoverirsi e perdere opportunità di crescita.