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Decreto sugli immigrati In campo i giudici di pace di Dino Martirano

Le mosse del governo per rimediare alla bocciatura della Consulta L’ipotesi: prevedere l’arresto obbligatorio per il reato di clandestinità

da Il Corriere della Sera del 22 aprile 2004

22 aprile 2004

Roma - Un decreto legge articolato in due blocchi. Uno: ampliamento delle competenze dei giudici di pace e mobilitazione delle ex preture per le convalide rapide delle espulsioni con accompagnamento coattivo alla frontiera. Due: introduzione dell’arresto obbligatorio per il reato di permanenza in clandestinità sul territorio nazionale. Così, con una doppia mossa, il governo tenta di sbrogliare la matassa delle norme sull’immigrazione finite sotto la lente di ingrandimento della Corte Costituzionale. Ma i tempi del decreto legge correttivo non saranno velocissimi. Per ora il testo, preparato dal ministro dell’Interno con il concerto del Guardasigilli, rimane chiuso in qualche cassetto del Viminale. E par di capire che verrà portato in Consiglio dei ministri con gli ultimi ritocchi solo quando si conosceranno le motivazioni (relatore giudice Carlo Mezzanotte) della sentenza della Consulta che presto dichiarerà illegittima l’espulsione amministrativa del clandestino decretata dal questore in assenza di una convalida piena del magistrato.
«Se dovesse uscire questa sentenza, il governo è pronto a emanare un decreto legge per far fronte a una decisione immotivata», ha annunciato il ministro leghista Roberto Maroni (Welfare). Mentre il Guardasigilli Roberto Castelli (Lega) dice di saperne poco o niente: «È chiaro che dovrei essere concertante, che dovrei firmarlo io... In Consiglio dei ministri, comunque, non è arrivato niente».

Per il governo non sarà semplice risolvere il problema di legittimità posto dalla Consulta che sta per bocciare la legge 106 del 2002 sulla quale, poi, si è incardinata la Bossi-Fini. Se la Corte chiede un controllo effettivo del magistrato sulle espulsioni sollecitate dall’autorità di pubblica sicurezza, l’esecutivo dovrebbe essere in grado di tenere aperti gli uffici giudiziari giorno e notte: per questo si è pensato ai giudici di pace che garantiscono una rete capillare su tutto il territorio nazionale con 826 sedi.

Tuttavia, solo un paio di anni fa, il ministero della Giustizia aveva affidato alla società «Accenture» un piano di razionalizzazione che prevedeva il taglio di 363 uffici del giudice di pace. Una ristrutturazione poi bloccata da Castelli che, ora, potrebbe essere costretto a ricorrere proprio alle ex preture per assicurare convalide rapide a centinaia e centinaia di decreti di espulsione firmati dai questori. Per Filippo Ascierto (An), la strada da seguire è più o meno questa: «Mi domando se dovremo istituire delle sezioni nei tribunali solo per i clandestini in modo da avere pronunciamenti rapidissimi. Col paradosso, però, che così avremmo una giustizia veloce per gli stranieri e una lenta per gli italiani».

E l’opposizione ora assapora una parziale rivincita. Per Livia Turco (Ds) ormai siamo davanti a una «legge fantasma». E presto, quando la Consulta si pronuncerà (relatore Guido Neppi Modona) sull’arresto obbligatorio per i clandestini recidivi che non abbandonano il territorio nazionale, ci potrebbe essere il bis. Ma qui interverrebbe l’introduzione nel codice del reato di clandestinità: arresto obbligatorio, quattro anni di detenzione oppure pena commutabile nell’espulsione dal Paese. Anche solo dopo il primo grado di giudizio.