logo

Documento a cura del
Progetto Melting Pot Europa
web site: http://www.meltingpot.org

redazione@meltingpot.org

Home » Cittadinanze » Notizie, approfondimenti, interviste e appelli

Voghera, la fine della giustizia

Di Vincenzo Passerini, tratto da itlodeo.info

27 luglio 2021

Iscriviti al canale Telegram di Melting Pot Europa

Le lacrime e il grido “Dov’è la giustizia?” di Bahuja, la sorella di Youns El Boussettaoui, la persona senza dimora ammazzata a Voghera con un colpo di pistola al cuore, durante una lite, dall’assessore leghista Massimo Andreaci, cadono in un vile clima di minimizzazioni in cui è finito un Paese senza più dignità.

A partire dalla magistratura, le cui prime mosse sono state di una benevolenza sconcertante nei confronti dell’assassino. Per un piccolo reato un immigrato finisce subito in carcere. Il politico leghista che ammazza una persona va agli arresti domiciliari. Mancava che gli portassero il caffè il mattino dopo.

Le reazioni della politica sono state, poi, quasi inesistenti. La vigliaccheria non ha colore.

Si scannano sulle discoteche, si aumentano le indennità, i più coraggiosi parlano genericamente di Far West, per non chiamare le cose con il loro nome.

Un uomo è stato ammazzato e non ci sono lacrime per lui. Né indignazione.

Un uomo senza dimora, malato, che era in cura, che disturbava le persone, come può capitare (lo sanno bene quelli che si occupano di loro e non li vogliono morti), padre di due bambini di 6 e 8 anni, è stato ammazzato dal politico leghista che gira con la pistola in tasca e il colpo in canna.

Non ha tirato fuori il rosario, che Salvini, il suo capo, distribuisce generosamente a tutti, tra uno slogan violento e l’altro contro gli immigrati. Ha tirato fuori una pistola col colpo in canna e ha sparato al cuore di quel padre di famiglia malato.

E il Paese minimizza. Legittima difesa. Eccesso di qui, eccesso di lì.

Ve l’immaginate se fosse accaduto il contrario?

Se ad ammazzare fosse stato lo straniero? Lo immaginate agli arresti domiciliari, avesse avuto un domicilio? Immaginate quali minimizzazioni? I titoli dei giornali? La ferocia dei social? Leghisti e Fratelli d’Italia a urlare nelle piazze: “Gli assassini in galera! In-ga-le-ra!!”? Le convocazioni d’urgenza di qualsiasi comitato per l’ordine pubblico? La richiesta di una riunione straordinaria del governo per porre fine alle impunità dei criminali che uccidono?

E poi, avrebbero proceduto a fare l’autopsia dell’ucciso senza avvisare l’avvocato che tutela i familiari, come è accaduto?

Viene anche da chiedersi, in questo Paese senza più pudore: sono gli stessi leghisti quelli che appoggiano i referendum dei radicali sulla giustizia e difendono il politico che gira con la pistola col colpo in canna e ammazza l’immigrato? È questa la giustizia giusta?

In tanto squallore, emergono in tutta la loro dignità le parole di Bahija, la sorella del povero Youns, che accudiva, e che era andata a cercare dopo che era scappato dal reparto di psichiatria dell’ospedale di Vercelli: “Mio fratello non aveva la cittadinanza italiana, ma aveva documenti italiani. E non è vero che non aveva nessuno. Noi siamo italiani, abbiamo la residenza qui, io ho studiato ragioneria in Italia e lavoriamo tutti. Noi abitiamo a Vercelli da 22 anni, ma io e mio marito venivamo spesso a trovare Youns perché era malato. Mio fratello è stato ammazzato e non aveva fatto niente. ( “La Stampa”, 23 luglio 2021)” .

Bahija piange e invoca giustizia. In solitudine. I giustizieri difendono gli assassini. E gli altri tacciono.

— 
Editoriale pubblicato sul quotidiano “l’Adige”, sabato 24 luglio 2021.