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Regolarizzazione 2020: a distanza di quasi un anno le pratiche sono al 25%

Ero Straniero: il ritardo è ancora pesante, le procedure restano imprigionate nel giogo della burocrazia

29 luglio 2021

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Il 22 luglio, durante il question time delle ore 15 in Senato, la Ministra dell’interno Lamorgese ha risposto a un’interrogazione di Loredana De Petris e Emma Bonino in merito all’applicazione dell’art.103 del Decreto Legge 34/20 - il cosiddetto decreto “Rilancio” - che ha previsto per alcune categorie di lavoratori (assistenza, colf e lavoratori agricoli) una complicata procedura di emersione dal lavoro irregolare attivabile dal primo giugno 2020 al 15 agosto 2020.
Tale vicenda è stata già affrontata in passato da Melting Pot, sia prima dell’emanazione del decreto, con l’appello alla regolarizzazione "Siamo qui - Sanatoria subito!" [1], sia dopo il 15 agosto 2020 mediante aggiornamenti sulle domande di regolarizzazione completate [2].

Le domande di regolarizzazione presentate sull’intero territorio nazionale entro tale data ammontano ad un totale di 207.870. Da quanto riferito dalla Ministra Lamorgese, 45.173 di queste domande sono attualmente in via di conclusione con esito favorevole, e la gran parte, circa 40.000, riguardano il settore domestico e di cura. Considerando anche rigetti e rinunce, sono 51.394 le pratiche lavorate dalle Prefetture: solo il 24,7% di tutte quelle presentate, a quasi un anno dalla chiusura della finestra temporale utile; il 1° giugno 2021 solo il 14% delle domande erano state esaminate, e pochissimi permessi di soggiorno erano stati rilasciati.

La questione dell’emersione dal lavoro irregolare è rientrata nella campagna Ero straniero – L’umanità fa bene, promossa nel 2017 da Radicali Italiani e altre associazioni nazionali [3]. Questa campagna ormai da un anno monitora l’avanzamento delle pratiche di regolarizzazione del 2020.

Stando al monitoraggio svolto da Ero straniero, a maggio scorso, delle oltre 200.000 domande presentate in tutt’Italia, erano stati rilasciati meno di 30.000 permessi di soggiorno per lavoro per il primo canale di accesso all’emersione, con situazioni molto critiche nelle grandi città; ad esempio a Roma al 20 maggio, su un totale di circa 16.000 domande ricevute, solo 2 pratiche erano arrivate alla fase conclusiva, e non era stato ancora rilasciato alcun permesso di soggiorno. A Milano, su oltre 26.000 istanze ricevute, poco più di 400 erano i permessi di soggiorno rilasciati.
«Nonostante i piccoli passi in avanti rispetto a due mesi fa – ribadiscono i promotori della campagna – non possiamo che esprimere nuovamente la nostra preoccupazione per il grave ritardo in cui versa l’esame delle domande. Tale ritardo, nella realtà, significa precarietà e incertezza per decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici presenti nel nostro paese, da un punto di vista sociale e sanitario. Ancora una volta, dunque, ribadiamo la richiesta al governo di intervenire immediatamente per velocizzare l’esame delle domande e portarle a conclusione; al Parlamento continuiamo a chiedere, invece, un intervento a lungo termine che favorisca legalità e integrazione, senza bisogno di sanatorie, come previsto nella proposta di legge di iniziativa popolare della campagna Ero straniero, ferma in Commissione affari costituzionali della Camera da oltre un anno».

Le condizioni di vita di coloro che risiedono in Italia privi di permesso di soggiorno risultano critiche tanto più nella situazione attuale, che vede ancora l’Italia e l’Europa sconvolte dall’epidemia di covid-19, col tasso di positività in aumento a causa delle varianti del virus ed una campagna vaccinale in marcia. L’accesso al sistema sanitario e alle vaccinazioni diventa complesso per questa frangia di popolazione che dopo un anno ancora fatica ad accedere ai servizi essenziali.
Per tutte queste ragioni, i promotori della campagna invitano con forza il Ministero dell’interno a sveltire le pratiche di regolarizzazione per coloro che vivono in Italia: «Continuiamo a chiedere a governo e Parlamento un intervento a lungo termine che permetta di ampliare le maglie della regolarizzazione e favorire legalità e integrazione, a partire da uno strumento di emersione sempre accessibile, senza bisogno di sanatorie, che dia la possibilità a chi è già in Italia e rimane senza documenti, di regolarizzare la propria posizione se ha la disponibilità di un lavoro o è radicato nel territorio. E, più a monte, nuovi meccanismi di ingresso per lavoro o ricerca lavoro».