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L’ultimo viaggio di Amor Knis

di Luca Fazio

da Il Manifesto del 27 agosto 2004

27 agosto 2004

Un tunisino di 35 anni è morto soffocato nel baule dell’auto della fidanzata italiana. Si erano imbarcati a Tunisi con la speranza di vivere in Italia, ma la traversata è stata fatale

Una donna bresciana di 32 anni è accusata di omicidio colposo e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il suo compagno, Amor Knis Ben Mansour, tunisino di 35 anni, se fosse vivo, e se la legge Bossi-Fini venisse modificata come spera l’onorevole La Russa, finirebbe in carcere per quattro anni. Invece è morto. Ha perso i sensi, forse a causa di un malore, ed è soffocato nel bagagliaio dell’auto della sua fidanzata italiana. Si era nascosto per cercare di entrare in Italia. La loro relazione non aveva niente di clandestino, si conoscevano da tempo, la donna ha già due figli di 5 e 7 anni, e volevano semplicemente vivere insieme a Brescia. Lo ha confessato in lacrime la donna ai poliziotti, dicendo che avevano intenzione di sposarsi. Invece semplice non è in un paese che sistematicamente straparla di immigrati, mercanti di schiavi, forza lavoro e flussi senza nemmeno accorgersi che la vita delle persone scorre altrove, fatto salvo quando episodi come questo, un amore tragicamente finito, toccano le corde giuste. Ma basta digitare le parole "immigrati asfissiati" su un qualsiasi motore di ricerca per accorgersi che il mare non è l’unico cimitero che accoglie centinaia di migranti.

Amor Knis Ben Mansour faceva l’animatore nei villaggi turistici tunisini. Con la sua compagna bresciana e i due bambini, aveva appena trascorso due settimane di vacanza vicino a Djerba. A Tunisi, martedì scorso, l’idea di nascondersi nel bagagliaio e imbarcarsi sul traghetto di mezzogiorno diretto a Genova. Trenta ore di viaggio, chiuso nel baule di una Golf, nella pancia della nave, sono state fatali. Solo a Genova la donna ha detto di essersi accorta che il fidanzato era morto. Dopo aver chiesto aiuto ai passanti ha chiamato la polizia, gli agenti hanno trovato il corpo dell’uomo rannicchiato tra le valige con la bocca e le narici sporche di sangue, come se il cadavere avesse già cominciato a decomporsi per il caldo. Secondo l’autopsia, sarebbe morto per un collasso cardiocircolatorio durante le prime ore d’imbarco, senza nemmeno avere avuto il tempo per tentare di liberarsi.

"Il triste epilogo di un gesto d’amore contro i vincoli assurdi della burocrazia", così l’onorevole Franca Bimbi della Margherita ha fotografato la vicenda. Facile, ma non altrettanto condivisibile, buttarla solo in politica. Perché se è vero che la "Bossi-Fini mette a rischio la vita delle persone", è altrettanto vero che solo una radicata cultura di chiusura, condivisa, contro gli stranieri può spingere due persone a tentare un’azione così folle. "Nell’epoca del villaggio globale e della libera circolazione - aggiunge Bimbi - desta perplessità e indignazione il fatto che due persone per stare insieme debbano ricorrere a stratagemmi che, in alcuni casi, sfociano in tragedia". Che sia per amore, per lavoro o per qualsiasi altro motivo comunque non dovrebbe fare differenza, e invece, al di là della bella favola della libera circolazione, ormai l’Italia sta diventando terra vietata anche per gli stranieri (con la pelle scura) che vogliono semplicemente trascorrere una vacanza. Succede che, proprio in questi giorni, l’ambasciata italiana a Tunisi neghi il visto anche agli studenti che vogliono venire a trovare i parenti in Italia. Motivo? Occorre il "contratto di lavoro" anche ai vacanzieri, e comunque "La informiamo che l’articolo 4 della legge 189/2000 concernente la materia di visti di ingresso non prevede di fornire giustificazioni ai rifiuti di un visto per turismo". Un atteggiamento sprezzante che rende la vita impossibile anche a chi potrebbe avere le carte in regola per entrare in Italia, magari senza dover rischiare di morire.