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Immigrati, migliaia in corteo «Permessi, basta lentezze»

da Il Corriere della Sera del 29 ottobre 2004

29 ottobre 2004

Africani, arabi, cinesi e anche italiani solidali. I sindacati: no alla legge Bossi-Fini. In San Babila le comunità di Milano. Centro bloccato!

Per la prima volta, in tanti. Almeno 500 i cinesi che hanno aderito alla manifestazione di Cgil, Cisl e Uil, per dire «no all’illegalità, sì alla certezza dei diritti» anche per gli immigrati che da mesi aspettano il rinnovo dei permessi di soggiorno. Cinquecento figli del Dragone, scesi in piazza su invito del presidente della loro comunità, Chen Shifu (rappresenta 30 mila cinesi in Lombardia), che ha fatto titolare a sette colonne sul giornale in lingua madre, «Europe China news», del quale è anche presidente: «Oggi, siate presenti per la manifestazione». Accanto ai cinesi, altri stranieri: dai sudamericani, agli africani, agli indiani, arabi. Quest’ultimi, in prevalenza musulmani, hanno sfilato dietro un enorme striscione rosso con la scritta in oro: «Nel mio paese nessuno è straniero». E tanta musica multietnica a fare da sfondo agli slogan scanditi a gran voce, in italiano: «Permesso subito», «Per i diritti e l’integrazione, no alla legge Bossi-Fini».
In fila, almeno cinquemila per gli organizzatori, la metà per le forze dell’ordine, da piazza San Babila, con partenza alle 17.30, e arrivo in piazza Mercanti, con comizio finale di Roberto Monticelli, segretario responsabile Uil di Milano che ha parlato di «bisogno di una politica europea generosa in materia di immigrazione legale e di inserimento al lavoro, ma è altrettanto necessario perseguire con determinazione le misure atte a garantire il controllo comune delle frontiere e la lotta contro l’immigrazione clandestina».

Tra gli stranieri anche alcuni italiani che hanno voluto essere solidali. «Perché è giusto - spiegano i coniugi Italo e Graziella -. Siamo qui con chi è da noi e lavora onestamente e quindi ha diritto ad avere il permesso di soggiorno nei tempi che la legge prevede, e cioè 20 giorni. Bisognerebbe aiutare queste persone che vogliono integrarsi anche per non favorire i delinquenti».
Per la Cgil c’era Graziella Carneri: «Contro l’illegalità. Contro una legge, la Bossi-Fini, che ha creato situazioni illegali. Bisogna togliere gli ostacoli che penalizzano gli onesti che da noi lavorano eppure non riescono ad avere il permesso di soggiorno».

E in molti hanno mostrato la famosa ricevuta della questura che riporta la data di quando è stata presentata la pratica per il rinnovo del permesso. Il record è toccato a un cittadino cinese, Li Aiyuan, 54 anni, negoziante, da nove anni a Milano. «Quindici mesi. Anche ieri mattina sono andato in commissariato a domandare se c’erano novità. Niente. Ma la cosa drammatica è che nessuno ti dice perché, cosa c’è che non va». A seguire, con 13 mesi, un altro asiatico, Hu Jiamnim, 38 anni, sposato e padre di due bimbi di 11 e 18 anni. «A Milano - dice - sono arrivato 8 anni fa. Ho sempre lavorato da dipendente in ditte di confezioni. Adesso ho aperto una mia impresa e questo cambiamento ha bloccato la mia pratica».

Hanno aderito alla manifestazione, riuniti dall’associazione «3 febbraio», anche un centinaio di eritrei, a Milano da oltre un anno in attesa di incontrare la commissione Nazionale che concede l’asilo politico e «in questo periodo - spiegano - ci viene vietato dalla legge italiana di lavorare, di stipulare contratti di affitto e qualsiasi altra cosa. Viviamo per strada, al freddo: vogliamo essere trattati come esseri umani».

di Michele Focarete