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Australia - Canberra “ammorbidisce” politiche su immigrazione

Politics/Economy, Brief

da Misna del 23 marzo 2005

23 marzo 2005

Decine di profughi reclusi da tempo in Australia potrebbero essere rilasciati entro le prossime settimane dopo l’annuncio del governo di abbandonare la detenzione a tempo indeterminato per coloro che si sono visti rifiutare la richiesta di asilo nel Paese.
Con una decisione che sembra "ammorbidire" le dure politiche sull’immigrazione adottate negli ultimi anni da Canberra, il primo ministro John Howard ha stabilito che, quando un richiedente asilo ha esaurito tutte le procedure giuridiche per ottenere di rimanere in Australia e non ci è riuscito, "non è ragionevole che continui a restare in stato di detenzione", anche se non può essere rimandato nel proprio Paese in tempi brevi per ragioni di carattere politico o umanitario.
Howard ha tuttavia specificato che il richiedente asilo in questione non potrà mai essere considerato alla stregua di un rifugiato; piuttosto gli verrà concesso un nuovo tipo di visto ’ad hoc’ per il suo caso.
Il dipartimento per l’Immigrazione ha ricordato che attualmente ci sono 120 richiedenti asilo reclusi da più di tre anni nei centri di detenzione per profughi, di cui però 30 hanno presentato richiesta dello status di rifugiati.
Le nuove disposizioni dovrebbero favorire soprattutto i profughi che provengono da nazioni in cui non possono rientrare per motivi di sicurezza, come Iraq e Afghanistan.
Resta però aperto, sottolinea il quotidiano australiano ’The Age’, il caso-simbolo di Qazim, originario del Kashmir - Stato indiano conteso tra India e Pakistan e teatro di una decennale guerriglia - che è recluso in un centro di detenzione da oltre 6 anni.
Le autorità sostengono che Qazim non collabora con loro per le procedure necessarie a verificare la sua identità.
In base alla legge australiana, le migliaia di clandestini che con sempre maggiore frequenza approdano sulle coste del Paese vengano rinchiusi in centri di raccolta per il periodo necessario a istruire una pratica che porterà alla concessione dell’asilo o alla loro espulsione.
Di fatto i richiedenti asilo attendono anche 3 o 4 anni prima di vedere espletata la loro pratica e, nel frattempo, sono costretti a vivere in complessi abitativi situati in zone sperdute, dai quali è proibito fuggire.