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Romania - Cosa succede alla frontiera per chi rientra nel proprio paese?

7 novembre 2005

Salve,
vorrei sottoporvi un problema che immagino riguardi tutti coloro che hanno deciso di "mettere a posto" una colf o badante rumena approfittando del decreto flussi 2005.
Sulla base di quest’ultimo, e grazie alla tempestività con cui la signora rumena ha presentato la domanda agli sportelli delle Poste (passando la notte davanti agli uffici delle PPTT), come datore di lavoro sono riuscito ad assicurarmi la possibilità di assumerla. Il problema è che il governo rumeno da questa estate ha applicato un provvedimento che prevede "la sospensione e il contestuale sequestro del passaporto per un periodo da uno a cinque anni (come avete documentato sul vostro sito) per i cittadini rumeni che si sono trattenuti all’estero oltre i 90 giorni previsti per motivo di turismo. In ragione di ciò la signora rumena non può lasciare il nostro paese per potervi rientrare con un regolare contratto di lavoro perché si vedrebbe interdire l’uscita dalla Romania. La signora è dunque potenzialmente regolarizzabile in Italia (sia pur aggirando i vincoli della Bossi-Fini) se potesse rientrare nel suo paese, ma non può farlo perchè rischia seriamente di non poter più ripartire. Che cosa si può fare?
Mille grazie per l’attenzione.

Abbiamo precedentemente trattato la prassi del governo rumeno il quale - adottando una norma interna che costituisce una sorta di pre-condizione per l’ingresso della Romania nell’Unione europea - prevede l’annullamento dei passaporti dei cittadini rumeni trattenutisi all’estero senza una legittimazione per oltre 90 giorni, ossia oltre il periodo previsto per motivi turistici.
Questa norma non sembra specificare condizioni diverse a seconda che il trattenimento all’estero sia riferito a paesi dello spazio unico europeo o a paesi che non fanno parte dell’Unione europea. Tuttavia il problema si pone comunque per chi si trattiene nei paesi europei oltre 90 giorni e, allo scadere del pds per turismo o, comunque, allo scadere di questo periodo, anche se non ha chiesto il permesso di soggiorno per turismo, rientra poi in Romania e si vede sequestrare ed annullare il passaporto.
ciò intimidisce molte persone che si trovano in Italia in posizione irregolare o che sono in possesso di pds per turismo, in attesa di ottenere - o hanno già ottenuto - il nulla osta all’assunzione dall’estero tramite un datore di lavoro; ciò in base all’ultimo decreto flussi 2005 (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 17 dicembre 2004 - “Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l’anno 2005”). Coloro che in questo momento avrebbero la possibilità di recarsi in Romania per ottenere - presso i competenti consolati italiani - il rilascio del visto di ingresso per motivi di lavoro, temono di vedersi sequestrare il passaporto e di rimanere bloccati nel proprio paese, senza poter utilizzare la tanto agognata possibilità di ingresso per motivi di lavoro, domestico o in altri settori.

Cosa fare in simili situazioni?
Si tratta di una situazione che ufficialmente non dovrebbe esistere, perché le autorizzazioni all’ingresso per motivi di lavoro subordinato, nell’ottica della legge in materia, vengono rilasciate a persone che si trovano ancora nel paese di provenienza, o comunque fuori dall’Italia, su domanda di datori di lavoro che ancora non hanno assunto queste persone e che chiedono, finché queste persone sono all’estero o durante un loro soggiorno legale in Italia per altri motivi, di essere autorizzati ad assumerle. Compilando la modulistica i futuri datori di lavoro assicurano che queste persone non sono in Italia o, comunque, che non stanno lavorando al momento dell’inoltro della domanda stessa.
Si tratta dunque di una finzione che non siamo certo noi a svelare perché è noto che la quasi totalità delle autorizzazioni all’ingresso per motivi di lavoro, rilasciate in tutti questi anni con i famosi decreti flussi (art. 3 del Testo Unico sull’Immigrazione), hanno riguardato persone che erano già in Italia e che stavano già lavorando (si veda l’art. 22 del Testo Unico sull’Immigrazione). Queste persone sono poi uscite irregolarmente dall’Italia per recarsi presso il consolato italiano nel loro paese di origine al fine di ottenere il visto di ingresso per motivi di lavoro.
Ma nel caso dei romeni, al già complicato e rocambolesco percorso per poter guadagnare un ingresso regolare, si aggiunge l’ ulteriore ostacolo consistente nel rischio che l’interessato (magari non come semplice “irregolare”, ma con visto turistico scaduto), nel momento in cui sa di poter ottenere presso il Consolato italiano competente il visto d’ingresso per lavoro, si accinge ad entrare nel suo paese vedendosi sequestrare ed annullare il passaporto.

Ci sono giunte notizie - di cui non possiamo confermare la totale veridicità - secondo cui il risalto dato alla questione e le forti proteste hanno fatto sospendere al governo rumeno l’applicazione di questa norma sanzionatoria. Sembra però altrettanto temibile che questa norma possa essere applicata ad intermittenza e a campione, quindi non nella totalità dei casi; ciò che lascia spazio anche a possibili forme di corruzione e di abuso.
Purtroppo non possiamo dire a chi ci ha sottoposto il quesito che potrà rientrare serenamente nel proprio paese per poter ottenere il tanto agognato visto di ingresso per motivi di lavoro. Vorremmo poter avere altre informazioni rispetto alla prassi adottata in questi giorni dalla polizia di frontiera romena, anche per capire se è diversa a seconda che si tratti della frontiera terrestre o della frontiera areoportuale.
Invitiamo quindi ad utilizzare lo sportello radiofonico di Melting Pot anche come punto di riferimento per inviare e raccogliere informazioni e sollecitiamo i lavoratori romeni, non solo a fare un passaparola, ma anche a fornirci dati aggiornati su quanto accade alla loro frontiera in merito a questo grave problema.