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Francia - Progetti di legge sugli immigrati e sull’asilo: vecchie tendenze ed innovazioni pericolose

Traduzione del comunicato stampa di Gisti - Groupe d’information et de soutien des immigrés

Tratto dal sito di Gisti

3 maggio 2003

Appena lanciato il suo programma d’integrazione degli immigrati, il governo presenta al voto del Parlamento due progetti di legge che ne smentiscono l’intenzione e gli obiettivi.

La riforma d’insieme del dispositivo d’asilo e d’immigrazione annunciata, intitola "restaurare un approccio sereno " della questione, è in realtà una macchina da guerra che combina vecchie tendenze ed innovazioni pericolose.

Vecchio proposito, il ritorno del certificato d’alloggio alla maniera della legge Debré-1997, il cui cambiamento di nome in "attestato d’accoglienza" nasconde male l’obiettivo di ristabilire il delitto di ospitalità illegale.

Vecchia tendenza, l’autorizzazione preventiva di nuovo imposta per i matrimoni degli stranieri, laddove la Francia lo aveva eliminato nel 1981 per mettere la sua legge in conformità con la convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Vecchia tendenza anche, l’invocazione ossessiva degli abusi di cui Charles Pasqua nel 1993 si era proclamato grande propagandista, con la moltiplicazione delle misure di lotta contro le deviazioni in qualsiasi tipo di cui si vorrebbe farci credere che la Francia sia minacciata: attraversamento delle frontiere sotto copertura di documenti falsi e visti falsi, domande d’asilo ovviamente non fondate, matrimoni bianchi, ed ora paternità di comodo...

Ma la riforma prevista non si accontenta di rifriggere. Lo si è detto, innova, attingendo alle fonti peggiori, quelle "dell’armonizzazione verso il basso " che costituisce il quadro della futura legislazione europea dell’immigrazione e dell’asilo.

Così i concetti di "paesi sicuri" e di "asilo interno", introdotti nel progetto di legge sull’asilo, permetteranno alla Francia di esonerarsi in larga parte del suo dovere di protezione verso i perseguitati, privando un grande numero di candidati all’asilo della possibilità di accedere al suo suolo. Nello stesso tempo, l’Unione europea si prepara ad installare alle sue frontiere campi d’internamento per stranieri indesiderabili.

È così ancora che, nello spirito della direttiva europea relativa al ricongiungimento familiare, è rimesso in discussione il diritto al soggiorno duraturo finora riconosciuto agli stranieri ammessi in questo quadro. Là dove beneficiavano di una carta di 10 anni, i membri della famiglia di uno straniero stabilizzato in Francia riceveranno ormai soltanto una carta temporanea. E come tutti i titolari di questo titolo precario, non saranno mai sicuri di uscire dal periodo di precariato che sarà imposto loro.

Poiché ben lungi dal rispondere all’obiettivo dichiarato, il "contratto d’integrazione" che costituisce la misura faro degli intenti governativi ha proprio la funzione di svolgere un ruolo di spada di Damocle. Subordinando, come prevede il progetto di legge sull’immigrazione, il rinnovo del permesso di soggiorno ad una condizione d’integrazione, il governo assume palesemente in realtà il rischio di destabilizzare il "pubblico più vulnerabile" che pretende di proteggere.

In questo contesto, alcune proposte avanzate in merito alla duplicazione di pena (in Francia e all’estero) per lo stesso tipo di reato, insufficienti nei confronti delle rivendicazioni portate da anni dalle associazioni, fanno la figura di un’esca.

Per Gisti, questo insieme di misure costituisce la rimessa in discussione più drastica dello stato giuridico degli stranieri in Francia da quando, nel 1984, il legislatore ha istituito il permesso unico di soggiorno e di lavoro. Esso denuncia il progetto di antintegrazione del governo Raffarin, e farà carico ai parlamentari di respingerlo.