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Come la Bossi-Fini crea nuova clandestinità

Il caso emblematico di un cittadino migrante che vive a Reggio Emilia

30 gennaio 2006

Zakaria Barzaly, di origine marocchina, vive in Italia da quando aveva nove anni. È arrivato assieme a tutta la famiglia, compresi i nonni. Ha quattro fratelli di 21, 7 e 5 anni.

Il 23 gennaio è stato arrestato per la terza volta per non aver ottemperato l’ordine del questore di espulsione. Infatti, sebbene il giovane abbia tutta la sua famiglia qui in Italia, risulta essere irregolare in quanto non ha avuto il rinnovo del permesso di soggiorno perché aveva commesso un reato quando ancora era minorenne.
Il 26 gennaio e il 30 febbraio dello scorso anno Zakaria Barzaly è stato fermato per essere espulso: “Il giovane si trova in una situazione curiosa - racconta il suo legale Vainer Burani - infatti ogni volta che le forze dell’ordine lo fermano per un controllo viene arrestato, perché su di lui pende l’ordinanza di allontanamento dal territorio italiano. Nello stesso tempo però, Zakaria Barzaly vive a Reggio con la sua famiglia e non ha altri posti dove andare. Resta perciò in balia delle autorità di polizia che devono eseguire l’arresto ogni volta che lo incontrano”.
L’avvocato ha presentato ricorso al Tar di Parma e si sta aspettando la sentenza.
Attualmente il giovane di origine marocchina si trova al Centro di Permanenza Temporanea di Modena.
“Zakaria Barzaly non può tornare in Marocco - spiega il difensore - vive da anni qui e qui c’è tutta la famiglia. Nel suo paese non conosce nessuno, e non parla nemmeno l’arabo, che lo capisce giusto un po’. Credo inoltre che ci sia il diritto all’unità famigliare.”

Questo non è un caso isolato ma succede frequentemente che si perda il permesso di soggiorno per motivi analoghi, come avvenuto per esempio ad un altro giovane che vive nella città di Reggio Emilia con tutta la famiglia da quando aveva 4 anni, oppure ad un altro cittadino migrante al quale non è stato rinnovato il permesso di soggiorno perché non aveva un redditto sufficiente.
In questa condizione di clandestinità i cittadini migranti non possono essere assunti con regolare contratto di lavoro e sono costretti a sopravvivere cercando “lavoro nero”. “Questa normativa crea situazioni assurde - conclude l’avvocato Vainer Burani - allucinanti già in se, senza pensare alla gravità della recidiva che porta la legge Cirielli per questi casi”.