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Il premier vede Zapatero, Tavolo sugli immigrati

da il Manifesto del 17 giugno 2006

18 giugno 2006

Bruxelles - Dall’Iraq al Mediterraneo, Zapatero e Prodi si incontrano, e provano a rilanciare il dialogo con la sponda povera del Mare nostrum. Ma di impegni concreti o di agenda dei lavori non c’è ancora traccia. Quanto al ritiro dei militari, Zapatero ha «espresso il massimo rispetto per la decisione presa» dal nuovo governo italiano. Non pare abbiano parlato di Afghanistan, l’altro terreno di guerra su cui Madrid ha di fatto travasato i militari tolti dal Golfo.

Più intenso lo scambio di opinioni sull’immigrazione, con Prodi che ritorna a Bruxelles e lancia l’idea di una «una cooperazione rafforzata» tra i paesi Ue interessati. Per ora, assicura il Professore, hanno risposto Francia, Portogallo, Grecia, Malta e Cipro, oltre alla stessa Spagna. «Si parte dai paesi del Mediterraneo - assicura il premier - ma deve essere un progetto aperto a tutti, già Germania ed Austria si sono interessate mentre ho già in progetto di rivolgermi alla Slovenia». Poi farà lo stesso con la Croazia. «C’è la volontà congiunta - l’eco dello spagnolo - di rafforzare lo sguardo e l’attenzione dell’Europa nel Mediterraneo». Parole che tradiscono un approccio in parte diverso: l’italiano pensa a un sistema di cooperazione più strutturato mentre Zapatero solo a delle politiche più mirate verso sud anche perché ci tiene a difendere il suo ruolo di guida nel Processo di Barcellona (il tavolo tra tutte le sponde del Mediterraneo), che invece Prodi vede come «insufficiente».

Al di là delle sfumature, si respira aria di urgenza: «Il
racconto di Moratinos (il ministro degli esteri spagnolo ha illustrato gli sbarchi alle Canarie, ndr) è toccante, non possiamo lasciare la reazione a un futuro quadro di politica unitaria europea, dobbiamo muoverci subito e l’Italia da sola non può fare politiche di queste dimensioni. Se non ci muoviamo arriveremo a una posizione tragica». L’Europa si muove con il freno a mano tirato e solo sull’onda delle crisi, da Ceuta e Melilla alle Canarie, da Malta a Lampedusa. Parallelamente gli aiuti promessi ai paesi di origine e transito dell’immigrazione fanno una fatica terribile a diventare moneta sonante. Anche nel vertice chiuso ieri tutti a dire che il problema è comunitario, ma poi le conclusioni non presentano novità, solo la ripetizione delle misure indicate nel dicembre scorso e non ancora implementate.

Prodi promette di organizzare un nucleo duro per rilanciare il controllo dell’immigrazione e portare avanti la bandiera dello sviluppo in Africa (potremmo partire alzando la quota della cooperazione italiana, la più bassa nella Ue a 15). Per farlo ripresenta l’idea di una «banca del Mediterraneo», suo vecchio pallino, e punta su educazione e istruzione. Ma soprattutto insiste sul dialogo: «Ho parlato con Mubarak e Gheddafi e la richiesta di cooperazione paritaria è forte». Belle parole, che per ora riflettono un’idea embrionaria, non un progetto concreto. Alla fine Prodi si lascia scappare l’intenzione di convocare una riunione a Roma con i partner interessati al progetto. Per il successo dipenderà anche da quale Zapatero vorrà avere come spalla: quello che regolarizza o quello che blinda Ceuta e Melilla spostando la tragedia più a sud.