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No alla Guantanamo dei rifugiati

L’Australia ritira una legge che avrebbe spedito a Nauru tutti i richiedenti asilo.

17 agosto 2006

Conosciuta come uno dei Paesi al momento più rigidi verso l’immigrazione, l’Australia non avrà quella che i critici avevano già ribattezzato “la Guantanamo permanente dei rifugiati”.

Lunedì 14 agosto, il governo conservatore di John Howard ha infatti lasciato cadere un disegno di legge che, se approvato, avrebbe spedito all’isolotto di Nauru tutti i richiedenti asilo arrivati in Australia via mare. Sarebbero stati detenuti lì mentre l’analisi della loro domanda veniva portata avanti: un procedimento che può durare anni. Il premier ha ritirato la proposta dopo che tre parlamentari della maggioranza hanno votato contro alla Camera, mandando un segnale che il governo – in vantaggio di un solo seggio al Senato – non poteva ignorare. Per John Howard, in carica da dieci anni, si tratta della più grave sconfitta parlamentare mai subita. Ma le polemiche non sono finite con l’affossamento della bozza.

La frattura con l’Indonesia. Il disegno di legge – anche se Howard ha negato lo scopo – era largamente considerato un tentativo di sanare i rapporti con l’Indonesia, infuriata con le autorità australiane dopo che queste, lo scorso marzo, avevano concesso l’asilo politico a 42 immigrati papuani scappati dall’Indonesia e approdati su suolo australiano. La provincia di Papua, un’ex colonia olandese annessa da Giakarta nel 1969 con un referendum, è da decenni sede di una lotta separatista a bassa intensità. Gli attivisti papuani denunciano abusi dei diritti umani, le autorità indonesiane negano ma non vanno per il sottile: solo l’anno scorso, due sostenitori dell’indipendenza sono stati condannati a 10 e 15 anni di prigione per aver sventolato la bandiera papuana in una manifestazione. Dopo la concessione dell’asilo ai 42 rifugiati, l’Indonesia ha protestato con l’Australia accusandola di riconoscere la lotta secessionista papuana, e ritirando temporaneamente l’ambasciatore a Canberra. I due Paesi devono però per forza cooperare per quanto riguarda l’immigrazione: l’Australia ha bisogno dell’appoggio indonesiano per limitare gli arrivi via mare, dato che gli scafisti partono spesso dall’arcipelago.

Il piano fallito. Secondo gli analisti australiani, per riappacificarsi con un alleato necessario serviva, insomma, un segno di fermezza. Non che le leggi attuale siano particolarmente lassiste: chi viene intercettato in mare o nelle isolette al largo dell’Australia viene già spedito a Nauru, e per chi arriva su suolo australiano la sorte non è granchè migliore: i “centri di permanenza temporanea” in mezzo al nulla del deserto, come quello di Baxter, sono famigerati e solo dopo le proteste di diverse organizzazioni, il governo Howard ha promesso di non inviare più bambini in queste strutture. L’invio automatico di tutti i richiedenti asilo a Nauru – un’isola-stato di 21 kmq con 13mila abitanti, a nord-est dell’Indonesia, che dal 2001 riceve in cambio aiuti dall’Australia – avrebbe comportato la spedizione anche di donne e bambini, per un periodo di tempo indefinito. “Sarebbe stato come costruire una rete di protezione a difesa dell’intero continente. E sarebbe stato anche contro gli obblighi legali dell’Australia verso i rifugiati”, ha scritto il quotidiano The Age in un editoriale.

Le reazioni. Il dissenso dell’opposizione era scontato, ma il provvedimento ha creato malumori anche all’interno del Partito liberale al governo. Howard ha incassato con stile, dicendosi “orgoglioso” della varietà di opinioni all’interno del suo partito, ma non ha messo in discussione la bontà della sua proposta: “Credo ancora in questa legge, ma accetto il fatto che non ci sono i numeri al Senato per farla passare”, ha detto dopo aver ritirato il testo. Le autorità indonesiane non hanno invece nascosto il loro disappunto. “L’Australia ha aperto le porte ai richiedenti asilo”, ha commentato un portavoce del governo. Per Howard, che ha costruito il suo consenso anche sulla fermezza in materia d’immigrazione, si tratta di un’accusa inedita.

Alessandro Ursic