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Cap Anamur - Oggi inizia il processo ad Agrigento

Cosa ha rappresentanto in Italia e in Europa la vicenda dei 37 profughi a cui è stato negato il diritto di asilo.

27 novembre 2006

E’ cominciato oggi al tribunale di Agrigento il processo contro Elias Bierdel, Vladimir Dachkevitce e Stefan Schmdt, rispettivamente presidente dell’associazione umanitaria Cap Anamur, comandante e primo ufficiale della nave omonima, accusati di "immigrazione clandestina". I fatti risalgono al luglio del 2004, quando la nave tedesca dell’organizzazione Cap Anamur prese a bordo 37 naufraghi profughi sudanesi alla deriva nel mare Mediterraneo. Dopo un braccio di ferro col Viminale durato due giorni, il comandante decise di fare sbarcare i profughi a Porto Empedocle, disobbedendo al governo italiano. I tre imputati vennero arrestati subito dopo l’attracco nel porto agrigentino.

di Alessandra Sciurba

Dall’estate della Cap Anamur ad oggi, a seguito della strumentalizzazione di quell’evento da parte del governo Berlusconi per bocca dell’allora Ministro degli Interni Giuseppe Pisanu, l’immigrazione dall’Africa è stata promossa a prioritario problema di sicurezza per l’Italia e per l’intera Europa. Da quel momento sono stati concretamente avviati i progetti - fino ad allora censurati in nome dei diritti dell’uomo - di costruzione di centri di detenzione per migranti finanziati dagli Stati membri ma posti al di fuori delle frontiere dell’Ue, e di esternalizzazione fuori dai confini dell’Europa delle procedure per il riconoscimento dell’asilo politico. Da quel luglio del 2004 l’arbitrarietà dei trattamenti riservati ai migranti irregolari è diventata ancora di più la regola, ovunque giustificata da ragioni sicuritarie ed emergenziali, ed appare oggi evidente come l’indifferenza ai tempi dimostrata dalla maggior parte dei politici di centro-sinistra fosse soltanto una prova anticipata dell’attuale atteggiamento del governo Prodi riguardo alle politiche migratorie, identico, nella sostanza, a quello dei suoi predecessori.
Oggi , 27 novembre 2006, dopo la decisione di rinviare a giudizio il capitano e il primo ufficiale della nave Cap Anamur e l’allora responsabile dell’omonima Ong, inizia presso il tribunale di Agrigento il processo per favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina.
Offrire soccorso a chi si trova in pericolo di vita diventa quindi, secondo le leggi della Fortezza Europa, il vero reato da punire.

La ricostruzione dei fatti
Il 12 Luglio del 2004 aveva attraccato a Porto Empedocle (Ag) la Nave tedesca Cap Anamur, dell’omonima Ong che dal 1979 soccorre profughi a rischio nei mari del mondo e che ha salvato la vita, fino ad oggi, a più di 10.000 persone. La nave aveva ottenuto il permesso di entrare in porto dopo 21 giorni in cui era stata lasciata a largo della Sicilia. Durante quelle tre settimane moltissime persone tra cui giornalisti, politici, missionari, membri di associazioni importanti come il Cir, erano salite sulla Cap Anamur raggiungendola con altre piccole imbarcazioni. A suscitare tutto questo interesse il fatto che a bordo si trovassero 37 profughi salvati nelle acque tra la Libia e Lampedusa mentre stavano andando alla deriva stipati su un minuscolo gommone senza più cibo ne acqua da bere. La Cap Anamur li aveva incontrati alla fine del giro di prova che stava svolgendo dopo aver riparato il motore principale a Malta. Una volta fatti salire a bordo i profughi, l’equipaggio si era affrettato a comunicare al ministero degli Interni italiano tutti i nomi dei ragazzi la cui nazionalità probabile- tranne per due di loro, Sylvester e Benjamin, dichiaratisi fina dal primo istante rispettivamente della Sierra Leone e della Nigeria- sembrava essere il Sudan. Contestualmente aveva chiesto al governo italiano il permesso di sbarcare sul suo territorio ma questo era stato fin da subito negato nonostante la situazione a bordo della nave apparisse evidentemente difficoltosa. Alla Cap Anamur veniva infatti contestato di essere entrata in acque maltesi dopo aver recuperato i profughi e, di conseguenza, le veniva imposto di portarli a Malta per chiedere asilo politico secondo la Convenzione di Dublino. Per di più, siccome la nave veniva giuridicamente considerata suolo tedesco l’Italia delegava alla Germania il compito di prendere una decisione sulla sorte del suo carico di vite umane. Questo “balletto” che consisteva nello scaricarsi reciproco delle responsabilità tra i tre paesi europei, durò tre lunghissime settimane alla fine delle quali alla nave fu concesso di attraccare sulla costa siciliana dopo che i 37 profughi, ma anche parte dell’equipaggio, erano stati ridotti allo stremo delle forze fisiche e psichiche.

Nel frattempo la storia aveva fatto il giro del mondo catturando sull’evento un’enorme attenzione mediatica.
Il comandante della nave era a quel tempo Stefan Schmidt, mentre Elias Bierdel era il responsabile della Ong Cap Anamur e Vladimir Daschkewitsch era il primo ufficiale. Tutti e tre vennero arrestati “in flagranza di reato” immediatamente dopo l’arrivo in porto. Il reato contestato era quello di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. Nonostante tutto il mondo avesse assistito all’approdo della nave scortata dalle motovedette della marina militare e della guardia di finanza italiane, si disse inoltre che l’ingresso in porto era stato forzato. La Cap Anamur venne immediatamente posta sotto sequestro come avviene con le normali imbarcazioni condotte dagli scafisti. Verrà restituita all’omonima associazione solo il 28 febbraio del 2005. Eppure, anche a non volerli considerare come richiedenti asilo a tutti gli effetti, i 37 africani non erano in nessun caso classificabili come clandestini: come Bierdel ebbe a ripetere innumerevoli volte, erano infatti stati salvati in acque extraterritoriali, non avevano ancora attraversato le frontiere europee. Nonostante questo, però, in aperta violazione delle norme del diritto italiano e internazionale, essi vennero trattati al pari di criminali, secondo una prassi del tutto arbitraria che purtroppo da quel momento, rispetto ai migranti irregolari, è diventata sempre di più la regola. I 37 uomini africani vennero quindi portati, subito dopo lo sbarco, nel Cpt di San benedetto ad Agrigento, chiuso pochi mesi dopo dal Comitato europeo di Prevenzione della Tortura. Da lì vennero trasferiti dopo due giorni al Cpt di Pian del Lago a Caltanissetta dove esisteva già una parte del centro adibita a luogo di identificazione per richiedenti asilo politico, seppure posta dentro la stessa zona militare del cpt. Durante questo trasferimento la polizia aveva pesantemente caricato i ragazzi della rete antirazzista siciliana che presidiavano il cancello del centro di San Benedetto chiedendo garanzie per i profughi. La scusa ufficiale fu che nel frattempo dentro il Cpt era in corso una rivolta e che alcuni detenuti avevano appiccato un incendio. A seguito degli eventi di quella giornata, 15 immigrati vennero imputati in un processo farsa poi conclusosi con la condanna di Nurredin, Jamel e Said per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti aggravati.

I profughi della Cap Anamur e il presidio della Rete Antirazzista Siciliana si spostarono quindi a Pian del lago dove restarono per più di dieci giorni. In questo periodo alcuni sindaci di comuni siciliani di centro-sinistra si offrirono di ospitare i 37 ragazzi qualora fossero stati rilasciati, furono effettuate alcune visite ufficiali da parte di parlamentari allora all’opposizione (tra cui Tana De Zulueta e Luana Zanella) e arrivarono dal Nord-Est i Verdi Beppe Caccia e Sandro Metz insieme a Milena Zappon del progetto MeltngPot. Per il resto, le decine di giornalisti e politici che si erano accalcati a bordo della Cap Anamur quando ancora si trovava a largo delle coste siciliane erano scomparsi, così come si erano dileguati il responsabile del Cir e la portavoce dell’Acnur. Ogni pressione politica fu comunque inutile in questo gioco di forza in cui il governo italiano decise di consolidare definitivamente la linea dura della guerra ai migranti: il 18 luglio, nel corso dell’ingresso di una delegazione ufficiale, mentre i militanti della rete antirazzista per protesta occupavano un’ala del centro, il consigliere della regione Friuli Sandro Metz veniva picchiato dalla polizia del Cpt e poi abbandonato lungo la statale e, nonostante tutte le proteste degli avvocati e dei giuristi che nel frattempo si erano interessati al caso, i migranti veniveno intervistati da una commissione composta ad hoc con un console della Nigeria e uno del Ghana al fine di valutare la veridicità delle loro richieste d’asilo e della dichiarata provenienza sudanese. Tutti i ragazzi hanno raccontato ai loro avvocati e alle delegazioni che sono riuscite ad incontrarli, di essere stati minacciati da queste figure istituzionali africane e costretti a dichiarare di provenire dal Ghana o dalla Nigeria, paesi da cui, nonostante chiunque e da dovunque provenga dovrebbe avere il diritto di farlo, è diventato praticamente impossibile chiedere asilo politico. Il risultato di queste “interviste” fu la deportazione- effettuata in più puntate dal Cpt di Ponte Galeria, Roma, e ricorrendo a pestaggi certificati- di 30 di loro in Ghana e di 5 in Nigeria.
Eppure, per 14 dei 37 profughi della Cap Anamur, gli avvocati avevano già inoltrato un ricorso contro le espulsioni che sarebbe stato accolto Il 28 luglio dal tribunale di Roma. Troppo tardi, sul suolo italiano erano rimasti solo Benjamin, il nigeriano di fede cristiana, usato per accusare i suoi compagni e alloggiato fin dall’inizio al centro di accoglienza di Racalmuto (AG), e Fatawu Lasisi, da sempre dichiaratosi sudanese e riuscito a resistere all’imbarco coatto sugli aerei diretti in Africa.
Il 23 luglio arrivò la notizia che i deportati in Ghana erano stati arrestati al loro arrivo per lesa immagine del paese e alto tradimento della patria.

Fatawu Lasisi ricevette un permesso di soggiorno per motivi umanitari scaduto nell’ottobre del 2005. Da allora è clandestino nonostante le battaglie dei suoi avvocati.
Il 5 luglio del 2006 è stato deciso il rinvio a giudizio per il comandante, il responsabile e il primo ufficiale della Cap Anamur.
Il processo a Bierdel, Schmidt e Dachewitsch è iniziato oggi 27 novembre.