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Superare, qui ed ora, l’approccio hotspot!

Campagna Welcome Taranto, 10 novembre 2016

Abbiamo seguito con attenzione le ultime vicende legate all’hotspot di Taranto. Finalmente il dibattito sul funzionamento dell’hotspot – e soprattutto sulle violazioni in corso – si è allargato. A questo punto, davanti all’evidenza dei fatti, alla gravità delle violenze e delle violazioni dei diritti descritte anche da Amnesty International nel recente rapporto, è necessario prendere posizione, con ancor più decisione, nei confronti del funzionamento degli hotspot.

Ogni posizione intermedia, interlocutoria e cauta è, oggi ancor di più, fuori fase: le violazioni in corso – con riferimento all’accesso alla procedura di asilo, ai trasferimenti coatti da Ventimiglia, Milano e Como verso Taranto, ai respingimenti ed espulsioni collettive e illegittime – sono di tale gravità da rendere urgente una presa di posizione netta e di ampio respiro. Dal nostro punto di vista è necessario raccontare la portata di quello che sta succedendo, descrivendo l’hotspot come un grande setaccio che seleziona arbitrariamente i migranti, impedendo a tanti, soltanto in base della nazionalità di provenienza, di richiedere asilo.

Una percentuale importante di donne e uomini è lasciata in condizione di illegalità sul territorio. Ciò apre la strada a varie ed inquietanti forme di sfruttamento in ambito lavorativo e, in generale, ad un’esistenza ai margini del diritto e della società. Le violazioni denunciate da Amnesty, anche con riferimento ai comportamenti dei funzionari di polizia durante le procedure di identificazione, contribuiscono a delineare un quadro a tinte fosche.

In aggiunta a quando specificato, riteniamo che sia opportuno ampliare il dibattito in corso. Non pensiamo che l’approccio hotspot debba essere semplicemente depurato dagli eccessi della polizia e dalle violazioni più eclatanti. Bisogna leggere con attenzione le inquietanti denunce di Amnesty International e di tutte le organizzazioni che hanno messo in luce le iniquità e le violenze ancora in corso: contribuiscono, in maniera inequivocabile, a definire che cosa sia un hotspot.

Riteniamo, infatti, che sia arrivato il momento di mettere in discussione complessivamente la politica hotspot di gestione dei flussi migratori. Pensiamo, infatti, che soltanto il superamento dell’attuale politica di preselezione e differenziazione – il nodo centrale del funzionamento dell’hotspot – possa configurare un quadro giuridico e politico compatibile con i diritti delle e dei migranti che arrivano nella nostra città e in tutti gli altri luoghi di sbarco.

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