Dichiarazione congiunta delle ONG impegnate in operazioni di Ricerca e Soccorso nel Mediterraneo

Associazione Diritti e Frontiere - ADIF, 1 aprile 2017

Dichiarazione congiunta delle ONG impegnate in operazioni di Ricerca e Soccorso nel Mediterraneo

Bruxelles – Badalona, 31 marzo 2017

Di fronte alla crisi umanitaria in atto ai confini meridionali d’Europa e al considerevole sforzo che le ONG impegnate in operazioni di ricerca e soccorso stanno profondendo per salvare vite in mare, i partecipanti, in qualità di singole organizzazioni, si sono riuniti a Bruxelles con il sostegno dell’eurodeputato Miguel Urbán.

L’obiettivo principale è stato giungere a una comune comprensione e a un accordo sui mezzi e i metodi per far fronte alle accuse infondate di comportamenti illegali rivolti alle ONG che operano nella zona SAR (Search and Rescue) del Mediterraneo. Tali accuse, destituite di ogni fondamento, mettono in pericolo le attività SAR delle ONG a un punto tale da non potere più essere ignorate.

Dopo due giorni di incontri e dibattiti coordinati, le ONG partecipanti (Sea-Watch, Proem-Aid, Proactiva Open Arms, SOS Mediterranée, Hellenic Rescue Team, Jugend Rettet, Humanitarian Pilots Initiative, SMHumanitario, United Rescue Aid) e i loro rappresentanti – congiuntamente alle organizzazioni indipendenti per i diritti umani in mare Human Rights at Sea e International Maritime Rescue Federation – hanno concordato anzitutto di respingere con fermezza le affermazioni e i commenti infondati che suggeriscono una collaborazione diretta e illegale delle ONG con reti criminali.

Inoltre, al fine di sviluppare e perfezionare le operazioni SAR professionali delle suddette ONG, tutti i partecipanti e i rappresentanti hanno convenuto sugli obiettivi e gli intendi della Prima edizione del Codice di condotta per le operazioni di Ricerca e Soccorso compiute dalle Organizzazioni Non Governative (.pdf) della società civile nel Mediterraneo, in linea con le tre aree fondamentali per le operazioni di soccorso legali in zona SAR, seguendo i principi umanitari internazionali accettati, la difesa dei diritti umani fondamentali, la professionalizzazione della condotta operativa. I partecipanti hanno convenuto di migliorare la Prima edizione del codice volontario.

I partecipanti chiedono che cessi immediatamente ogni accusa di comportamenti illegali da parte delle ONG attive nelle operazioni di ricerca e soccorso, a meno che non siano sostanziate dalla presentazione di prove, e che in futuro le ONG possano avere un dialogo libero, corretto e aperto con tutte le istituzioni europee coinvolte, così da promuovere l’integrazione positiva delle organizzazioni della società civile nel compito di soccorso umanitario in mare.

Questo a sostegno dell’obiettivo generale dei partecipanti: incoraggiare le organizzazioni internazionali, governative e non governative, a rimanere concentrate sul compito umanitario di assicurare che tutte le persone in pericolo nelle acque del Mediterraneo possano essere salvate.